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La villa di Ovidio, un tesoro nascosto a Tor di Quinto

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ArsMedica

Pochi sanno, o pochi ricordano, che a cinquecento metri da Ponte Milvio, all’altezza del civico 37 di viale Tor di Quinto, un fortuito ritrovamento avvenuto nell’autunno del 2000 riportò alla luce reperti di un prezioso frammento del passato: la villa del poeta Ovidio.

Siamo alle pendici di Collina Fleming, accanto a via Pietro Lupi, lo svincolo che unisce il viadotto di Corso Francia con viale Tor di Quinto. All’altezza del civico 37, sotto l’elegante facciata di villa Mazzanti, c’è una grande area nella quale si stanno effettuando lavori per realizzare una nuova sede dell’AMA.

Durante gli scavi, sotto pochi metri di terra, improvvisamente emergono mosaici, strutture murarie e decorazioni che lasciano intravedere l’eleganza e la raffinatezza di una residenza romana di alto livello.

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In particolare, gli esperti scoprono alcuni muri di quella che doveva essere la cucina e un magnifico mosaico tondo con al centro il volto coloratissimo di un Sileno, una figura mitologica legata al vino e alla festa, calvo, anziano, con la testa cinta da foglie di vite.

Un mosaico che, presumibilmente, costituiva la decorazione di una sala riservata per i banchetti, forse un triclinium, dove gli ospiti potevano intrattenersi in piacevoli conversazioni.

E’ la villa di Ovidio

L’intero complesso, prospiciente la sponda del Tevere, si compone di alcuni ambienti parzialmente organizzati intorno a uno spazio centrale aperto.

Gli archeologi sono subito certi che si tratti di qualcosa di più di un grande ambiente di una villa di un qualsiasi ricco romano.

Quella è la villa di Ovidio, uno dei più colti e raffinati poeti della latinità, nato a Sulmona nel 34 a.C.

Le conferme

Ovidio visse a Roma in un’epoca di grande splendore e trasformazione, sotto il regno di Augusto. La città era un centro culturale di primaria importanza, dove convivevano tradizioni latine e influenze greche. La vita sociale era incentrata sulla famiglia, sui rapporti di clientela e sulle relazioni politiche.

Le ville suburbane, come quella di Ovidio, erano luoghi di svago e di ritiro per l’aristocrazia romana, dove si organizzavano banchetti, si coltivavano le amicizie e ci si dedicava alle attività intellettuali.

“Gli studiosi – scrive ina una relazione l’esperto Giancarlo Pavia – hanno identificato l’ubicazione della villa basandosi su una delle epistole scritte da Ovidio dal suo esilio in Romania, in cui il poeta si struggeva di nostalgia per la sua lussuosa dimora affacciata sul Tevere. Ovidio fu cacciato da Roma da Augusto, ufficialmente a causa dell’immoralità della sua poesia, in realtà (sembra) per aver assistito all’adulterio di Giulia, la figlia dell’imperatore, che lo aveva eletto a suo confidente”.

Altra conferma arriva da Gaetano Messineo (deceduto nel 2010), un archeologo che durante i lunghi anni di servizio nella Soprintendenza ha svolto un ruolo di grande importanza nella valorizzazione e difesa dei beni archeologici di Roma Nord.

Intervistato da La Repubblica nel 2001, così afferma: “Da anni ero convinto che in quella zona si potevano trovare tracce della villa di Ovidio ed ecco apparire un reperto raffinatissimo a confermarlo”.

“Ed è lo stesso Ovidio a dircelo”, sostiene Messineo citando le parole del poeta che in una delle sue Epistulae ex Ponto (lettere scritte dal suo esilio) descrive i luoghi esatti dove sorgeva la sua dimora romana: “ho nostalgia … della mia villa sul colle coperto di pini dove la Cassia e la Flaminia si dividono”.

