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Ponte Milvio come Trude, la città invisibile di Calvino

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ArsMedica

Da Paolo Salonia, portavoce del Comitato Abitare Ponte Milvio, riceviamo e pubblichiamo la seguente ‘lettera al direttore’.

“Caro Direttore, come spesso mi capita, mi sono inevitabilmente trovato a corto-circuitare (passami l’orrendo e spericolato neologismo) due fatti apparentemente lontani, ma a guardar bene drammaticamente tra loro sovrapposti. Del primo già avevo intenzione di scriverti per avanzare un classico “che ne è?”; il secondo mi ha travolto – in verità demoralizzandomi – con la penosa attualità del “fatto di costume” a proposito della folle corsa all’ultimo hamburger.

Entrambi, alla fine, per vie proprie riconducono ai soliti temi della città (uso, decoro, degrado, ecc.) e a quelli di chi l’amministra (più propriamente, fa finta di). Quindi, è arrivato scintillante il corto-circuito. Inizio dal più “antico”.

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Nelle scorse settimane abbiamo potuto assistere ad una ricca, vivace e interessante produzione di commenti (ben 25), espressione di diversificati punti di vista stimolati dal tuo efficacissimo articolo sulla “pratica temporale” alla quale si abbandona il Parroco della Chiesa Gran Madre di Dio che, invece di curare anime, evidentemente preferisce curarne una sola, la pubblicità, come noto “anima del commercio”.

Per quanto con accenti diversi, quasi tutti i commenti – alcuni in modo decisamente perentorio – arrivavano a chiedere una esplicita presa di posizione da parte di tutte le Autorità coinvolte, laiche e religiose, affinché rendessero noto lo stato dell’arte e, soprattutto, assumessero i necessari provvedimenti per dare fine all’ignobile spettacolo del maxi schermo sulla facciata della Chiesa. Ciascuna Autorità per la propria parte.

In sostanza i cittadini, temerariamente, chiedevano niente di più di quello che rappresenta un loro imprescindibile e non negoziabile diritto.

La mia – assai maligna – curiosità attuale è indirizzata a conoscere quale siano stati gli esiti di tali forti e chiare richieste, immaginando si sia determinata una corsa sfrenata tra tonache e abiti civili (i novelli Don Camillo e Peppone) con spinte e sgambetti per assicurarsi il primato nel dar conto del proprio operato ai cittadini ansiosi, contemporaneamente smantellando a mani nude l’orrendo schermo pubblicitario.

Consapevole di non avere io accesso alle “segrete stanze”, viceversa sapendo delle tue entrature tra coloro che possono ciò che fanno, mi rivolgo dunque a te per conoscere quali e quanti esiti progressivi, a tua conoscenza, si stiano palesando nel momento stesso in cui scrivo queste poche ed incerte righe.

Ahimè pronto donchisciottamente a risalir in groppa al mio Ronzinante, lancia in resta ad infilzare nuovamente queste inadeguate Autorità, ben peggiori dei mulini a vento (che almeno quelli servono a qualcosa).

E vengo al recente “fatto di cronaca”, ovvero la fila notturna dei novelli “mortazzi di fame”. Qui non posso esimermi dall’aprire e chiudere una parentesi dolorosa. Preferisco trattare l’argomento con leggerezza e ironia, così mi sono imposto quando ho deciso di scriverti.

Viceversa, la circostanza, ridicola imbarazzante decadente, sarebbe da condannare con violenza per l’oscenità dello spettacolo di giovani inutili (a se stessi e agli altri) che trascorrono  “ingreggiati” la propria nottata a fare una inutile fila per assicurarsi inutili buoni sconto per 52 panini con hamburger, mentre a 2261 km migliaia tra bambini, donne, giovani e anziani, se si salvano dalle bombe, comunque rischiano di morire di fame per mancanza di cibo e di acqua.

I morti di fame veri e i morti di fame per moda. Già questa considerazione chiuderebbe il discorso. Vado ugualmente avanti con il mio corto-circuito.

Perché – estremamente elementare il percorso mentale – i due fatti altro non sono che le facce della stessa medaglia.

Continua ad avanzare la trasformazione antropologica e urbana del quadrilatero intorno a Ponte Milvio e il finale che ogni volta si pensa raggiunto, ineguagliabile e insormontabile è sempre penultimo con la certezza del “bello che deve ancora venire”.

