
“La battaglia di Algeri”, “Queimada”, “Kapò”. Film cult della cinematografia italiana firmati Gillo Pontecorvo, regista tra i più importanti della storia del nostro cinema.
Un nome che alle generazioni più giovani dice poco, ma che per chi ha più di qualche decennio sulle spalle evoca immagini forti, impegno politico e un modo di fare cinema che non aveva paura di sporcarsi le mani con la realtà.
Un cinema, il suo, sempre legato alla storia, alla politica e ai grandi conflitti del Novecento. Un cinema che non cercava il facile consenso, ma voleva far riflettere, discutere, prendere posizione.
Nato a Pisa nel 1919 e partigiano durante la Resistenza, Pontecorvo arrivò al cinema dopo un percorso personale e politico intenso, fatto di impegno civile e di militanza. Non fu un regista prolifico: in tutta la sua carriera girò pochi film, ma ognuno di essi lasciò un segno profondo, tanto da renderlo una figura di riferimento del cinema politico internazionale.
Tre capolavori
La sua ascesa inizia nel 1960, con “Kapò”, in cui affronta il tema dei campi di concentramento nazisti. Il film ottenne una candidatura all’Oscar come miglior film straniero e contribuì a far conoscere il suo nome a livello internazionale, pur suscitando un acceso dibattito critico.
Il suo capolavoro resta “La battaglia di Algeri” (1966), ricostruzione quasi documentaristica della lotta per l’indipendenza algerina contro la presenza francese. Girato con uno stile realistico, attori non professionisti e macchina da presa “immersa” tra la gente, il film vinse il Leone d’Oro alla Mostra del Cinema di Venezia e divenne un punto di riferimento per generazioni di registi. Per anni fu censurato o osteggiato in diversi Paesi, proprio per la forza del suo racconto politico.
Tre anni dopo arrivò “Queimada” (1969), interpretato da Marlon Brando, ambientato in un’isola dei Caraibi e ispirato alle rivoluzioni anticoloniali. Anche qui Pontecorvo raccontò il potere, la manipolazione e le rivolte popolari con un linguaggio diretto e politico. Il film, oggi considerato un classico, all’epoca fu oggetto di polemiche e tagli, soprattutto nella versione distribuita nei cinema.
Un giardino dedicato
Da mercoledì 11 febbraio, una delle aree verdi di viale De Coubertin, davanti all’Auditorium Parco della Musica, è dedicata proprio a lui. La targa “Giardino Pontecorvo – Partigiano e regista” è stata scoperta dal sindaco Roberto Gualtieri, alla presenza di Walter Veltroni, del figlio e della moglie del regista, dell’ad dell’Auditorium Raffaele Ranucci e della presidente del Municipio II Francesca Del Bello.
“È bello poter dedicare questo giardino e questa area verde davanti all’Auditorium a Gillo Pontecorvo – ha dichiarato Gualtieri – oggi celebriamo una personalità straordinaria della vita culturale e politica italiana. Questo luogo che oggi dedichiamo a lui lo dovremo curare con una manutenzione all’altezza della sua statura”.
Un nome che torna così a vivere non solo nelle cineteche e nei festival, ma anche in un angolo verde della città, tra le persone e la vita quotidiana. Proprio come sarebbe piaciuto a un regista che ha sempre raccontato la storia dal basso, tra la gente.
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