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Al Teatro Olimpico viaggio dall’Inferno al Paradiso

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gravity240.jpgIn scena fino al 18 ottobre al Teatro Olimpico, “Dall’Inferno al Paradiso” è un magnifico spettacolo di danza che regala alla Divina Commedia una chiave interpretativa originale e avvincente. In novanta minuti di rappresentazione i ballerini-acrobati di Emiliano Pellisari incantano e trasportano gli spettatori in un universo poetico e suggestivo, in un luogo dell’anima e della fantasia in cui la legge di gravità non conta più nulla.

Sir Isaac Newton potrebbe contrariarsi seriamente, Franco Battiato andarsene via sbattendo la porta: al Teatro Olimpico hanno abolito, oltre alla gravità, anche l’alto e il basso, e non è, quindi, il posto più indicato in cui cercare un centro di gravità permanente.
Almeno fino a domenica 18 ottobre, fino a quando, cioè, sarà in scena la No Gravity Dance Company, il manipolo di ballerini-acrobati capitanato da Emiliano Pellisari che con questi “viaggi dell’anima” dispensa ancora una volta stupore e meraviglia.

Inserito fra le celebrazioni ufficiali per i 750 anni dalla nascita di Dante Alighieri, questo spettacolo è un accattivante compendio di InfernoCantica  e Paradiso, già presentati con successo nelle precedenti stagioni del teatro di piazza Gentile da Fabriano.
Illusioni sofisticate, macchine barocche, giochi di luce e acrobazie stupefacenti per far uscire il Sommo Poeta dalla polvere e dal tedio delle aule scolastiche, per rileggere e rivisitare la Divina Commedia, donandole un nuovo respiro e una forma inedita, per condurla dal Medio Evo ai giorni nostri ed aggiornarla al ventunesimo secolo senza stravolgerla.

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Movimenti fluidi e armonici, muscoli tesi allo spasimo, contrasti cromatici, coreografie complesse, impossibili e che lasciano a bocca aperta, corpi che diventano anime, intelligenze che ricordano e desiderano, soffrono e pensano.

I fondamentali della classica che si sposano con i passi della danza moderna, la musica di Bach e Rossini, le composizioni di Sibelius e Stravinskij che si incontrano con lo stile ardito e sperimentale di Meredith Monk e con quello minimalista di Steve Reich, suoni techno, elettronici, etnici: tutto è armonicamente assemblato, magnificamente amalgamato, tutto contribuisce a trasferire il pubblico in un luogo “altro”, in un universo in cui, nel nome della fantasia e dell’immaginazione, deflagrano le suggestioni e la poesia e si cancellano la gravità e il tempo.

Dal mondo cupo e definitivo dell’Inferno – che rigurgita di vita rimpianta, di colpe non più perdonabili e di sentenze senza appello – si arriva al sofferto e transitorio cammino di purificazione del Purgatorio, per poi approdare nello spazio etereo e incantato del Paradiso, in cui le anime, al cospetto della grazia di Dio, ricevono un’energia nuova ed inesauribile, raggiungendo vette sempre più elevate di spiritualità e di astrazione.

In questi “viaggi dell’anima” – quattordici quadri coreografici, un’ora e mezza senza intervallo – i canti diventano immagini, gli endecasillabi movimento, i versi e le rime esplodono nella luce e nell’oscurità, si insinuano nei contrasti dei colori, si mostrano splendidamente nei gesti e nelle evoluzioni dei danzatori.

Non c’è dunque da meravigliarsi che la compagnia di Pellisari – formata da Mariana Porceddu (che collabora anche alle coreografie), Antonella Perazzo, Lucia Orru, Eva Campanaro, Mirko Simeone e Rocco Ascia – stia ottenendo un crescente successo internazionale: la No Gravity Dance Company, infatti, è una vera e propria macchina dello stupore, affronta tematiche universali e utilizza una modalità espressiva che penetra nei recessi più profondi dell’anima.

Giovanni Berti

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