Secondo Messineo, “l’unico colle possibile è l’attuale collina Fleming dove probabilmente il corpus principale dell’edificio è stato totalmente devastato dalle case costruite nel secondo dopoguerra e fino agli anni ‘70 ma i suoi orti si estendevano fino al Tevere e questo padiglione poteva solo far parte di una villa di grande bellezza con un proprietario molto ricco e colto”.

Come se non bastasse, pochi anni dopo ulteriore conferma arriva dal noto archeologo Fabrizio Vistoli che, in una sua scheda sul ritrovamento, così scrive nel 2007: “Proprio in alcuni passi delle cosiddette opere dell’esilio… Ovidio si lascia andare al ricordo dei suoi amatissimi horti suburbani, da lui posti sul colle pinifero in vista della via Clodia, là dove questa si congiunge con la via Flaminia.”

“Ovidio – sostiene Vistoli – indica quindi con precisione assoluta l’ubicazione della sua residenza-giardino su un poggio levantesi subito oltre Ponte Milvio, dove la via Clodia, che nel primo tratto coincide con la Cassia, si distacca dalla Flaminia… Ancora oggi, tra le due vie, che si separano alla testata settentrionale del ponte, si innalza una collina – ormai quasi del tutto coperta di case e palazzi costruite soprattutto nel secondo dopoguerra a comporre un popoloso quartiere – che sembra corrispondere alle indicazioni di Ovidio”.

Insomma, quella era proprio la villa di Ovidio, il poeta dell’ars amatoria.

Cosa resta visibile oggi?

La risposta è purtroppo lapidaria: nulla. Nel 2001, all’atto dei ritrovamenti di quei preziosi, magnifici reperti, si disse che il cantiere della nuova sede AMA, sotto stretta sorveglianza della Soprintendenza, sarebbe andato avanti “inglobando e insieme valorizzando” i reperti, il tutto a spese dell’AMA.

Ne dette conferma a La Repubblica l’allora presidente Daniela Valentini garantendo che l’azienda avrebbe curato anche la conservazione interna del mosaico lasciandolo nel punto dove era stato trovato e rendendolo visibile al pubblico.

L’entusiasmo iniziale si scontrò poi con i finanziamenti ridotti, con la necessità di disporre di ogni metro quadro di quell’area e con la presenza di una falda acquifera che complicò ancor di più i lavori. I reperti vennero quindi catalogati, studiati, censiti e reinterrati. Su di essi oggi girano le ruote dei mezzi AMA che vanno e vengono.

Resta l’auspicio – espresso da Vistoli nel 2007 e rimasto ancora tale – che “gli interessanti reperti archeologici mobili recuperati negli scavi della villa e il monumentale mosaico di soggetto dionisiaco tornino ad essere accessibili per gli appassionati e/o i semplici curiosi in una sede museale appropriata così così come lo sono stati, nel 2007, nella mostra “Roma: memorie dal sottosuolo”.

Carmen Martina Gomez

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2 COMMENTI

  1. Speriamo che spostino la SEDE DELL’AMA:
    “un fortuito ritrovamento ha riportato alla luce la villa del poeta Ovidio…alle pendici di Collina Fleming…dove c’è lo svincolo che unisce Corso Francia con Tor di Quinto, sotto l’elegante facciata di villa Mazzanti…c’è una grande area nella quale si stanno effettuando lavori per realizzare una nuova sede dell’AMA..”
    Speriamo che questa straordinaria scoperta faccia desistere dal progetto di realizzazione di un parcheggio per i camion e furgoncini dell’Ama, che potrebbe essere progettato altrove, anche pochi chilometri più avanti, dopo il cavalcavia della tangenziale dove non darebbe fastidio a nessuno.
    Speriamo prevalga il buon senso.

    • Egregia Alessandra, probabilmente avrà letto l’articolo frettolosamente; il parcheggio per i camioncini di Ama è operativo da oltre venti anni! Rilegga meglio. Stia bene.

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