Home CRONACA Dehors a Ponte Milvio: pochi in regola, rimozioni per gli altri

Dehors a Ponte Milvio: pochi in regola, rimozioni per gli altri

Scaduti i termini per adeguarsi al regolamento comunale, poche le domande presentate: controlli e rimozioni pronti a partire

dehors tor di quinto
dehors viale tor di quinto
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Sul filo del traguardo: tra poche ore si chiuderà anche l’ultima finestra offerta dal Campidoglio – ha prorogato la scadenza di un mese, fino al 31 marzo – per cominciare a fare ordine nel caos di strade, piazze e marciapiedi nel post Covid.

Entro oggi vanno presentate le domande di adeguamento al Nuovo Regolamento sulle OSP – Occupazione Suolo Pubblico – approvato ad aprile del 2025.

Eppure, passeggiando per le zone calde della movida di Roma Nord, l’atmosfera non è quella della corsa ai documenti, bensì quella di una calma piatta che ha il sapore di una sfida istituzionale.

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Benché il Campidoglio abbia concesso quasi un anno per mettersi in regola, i dati che filtrano dall’Amministrazione sono piuttosto deludenti: poche centinaia le domande tra I, II e XV municipio, a fronte delle migliaia di esercizi commerciali con affaccio su strade, piazze e marciapiedi della Capitale. Nel Muncipio XV sono state esattamente 40.

A Ponte Milvio, cuore pulsante della somministrazione nel quadrante Nord della città, gran parte dell’area formata dal piazzale e dalle vie limitrofe (via Flaminia, via Cassia nel tratto iniziale, via Riano e viale Tor di Quinto) rientra nella categoria del Tessuto T3, che prevede molti vincoli, specie per quanto riguarda il decoro, ed è definita area di “particolare tutela ambientale e monumentale“, con l’adozione di rigidi criteri estetici: molti esercenti hanno scelto la strada del temporeggiamento. Si affidano a un mix di calcolo politico e calcoli legali.

Ignorano il regolamento comunale contando sulla “benevolenza” governativa che ha allungato fino al giugno del 2027 i provvedimenti emergenziali del Covid. E tra un ricorso e l’altro, confidando anche sui tempi lunghi della giustizia amministrativa, scommettono di riuscire a congelare le rimozioni forzate, che il Campidoglio ha in animo di attivare dai primi di aprile.

L’area di Ponte Milvio è in zona “satura” per l’amministrazione capitolina e il testo del regolamento prevede che l’occupazione non possa superare il 50 per cento del marciapiede, garantendo sempre un camminamento libero di almeno due metri.

Anche il “libero arredo” prevede un freno: addio a pedane improvvisate, funghi eterogenei e teli di plastica. Il catalogo comunale, studiato con la soprintendenza, prevede colori specifici e perimetrazioni standardizzate.

Nei confronti dei ritardatari non sono previste semplici sanzioni: prevista invece la decadenza immediata del titolo e l’impossibilità di richiederne altri. Una punizione severa che tuttavia non sembra aver intimorito gli esercenti, anche se il Comune tira diritto.

Secondo il Campidoglio, infatti, l’autonomia regolamentare della città prevale sulle proroghe nazionali omnibus.

Il braccio di ferro tra Campidoglio ed esercenti è dunque destinato a scivolare ben dentro la primavera e la strategia del non presentare domanda potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio: da mercoledì 1° aprile chi non ha protocollato la richiesta di rinnovo rischia di trovarsi con i vigili alla porta e i tavolini portati al deposito giudiziario.

Rossana Livolsi

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