
Vanno tanto di moda quei “sinfonici slang” che chiamano dissing, i giornali hanno riempito colonne di inchiostro e la poca fantasia la fa da padrona, mentre pare si sia scoperta una nuova teoria della relatività.
Chi ha scavalcato gli “anta” si interroga sui nuovi idoli delle sette note, restando inebetito per una rivoluzione musicale capace d’interessare solo chi sbarca il lunario con offese e critiche che stridono come il gesso non spezzato sulla lavagna. Siamo schietti, manca, oltre alla cultura, la memoria storica.
Negli anni Settanta – altro che dissing! – c’erano gli stornelli a dispetto di Gabriella Ferri e Claudio Villa, ma alle nuove generazioni nessuno ha avuto la buona creanza di raccontare che furono loro, il Reuccio e Gabriellona, i padri fondatori di un genere musicale semplice e garbato, seppur fondato sull’irrisione.
Beninteso era – se vogliamo ancora chiamarlo così – un dissing educato, da avanspettacolo e neanche vietato ai minori. Qui non esistono colpevoli, ma va sottolineata la latitanza della tv, incapace di proporre un passato per certi versi irripetibile.
Soprattutto “irraccontabile” a chi è convinto che Fedez e Tony Effe siano i nuovi Mozart e Chopin.
Massimiliano Morelli
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