
Sarebbe stato identificato dalla polizia il pusher che ha venduto la droga al compagno di Camilla Sanvoisin, la venticinquenne deceduta nella notte fra il 12 e il 13 febbraio nella sua abitazione a La Giustiniana, in via Anna Foà, per una probabile overdose.
Gli investigatori del Commissariato Flaminio Nuovo sono al lavoro sui tabulati telefonici per risalire ai contatti della ragazza e contemporaneamente sono sulle tracce del pusher che avrebbe fornito al compagno e convivente di Camilla, Giacomo Celluprica, la droga.
Le indagini si concentrano tra i palazzoni di Tor Bella Monaca e le borgate circostanti, luoghi in cui la presenza dell’uomo sarebbe stata confermata nei giorni precedenti al decesso.
L’autopsia, disposta presso l’Istituto di medicina legale dell’Università Cattolica, non ha rilevato segni di brutalità o di lesioni sul cadavere. Nessuna traccia di punture da iniezione. Il decesso è sopraggiunto a causa di un arresto cardiaco-circolatorio. Per questo, l’équipe medica ha effettuato i prelievi per gli accertamenti tossicologici i cui risultati saranno disponibili entro i prossimi sessanta giorni.
Dagli stessi arriveranno informazioni utili a chiarire se la giovane ha davvero assunto eroina prima di morire, in quale quantità e se fosse stata tagliata male al punto da provocarle una overdose. Ma i risultati degli esami serviranno anche a capire se Camilla soffrisse di qualche malformazione congenita che per ora, tuttavia, non è emersa dai primi accertamenti medici. E, infine, se, con un soccorso tempestivo, si sarebbe potuta salvare.
Gli inquirenti hanno inoltre richiesto una super-perizia tossicologica per accertare la composizione dell’eroina rinvenuta nell’abitazione e la sua potenziale letalità.
Il compagno di Camilla, la cui posizione è al vaglio della Procura per il reato di morte in conseguenza di altro delitto, ha infatti riferito agli inquirenti di aver assunto eroina insieme alla ragazza la sera prima del decesso. Tuttavia, sarebbe crollato a letto poco dopo, addormentandosi intorno alla mezzanotte, mentre Camilla avrebbe continuato ad assumere droga. Droga che gli investigatori non escludono che possa essere stata adulterata con l'”anestetico dello sballo”, una sostanza inodore e incolore che rende difficile per i consumatori difendersi da eventuali effetti collaterali o overdose.
I risultati della perizia tossicologica saranno dunque fondamentali per aiutare la Procura a ricostruire la dinamica degli eventi e accertare le responsabilità. A tal fine, un elemento cruciale da chiarire è l’ora esatta del decesso di Camilla. Il suo compagno, al risveglio, l’ha trovata già priva di vita e con segni di vomito, il che suggerisce che la ragazza potrebbe aver avuto un malore. Stabilire l’ora del decesso potrebbe fornire un riscontro più preciso alla versione dei fatti fornita da Celluprica e dare una risposta alla domanda di fondo: Camilla avrebbe potuto essere salvata?
Giorgio Bilachi
© RIPRODUZIONE VIETATA



