
di Vincenzo Pira
Ci sono progetti urbanistici che sistemano una strada, un marciapiede o un giardino, e altri che possono cambiare il modo in cui una comunità vive e riconosce sé stessa. Il Master Plan “Labaro città dei 15 minuti” appartiene alla seconda categoria. La sua ambizione non è soltanto riqualificare spazi, ma dare a Labaro una centralità pubblica capace di mettere in relazione servizi, verde, mobilità, socialità e identità.
Il Master Plan individua dieci micro-centralità e nove più una aree di trasformazione, con un ruolo strategico per l’asse di via Gemona del Friuli e l’area di via Monti della Valchetta. Al centro di questa strategia c’è un’idea semplice ma decisiva: Labaro ha bisogno di un luogo nel quale ciò che già possiede — biblioteca, parco Marta Russo, scuola, impianti sportivi, verde, servizi e fontana — possa finalmente incontrarsi. La piazza davanti alla fontana può diventare il cuore civile del quartiere.
La piazza non è un dettaglio: è il progetto
La vera domanda, dunque, non è se Labaro possa permettersi una piazza, ma se possa permettersi di continuare a non averla.
Il progetto prevede la pedonalizzazione di un tratto di via Monti della Valchetta e la creazione di uno spazio pubblico collegato alla biblioteca e al parco Marta Russo. Alberi, giardino didattico, orti urbani, sedute, ombreggiamento, piccola arena, fitness, illuminazione e spazi per attività temporanee completano un intervento del valore previsto di 1,5 milioni di euro.
Ma una piazza non vale per l’elenco delle opere che contiene. Vale perché è una infrastruttura sociale: un luogo dove anziani, bambini, giovani, famiglie, scuole e associazioni possono incontrarsi. È ciò che può trasformare uno spazio anonimo in un luogo vissuto, evitando che Labaro rimanga un semplice aggregato residenziale, un “non luogo”.
Per questo la piazza dovrebbe essere considerata l’elemento strategico irrinunciabile del Master Plan. Le soluzioni tecniche possono essere migliorate: arredi, verde, percorsi, accessi, funzioni e gestione possono essere discussi. Ma l’obiettivo di creare uno spazio pubblico centrale, pedonale, riconoscibile e condiviso non dovrebbe essere rimesso in discussione.
Il nodo più delicato riguarda naturalmente la chiusura al traffico del tratto di via Monti della Valchetta. Le preoccupazioni dei residenti sono legittime e devono essere affrontate con studi seri sulla mobilità, garantendo accessibilità, sicurezza, emergenze, persone con disabilità e mobilità alternativa. Ma occorre distinguere la prudenza dalla paralisi.
Se le verifiche tecniche confermeranno che la chiusura produce soltanto deviazioni sostenibili e che non compromette il funzionamento della rete stradale, la questione diventa politica: un sacrificio circoscritto nella mobilità automobilistica può essere accettato quando produce un bene pubblico molto più grande e duraturo?
La risposta dovrebbe essere sì, se non esistono alternative equivalenti.
Perché il rischio maggiore non è soltanto progettare male. È non decidere.
La responsabilità di decidere
Il Master Plan non nasce oggi. Il percorso è lungo: il programma dei 15 progetti, l’approvazione del Master Plan nel 2023, il progetto di fattibilità della piazza nel 2024, fino al confronto pubblico del 2026. Dopo questo percorso, il problema non può essere soltanto continuare a discutere. Occorre arrivare a una decisione.
Rinviare è spesso la soluzione apparentemente più semplice: ogni trasformazione produce interessi contrari, qualche disagio e qualche conflitto. Ma una città non cambia mai se ogni interesse particolare può esercitare un diritto di veto sul bene collettivo.
Per questo Municipio XV e Roma Capitale devono assumersi la responsabilità della scelta: ascoltare, verificare, correggere ciò che deve essere corretto e spiegare pubblicamente ciò che non può esserlo. Ma alla fine decidere.
La capacità di governo consiste proprio nel non confondere il consenso con l’unanimità e l’ascolto con la rinuncia.
