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Inferno al Teatro Olimpico: un sogno carico di emozioni

In scena fino al 14 ottobre al Teatro Olimpico di piazza Gentile da Fabriano, “Inferno” è uno spettacolo magnifico ed emozionante che racconta la prima cantica dantesca in modo assolutamente originale ed avvincente. Nei novanta minuti di rappresentazione, gli eccezionali danzatori-acrobati di Emiliano Pellisari incantano la platea e la galleria, regalando agli spettatori un indimenticabile viaggio in un mondo magico ed inesplorato, dove le leggi che regolano la gravità sono abolite e nel quale regnano solo l’immaginazione, la fisicità e la poesia.

Meraviglioso.
La nostra recensione dello spettacolo creato da Emiliano Pellisari potrebbe fermarsi qui. Un’ora e mezza di rara bellezza, di pura magia e l’inferno come non l’abbiamo mai percepito.
Dimenticate le tediose lezioni scolastiche dedicate all’eccelsa produzione del sommo poeta ma somministrate da insegnanti scarsamente motivati: questo inferno vi conquisterà perché reinventa la prima cantica senza stravolgerla, perché la presenta attraverso immagini suggestive ed evocative che vanno a stimolare in profondità e accarezzare con continuità la nostra fantasia.

E’ un inferno buio e dolente, quello offerto da Pellisari e soci, un mondo cupo e definitivo che rigurgita di vita rimpianta, di colpe e di sentenze senza appello.
Così, Paolo e Francesca volano nel cielo, le schiere di dannati cadono al suolo come foglie, i filosofi arabi galleggiano nel limbo, Minosse è immobile, sospeso al soffitto. In questo universo, nel quale il sopra e il sotto, l’alto e il basso sono sovvertiti, annullati, aboliti, i dannati pendono a testa in giù, giudicati da Minosse e scaraventati a terra da Caronte, mentre gli angeli e i diavoli ingaggiano duelli virtuali nello spazio.

Movimenti che coniugano abilmente la danza classica e quella moderna, coreografie aeree che mozzano il fiato e ipnotizzano lo sguardo, note di musica classica, etno e ambient che ben si accordano alle visioni in movimento: tutto è armonia, poesia e incanto in questa rappresentazione totalmente italiana che mostra una cifra artigianale di tutto rispetto e durante la quale lo stesso Pellisari (da artigiano teatrale qual è) si piazza alla consolle (insieme a Francesco Tagliabue) per disegnare magistralmente i tormenti dei corpi e la condanna delle anime attraverso una luce fredda che svela un universo senza speranza.

Chi sta dietro le quinte merita, inoltre, un grande plauso per un lavoro che richiede precisione e puntualità al millesimo di secondo. Grazie ai tecnici, l’alto e il basso, il sopra e il sotto non esistono più per noi spettatori e per il superbo gruppo di danzatori formato da Mariana Porceddu, Patrizio Di Diodato, Chiara Verdecchia, Valeria Carrassa, Maria Chiara Di Niccola e Carim Di Castro: artefici di questo incomparabile sogno di inizio autunno, sublimi creatori di figure armoniose, grazie al loro talento e alla propria fisicità i danzatori rappresentano perfettamente le sculture corporee che pennellano la topografia di un inferno doloroso e accattivante, magnifico e inaspettato.

Lasciate ogni dubbio, o voi che entrate al Teatro Olimpico: “Inferno” vi regalerà un sogno carico di emozioni!

“c’era una stella che danzava e sotto quella sono nata”, a colloquio con Mariana Porceddu

mariana.jpgNata nella splendida isola di Sant’Antioco, assistente di Emiliano Pellisari e protagonista di “Inferno”, Mariana Porceddu viene affettuosamente soprannominata dai suoi colleghi “il colonnello”, a causa del piglio di ferro con il quale coordina le prove e gli allenamenti. Atleta dotata di grande potenza muscolare, danzatrice dai movimenti armoniosi e felini, l’artista sarda, nonostante il poco tempo a disposizione, ha accettato di scambiare quattro chiacchiere con noi di VignaClaraBlog.it.

Mariana, raccontaci dei tuoi esordi… Una danzatrice non può che rispondere che si comincia a danzare nel grembo della madre. Dopo aver iniziato gli studi in Sardegna, sono partita per gli studi professionali all’Accademia Nazionale di Danza a Roma, dopodiché, per qualche anno, ho lavorato “a singhiozzo” e proprio in quel periodo mi è nata una grinta ancora più forte: volevo danzare, volevo lavorare! Così mi sono rimboccata le maniche e sono riuscita a portare uno spettacolo in Sardegna.
Successivamente ho incontrato il coreografo Vittorio Biagi ed infine il “MAESTRO” Emiliano Pellisari, il grande artista eclettico con il quale è nato un rapporto umano e professionale straordinario. Non basterebbero tre vite per ringraziarlo di tutto ciò che mi insegna e trasmette!
Cos’è la danza per te? La danza è il mio spirito! L’esplosione di tutto ciò che è celato dentro di me, una vibrazione che nutre corpo e mente, l’emozione più autentica, la danza è energia primordiale!

Perché tutti dovrebbero danzare? Non so se tutti debbano danzare, ma sicuramente tutti dovremmo essere più liberi di far esplodere ciò che sentiamo!

Dicci tre ragioni per le quali bisogna venire a vedere “Inferno”… Per leggere in modo inaspettato, attraverso delle immagini oniriche, poetiche e di forte impatto, un’ opera che non ha avuto eguali nella storia della letteratura mondiale.
Perché è uno spettacolo che coinvolge emotivamente ogni spettatore a livello poetico, artistico e concettuale: la dinamicità di ogni quadro lo rende unico!
Perché vedere i danzatori che fluttuano nell’aria risveglia nello spettatore il desiderio inafferrabile che trascende la realtà: IL VOLO!
Abbiamo sconvolto le leggi della fisica! Il nostro lavoro non ha modelli ai quali far riferimento, è pura innovazione, è un’arte del corpo sconosciuta. Quello che è rimasto del teatro è un interessantissimo “artigianato”: ci facciamo tutto da noi grazie alla conoscenza poliedrica di Emiliano Pellisari, il resto è pura sperimentazione.

Giovanni Berti
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