Home CRONACA Morte Leonardo Lamma, inchiesta chiusa. Cinque indagati per omicidio stradale

Morte Leonardo Lamma, inchiesta chiusa. Cinque indagati per omicidio stradale

leonardo lamma corso francia aprile 2022
Galvanica Bruni

Dopo oltre tre anni, e dopo tre richieste di archiviazione della Procura della Repubblica andate a vuoto, sul caso dell’incidente che ha causato la morte di Leonardo Lamma è arrivata la svolta. Il nuovo consulente della Procura, l’ingegnere Lucio Pinchera – lo stesso che si è occupato di Camilla Romagnoli, uccisa a Corso di Francia alla Vigilia di Natale del 2019 con l’amica e coetanea Gaia von Freymann – ha riscritto la storia di quel pomeriggio del 7 aprile del 2022.

Riscrittura condivisa dal sostituto procuratore della Repubblica, Attilio Pisani, responsabile dell’inchiesta, che con un atto di otto pagine depositato nelle ultime ore ha “avvisato” tutti gli indagati della conclusione delle indagini. Un atto che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio. Ancora venti giorni e sapremo se per le persone iscritte sul registro degli indagati andranno a processo.

Cinque indagati

Sono cinque gli ” avvisati”, a cominciare dalla dirigente comandante del XV Gruppo della Polizia Locale di Roma, Barbara Luciani. Nell’elenco anche Andrea Ruggieri, responsabile della Direzione Urbanizzazioni primarie, all’epoca – 7 aprile del 2022- dirigente del Simu (Dipartimento Sviluppo Infrastrutture e Manutenzione Urbana del Comune di Roma) e ancora, Luigi Romano, responsabile dei lavori eseguiti da ACEA ATO2 sul tratto di Corso Francia, Maurizio Del Preposto responsabile della Impresa Idrica Nord, esecutrice dei lavori di ripristino successivo all’intervento di Acea ed infine Manjaly Regison, l’uomo alla guida del furgone bianco.

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Quel furgone bianco che nel pomeriggio del 7 aprile del 2022 affiancò la moto di Leonardo, “stringendolo” verso  il cordolo centrale, tanto da fargli perdere il controllo del mezzo. Una manovra di cambio corsia – dall’estrema destra si spostò su quella centrale, senza accorgersi che stava sopraggiungendo Leonardo, contribuendo così allo sbilanciamento della moto, come si evince da un filmato a disposizione della Procura.  Che riprende la moto in bilico che poi andava ad impattare sullo spartitraffico. Una collisione fatale per Leonardo, 19 anni.

Tutti e cinque gli indagati devono rispondere dell’imputazione di omicidio stradale perché “con condotte colpose tra di loro indipendenti concorrevano a cagionare la morte di Leonardo Lamma“.

Ancora venti giorni e sapremo se sulla morte dello studente romano si aprirà un processo per il quale per ben tre volte l’ufficio Gip, il giudice per le indagini preliminari, ha dovuto respingere la richiesta di archiviazione avanzata dalla procura, obbligandola anche a cambiare perito, per un eventuale e possibile conflitto di interessi del precedente consulente che era un ex appartenente alla Polizia Locale di Roma.

La ricostruzione della Procura

L’attuale ricostruzione dell’incidente da parte della procura è dettagliata e individua le “colpe” di ogni singolo indagato in maniera puntuale. Vale la pena di seguirla.

Il 27 marzo del 2022 si rompe una conduttura dell’acqua che attraversa Corso di Francia; si apre una voragine che costringe la Polizia Locale del XV Gruppo a chiudere la corsia. Che viene riaperta il 1° aprile per consentire il normale deflusso del traffico ma in condizioni di provvisorietà del manto stradale. Che si presenta con dossi ed irregolarità.

I legali della famiglia Lamma hanno raccolto le testimonianze di alcuni motociclisti che dichiarano di aver segnalato ai Vigili Urbani la pericolosità di quel tratto di corso di Francia, percorso per una settimana in quelle condizioni di instabilità e senza segnalazioni da automobilisti e soprattutto motociclisti.

Romano, Del Preposto, Luciani e Ruggieri, ciascuno per le proprie competenze, sono  indagati proprio perché “omettevano di verificare la corretta esecuzione dei lavori, consentendo la rimozione delle transenne nonostante si fosse in presenza di un rappezzo provvisorio ed irregolare“.

Tutti e quattro, secondo la Procura, avrebbero tenuto delle condotte colpose, segnate da negligenza ed inosservanza delle disposizioni di legge. Hanno permesso il rappezzo, lo hanno lasciato durare nel tempo ed hanno consentito la rimozione della segnaletica, ossia le transenne, che avrebbero evitato di viaggiare sul dosso.

Quel manto stradale mal riparato è stato percorso da Leonardo Lamma in sella alla sua moto – secondo la procura andava ad un’andatura di 75 km orari, superiore al consentito; a giudizio dei periti della famiglia la velocità era di 60 km orari – proprio nel momento in cui il furgone bianco condotto da un autista di origini indiane spostandosi verso il centro  costringeva il ragazzo a fare altrettanto, perdendo l’equilibrio, già instabile.

Il passo successivo

Come detto, l’atto depositato dalla Procura prelude alla richiesta di rinvio a giudizio. A meno di altri colpi di scena, presto si saprà se le persone iscritte sul registro degli indagati andranno a processo.

Paola e Stefano Lamma, genitori di Leonardo che si sono battuti fino a sfiancarsi perché la storia di Leonardo arrivasse in un’aula di Tribunale, avranno soddisfazione, nel grande dolore per la perdita di un figlio che si era appena affacciato alla vita.

Rossana Livolsi

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