La piazza di Labaro può diventare anche un piccolo esercizio di educazione civica. Una comunità matura non è quella nella quale tutti ottengono ciò che chiedono, ma quella capace di stabilire una gerarchia tra interessi individuali e interesse generale.
La domanda non dovrebbe essere soltanto: “Che cosa cambia per me?”, ma anche: “Che cosa guadagniamo tutti?”
Tutto ciò che riguarda la realizzazione della piazza può essere discusso: circolazione, accessi, arredi, alberature, funzioni, gestione e fasi di cantiere. Ciò che non dovrebbe essere perso di vista è la ragione per cui il progetto è nato.
La piazza è il bene comune che dà senso all’intero Master Plan.
Può trasformare la fontana da elemento osservato dalle automobili in luogo della vita quotidiana; la strada da semplice infrastruttura di attraversamento in spazio di relazione; il parco e la biblioteca in parti di un unico sistema urbano. Può offrire ai bambini un luogo per giocare, agli anziani uno spazio per incontrarsi, ai giovani un luogo nel quale stare senza dover necessariamente consumare.
Questa è la differenza tra riqualificare uno spazio e costruire una comunità.
Per questo, se le verifiche confermeranno che la chiusura di via Monti della Valchetta è necessaria e non esistono alternative capaci di garantire la stessa qualità urbana, bisogna avere il coraggio di realizzarla.
Non perché il traffico non conti, ma perché una città non può essere progettata soltanto per il traffico.
Labaro non ha bisogno di un’altra occasione mancata. Ha bisogno di un luogo nel quale riconoscersi.
E, davanti alla possibilità concreta di costruirlo, il rischio più grave sarebbe lasciare che interessi particolari, esitazioni amministrative o paura della decisione producano ancora una volta il risultato più facile: non fare nulla.
Una città cresce quando qualcuno decide pensando non soltanto a chi vive oggi, ma anche a chi verrà dopo.
Per Labaro quella decisione dovrebbe avere un nome semplice: la piazza.
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Buongiorno lascerei da parte la solita ottica macchinocentrica in un si calcolano solo i tempi di percorrenza di un percorso da fare in auto per concentrarci sulle ricadute ambientali della chiusura di via monti della Valchetta. Oggi le correnti di traffico in uscita (e soprattutto di attraversamento del quartiere un alternativa alla Flaminia) da Labaro si dividevano proprio all’altezza di piazza Arcisate/monti valchetta, con la chiusura di questo asse tutto il flusso si concentrerà sull’asse galline bianche/arcisate/magnano in riviera/ valbondione/ ghisalba creando la,mattina un unico serpentone di macchina con aumento dell’inquinamento e una riduzione della qualità della ita per chi vive su quell’asse. I miei dubbi che ciò valga la pena per creare un non luogo che al più potrà diventare una comoda piazza di spaccio
Ma l’idea di chi è?
Se è dei cittadini va bene
Ma se è imposta dall’alto .proprio no !!
Meglio referendum di consultazione
Caro Pira, spiace dirlo e confermarglielo ma il progetto della piazza pedonale così come è stato congegnato purtroppo non porterà nessuno di quei benefici che lei auspica al quartiere.
A poco serve gonfiare le giustificazioni all’utilizzo di 1.500.000 euro ripetendo a manetta che ci saranno “…alberi, giardino didattico, orti urbani, sedute, ombreggiamento, piccola arena, fitness, illuminazione e spazi per attività temporanee”, quello che lei scrive e risibile perché buona parte di queste cose, se non tutte, sono già presenti in loco e non sarà unirle con l’asfalto o con il mattonato a renderle più praticabile dai cittadini di Labaro se finora non lo sono state o lo sono state poco.
Rilievi che le sono già stati ampiamente contestati, ma lei ignorandoli e non rispondendo a cittadini ed associazioni che li hanno formulate, non accettando il confronto, ci costringe a ripetergliele.
In realtà quello che manca al suo lungo intervento è proprio una seria analisi sul perché oggi non decolla quel “centro artificiale” (che lei spera sia sufficiente ampliarlo per risolvere ogni problema).
