
Non è una rivoluzione, ma un piccolo cambio di prospettiva sì. Roma si prepara a riconoscere alle librerie un ruolo che da tempo, nei fatti, già svolgono: quello di luoghi di socialità e di scambio culturale.
La novità sta nel come. Con una decisione appena approvata in Giunta Capitolina, anche le librerie potranno chiedere l’occupazione di suolo pubblico, estendendo le proprie attività all’esterno, finora prerogativa quasi esclusiva di bar e ristoranti.
L’idea è quella di permettere a questi spazi di affacciarsi sulla città, trasformando marciapiedi e piazze in luoghi dove leggere, incontrarsi, ascoltare una presentazione o partecipare a una lettura ad alta voce. Non solo consumo, dunque, ma relazione. E, per chi lo desidera, anche la possibilità di accompagnare un libro con un caffè o un bicchiere di vino.
Una possibilità che fino a oggi si fermava all’interno delle librerie. Da tempo, infatti, alcune attività potevano offrire tè e caffè nei propri spazi chiusi. Ora, la differenza sta nell’apertura verso l’esterno, attraverso la richiesta di occupazione di suolo pubblico, finora non prevista per questo tipo di esercizi.
La memoria approvata dalla Giunta Capitolina individua criteri precisi. Potranno fare richiesta le librerie di almeno 100 metri quadrati che già svolgono attività di somministrazione; quelle più piccole, sotto i 100 mq, purché almeno 50 mq siano destinati alla vendita di libri; e anche le librerie che non somministrano alimenti e bevande ma che si trovano nella Città Storica, comprese le aree riconosciute come sito Unesco, limitatamente allo svolgimento di eventi culturali.
I passaggi amministrativi
Il documento, approvato all’unanimità in Giunta, dovrà ora diventare una delibera ed essere discusso in Assemblea Capitolina. Se l’iter procederà senza intoppi, nel giro di due o tre mesi il percorso potrebbe essere concluso, consentendo alle librerie di presentare le prime richieste di Osp (Occupazione Suolo Pubblico) già nei primi mesi del 2026.
«È un segnale rivolto alle librerie indipendenti, che riconosciamo come presìdi culturali sul territorio», ha spiegato l’assessore alla Cultura Massimiliano Smeriglio, precisando però un punto centrale: l’attività principale dovrà restare la vendita di libri, evitando che la somministrazione di cibo e bevande finisca per prevalere.
L’iniziativa si inserisce in una visione più ampia dell’assessorato, che guarda all’infrastruttura culturale della città nel suo insieme: biblioteche, aule studio, spazi civici, cinema. Anche quando si tratta di realtà private, come le librerie, il loro contributo all’ecosistema culturale romano viene considerato di interesse pubblico. In questa direzione va anche il piano di riqualificazione ed efficientamento energetico già avviato per 21 delle 43 biblioteche comunali.
Roma Nord, poche ma ma strategiche, come le sale studio
Nel quadrante di Roma Nord, dove le librerie indipendenti sono poche e spesso isolate, il provvedimento potrebbe avere un valore soprattutto simbolico. Non tanto per moltiplicare i tavolini, quanto per rafforzare il ruolo di quei pochi presìdi culturali che resistono e che, in alcuni casi, già oggi svolgono una funzione di aggregazione per il quartiere.
Accanto alle librerie, restano centrali le sale studio, che insieme alle biblioteche contribuiscono a costruire una rete di spazi accessibili e multifunzionali.
A Roma Nord, dopo la chiusura della sala studio Euclide, attiva per due anni all’interno del centro commerciale sulla via Flaminia e conclusasi a maggio 2025 per il mancato rinnovo del comodato d’uso dei locali, una nuova apertura è attesa nei primi mesi del 2026.
Lo ha annunciato lo stesso assessore Smeriglio in un recente incontro (novembre 2025) con comitati e cittadini di Roma Nord alla presenza del Presidente del XV Daniele Torquati e dell’Assessore municipale alla Cultura Tatiana Marchisio.
La nuova sala studio troverà posto all’interno della Stazione di Vigna Clara, negli ampi locali rimasti vuoti dopo anni di utilizzo commerciale. Un recupero di spazi che va nella direzione di riportare la cultura nei luoghi della quotidianità, senza proclami, ma con interventi concreti e misurabili.
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