Home ATTUALITÀ L’amicizia, quella che resta, non ha una data

    L’amicizia, quella che resta, non ha una data

    piazza ponte Milvio vista dalla Torretta Valadier
    ArsMedica

    Qualcuno oggi, 2 febbraio, la chiama “giornata dell’amicizia”, così viene celebrata sui social. Può darsi. Ma è anche vero che quella riconosciuta dall’ONU è il 30 luglio. Ma il punto non è stabilire chi abbia ragione: il punto è che l’amicizia non ha bisogno di una data per esistere.

    Non si annuncia, non si organizza, non chiede attenzione. Non si fa notare. E proprio per questo, quando c’è, la riconosci subito. Perché non passa dai post, non cerca like, non ha bisogno di essere condivisa.

    Sta in quei gesti piccoli che non fanno rumore: una telefonata fatta senza motivo apparente, un “come stai?” che non è una formula, una presenza che arriva senza preavviso.

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    A Roma l’amicizia ha una forma tutta sua

    Non è espansiva, non è dichiarata. Vive di continuità silenziosa. Qui l’amico vero è quello che puoi non sentire per mesi e ritrovare identico, come se il tempo non fosse passato.

    L’amicizia romana non ha bisogno di spiegazioni. Non chiede “perché non ti sei fatto sentire”, non pretende giustificazioni. Sa che la vita, a volte, è solo da attraversare. E quando serve, arriva senza annunci, con una frase semplice: “Dimme che te serve”.

    Nei quartieri poi, l’amicizia è una cosa concreta. La vedi nelle abitudini, non nelle dichiarazioni. È il vicino che ti avvisa prima che la strada venga chiusa. È il fornaio che ti lascia da parte l’ultimo filoncino sapendo che sicuramente passerai.

    No, non è retorica. Nei quartieri romani, forse non tutti ma in quelli di periferia sicuro, questa cosa si vede meglio che altrove. Perché l’amicizia nasce dalla prossimità, dagli incroci quotidiani, dalle abitudini condivise.
    Non da grandi affinità, ma da una fiducia che cresce piano, vedendosi.
    A Roma l’amicizia non si celebra. Si riconosce.

    Claudio Cafasso

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    1 commento

    1. Sig. Claudio, quanta verità nel suo commento sull’amicizia. “Dimme che te serve” racchiude la filosofia dell’amicizia romana “der tempo annato”. N’amicizia rispettosa, non invasiva “Te posso dà na mano …” N’amicizia vera, sincera, che spesso viene da lontano, ma, all’occorrenza ti starà vicino.

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