E ciò preoccupa, perché banalizza e non individua i veri motivi della mancanza di un “centro” del quartiere, riducendo tutto solo sulla questione di “allargamento della piazza” nonostante le strutture decantate come opportunità già esistano, infarcendo il suo discorso di luoghi comuni espressi in uno stile prolisso, involuto e retorico.
E senza mai essere capace di affrontare il vero nodo, la vera assenza nel quartiere, che è quello già denunciato nello stesso MASTER PLAN DELLA CITTA’ DEI 15 MINUTI, cioè della mancanza di strutture che possano portare finalmente nel quartiere iniziative culturali stabili.
Quindi nessun valore aggiunto ci sarà se ad esso non si aggiunge un centro culturale multifunzione.
Come le abbiamo scritto e detto in più occasioni il progetto è VUOTO e SENZA ANIMA e la sua riproposizione non ha nessuna motivazione reale se non quella di non perdere il finanziamento che il municipio ha a disposizione, quando invece con quei soldi si potrebbero fare cose più utili al quartiere invece che il solito progetto/lustrino da lasciare ai posteri come un “monumento” a questa giunta municipale.
La nuova piazza che lei vorrebbe assimilare a quella di un paese come quelle dei nostri comuni con chiesa, comune e scuola intorno, giocando su questo ambiguo doppio significato, è semplicemente una illusione demagogica, un artifizio.
Per come ci è stata presentato il progetto non ha nessun motivo aggiuntivo e nessuna attrattiva particolare per i residenti a frequentarla, semplicemente perché al suo interno si è pensato solo a panchine (dove esse sono già presenti nei giardini antistanti i gonfiabili e a lato della biblioteca), a costruire altri gradoni (dove essi sono già presenti intorno alla fontana), una piccola arena (dove già c’è di fronte alla biblioteca) e ancora un orto urbano dove notoriamente la gente va per incontrarsi (sic!), alberi e ombreggiature a go go (niente di più precario ed in controtendenza a questa giunta comunale che passerà alla storia per la sua capacità di distruggerlo il verde degli alberi), con l’aggiunta forse di due spazi ristorazione (ridotto poi ad uno solo) che sembra proposto solo per il fortunato che riuscirà poi a gestire tale spazio.
Le piazze in sé, se non esistono dei motivi reali per frequentarle, se non esistono STRUTTURE NUOVE che coinvolgano veramente i cittadini… diventano un semplice giardinetto in cui “anziani, bambini, giovani, famiglie” si incontrano e giocano…
…esattamente quello che già abbiamo senza stravolgere la circolazione nel quartiere e senza spendere per questo 1 milione e mezzo di euro.
Inoltre, per concludere, il suo continuare a battere sul fatto che bisogna prendersi la responsabilità di decidere unito al suo non voler raccogliere le indicazioni che cittadini ed associazione le hanno rivolto in assemblee pubbliche ed anche qui su Vigna Clara Blog di INDIRE UNA CONSULTAZIONE TRA I RESIDENTI PER DECIDERE L’APPROVAZIONE O MENO DEL PROGETTO e la destinazione di quel milione e mezzo di euro, dimostra sia il suo scarso senso civico di fronte ad una decisione che vede in disaccordo buona parte del quartiere, sia la sua “sudditanza” agli sprechi di danaro pubblico sotto le mentite spoglie di una occasione da non perdere.
Mauro Paracini
Del Comitato Colli d’Oro
Cari amici del Comitato Colli d’Oro,
Vi ringrazio per la consueta passione con cui intervenite sulla questione della piazza di Labaro. Anche se, a leggere il vostro messaggio, ho avuto per un momento il sospetto che invece di discutere di una piazza stessimo decidendo il futuro urbanistico dell’intera città.
Partirei però da una precisazione: nessuno ha messo in discussione l’importanza di avere una piazza a Labaro; ricordo un laboratorio fatto nel 1999 dal comune in cui tale proposta è stata messa al primo posto.
La criticità principale, oggi, riguarda la chiusura del tratto di strada di via dei Monti della Valchetta e le conseguenze sulla viabilità, non l’idea di creare uno spazio pubblico più qualificato e riconoscibile.
Il confronto tra municipio e cittadini è avvenuto più volte; ma ciò non deve diventare una somma di momenti in cui si ascoltano tutti, poi si aspetta che tutti siano d’accordo, quindi si ricomincia da capo per ascoltare meglio quelli che nel frattempo hanno cambiato idea.
A quel punto, naturalmente, il progetto avrebbe finalmente raggiunto la perfezione… ma probabilmente sarebbe scaduto il finanziamento.
E qui veniamo al punto che considero decisivo.
Un progetto pubblico deve essere discusso, migliorato, verificato e, quando necessario, corretto. Ma deve anche essere realizzato. I progetti hanno tempi, finanziamenti, procedure e responsabilità. Non possiamo immaginare che ogni intervento debba essere continuamente rinviato perché qualcuno propone una soluzione diversa o perché non si è raggiunto il consenso unanime del quartiere.
Altrimenti non si governa: si organizza una consultazione permanente.
Sono invece assolutamente d’accordo su una cosa: bisogna informare meglio i cittadini e coinvolgerli, soprattutto nella definizione delle funzioni della nuova piazza e nella programmazione delle attività. Ma questo è diverso dal chiedere di ricominciare ogni volta da zero.
Quanto alle strutture già esistenti, credo che qui ci sia una differenza di prospettiva. Una piazza non acquista valore semplicemente sommando panchine, alberi, gradoni, arena o orti urbani. Il valore di uno spazio pubblico nasce dalla relazione tra spazio, funzioni, accessibilità, sicurezza, socialità e capacità di ospitare attività. Ed è proprio per questo che ho insistito sulla necessità di una piazza capace di diventare un luogo centrale della vita di Labaro.
Il vostro auspicio di un centro culturale multifunzionale è assolutamente condivisibile. Ma non vedo perché la sua eventuale realizzazione debba essere messa in alternativa alla piazza. Una piazza può essere infrastruttura urbana; un centro culturale può essere infrastruttura sociale e culturale. Servono entrambe le cose.
Mi permetto poi una piccola osservazione sull’espressione “progetto vuoto e senza anima”. È una definizione molto efficace dal punto di vista retorico, ma un po’ meno dal punto di vista amministrativo. Un progetto può essere criticato, può essere ritenuto insufficiente, può essere modificato. Ma dichiararlo “vuoto” perché non corrisponde alla propria idea di piazza non lo rende automaticamente tale.
Del resto, anche sostenere che un milione e mezzo di euro potrebbe essere speso meglio è perfettamente legittimo. Ma a quel punto sarebbe utile indicare concretamente quali interventi alternativi, con quali costi, quali tempi, quali competenze amministrative e quali finanziamenti. Altrimenti rischiamo di sostituire un progetto reale con un progetto ideale, che ha un enorme vantaggio: non costa nulla, non ha scadenze e soprattutto non rischia mai di essere criticato.
Infine, sulla richiesta di una consultazione per decidere se approvare o meno il progetto, credo sia opportuno distinguere i ruoli. La partecipazione è indispensabile; la responsabilità della decisione altrettanto. Non possiamo attribuire ai cittadini la responsabilità di decidere al posto delle istituzioni e poi lamentarci che le istituzioni non decidono.
E soprattutto non considero affatto “sudditanza agli sprechi” il tentativo di utilizzare un finanziamento pubblico per trasformare uno spazio urbano che oggi non funziona pienamente in un luogo più riconoscibile e vivibile. Possiamo discutere per mesi se il progetto sia il migliore possibile, e probabilmente continueremo a farlo, ma non credo che la soluzione sia lasciare tutto com’è per paura di sbagliare.
In fondo, su una cosa siamo probabilmente tutti d’accordo: Labaro ha bisogno di un centro, di spazi pubblici migliori, di cultura, di socialità e di servizi.
La differenza è che voi ritenete necessario fermarsi finché non sarà definito il progetto che ritenete giusto; io penso invece che, dopo tanti confronti, sia arrivato anche il momento di decidere, realizzare e poi verificare sul campo ciò che è stato fatto.
Perché una piazza, diversamente da un dibattito sulla piazza, ha almeno un piccolo difetto: prima o poi bisogna costruirla.
Cordialmente