La cinetica è sempre la stessa, con il costante, progressivo, inarrestabile allontanamento delle altre attività commerciali che, con la loro diversificazione, garantivano l’”effetto città” anche a questa zona, per far posto all’omologazione “paninara” della somministrazione di cibo e bevande senza soluzione di continuità… un’unica tavolata di porchetta e birra – o generi simili comunque a omologati nella loro pubblicizzata diversità – che chiude il noto quadrilatero, ermeticamente bloccandolo con i lucchetti del Ponte… Nel caso specifico, chi avrà necessità di una borsa o di una valigia, potrà sempre mettere le proprie cose tra due hamburger…

Abbiamo chiara la visione di cosa è diventata via Flaminia Vecchia? Soprattutto ce l’hanno chiara i nostri Amministratori e, se la risposta è positiva, quale è il loro piano strategico di sviluppo e la loro visione di città?

Quanto avvenuto la scorsa notte è l’ultimo, ma ennesimo, desolante spettacolo andato in onda sul palcoscenico squallidotto della movida pontemollese.

Del resto, se questa è l’”offerta”, inoltre vistosamente sostenuta e alimentata dal messaggio ecumenico che si spande con forza da quella che era la facciata di una Chiesa (il perentorio Alt, non a caso aveva al suo fianco un panino con hamburger), cosa altro possiamo aspettarci?

Che il gregge si ingrossi e avanzi beota, sempre più inutile e stupido consumatore, mai che rischi di diventare cittadino. Questo l’imperativo per una società naturalmente giusta equa e solidale come ci raccomanda persino l’Europa!

Avrei molto ancora da scriverti, caro Direttore, ma non voglio farla troppo lunga.
Per concludere, però, desidero anche io celebrare il centenario di Italo Calvino, anche per dimostrare di possedere un minimo di cultura.

Sicuramente i nostri Amministratori che hanno pianificato eventi distribuiti nel territorio del XV per la stessa celebrazione, avranno letto, con passione e attenzione, uno dei capolavori del Nostro.

Parlo del libricino Le Città Invisibili del 1972 nel quale, con la sensibilità visionaria dell’intellettuale e del poeta, Calvino aveva preconizzato il destino delle nostre città, dei territori e dei luoghi oggi irreparabilmente snaturati e devastati nel profondo dei loro significati e valori da un utilizzo consumistico e mercificato eterodiretto e teleguidato dai poteri finanziari.

Tra le tante città invisibili che un Marco Polo prolifico descrive, come fossero reali, ad un Gran Kan malinconico e disilluso, Zora, Fedora e Trude ben rappresentano la giusta metafora dei processi reali che attualmente sfigurano l’immagine e il genius loci dei siti di interesse storico culturale e paesaggistico, non risparmiando il danno materico agli stessi.

Luoghi “uguali a se stessi” e perennemente uguali tra loro, trasfigurati in improbabili “giocattoli in sfere di vetro”, tutti alla fine indistinguibili poiché riproponenti lo stesso unico modello di “albergo”, di “linguaggio”, di “giornate” da trascorrere, di oggetti, di souvenir… di movida, di cibo e di bevande

Non si tratta, dunque, di una prospettiva immaginifica e distopica: è la realtà consolidata di oggi: “…Era la prima volta che venivo a Trude….altre giornate uguali a quella erano finite guardando atraverso gli stessi bicchieri gli stessi ombelichi che ondeggiavano…”.

Ci stanno costringendo su questo cammino. Abbiamo l’obbligo morale di invertire la rotta. E’ una questione di etica e di cultura.

Chiudo con un ennesimo appello alle Autorità: avete il dovere di dare risposte ai cittadini e non potete continuare a nascondervi come conigli nei vostri offensivi silenzi.

Caro Direttore, ti ringrazio per l’ospitalità che riterrai di darmi”.

Paolo Salonia
Portavoce del Comitato Abitare Ponte Milvio

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2 COMMENTI

  1. Caro Salonia, in qualità di presidente del comitato, perché non avvia una iniziativa, ormai visti i tempi via social, per attivare le istituzioni? Un presidente di municipalità credo sia attento alle iniziative social….purtroppo anche la politica è figlia del tempo

  2. Buongiorno a tutti
    Non posso che concordare con il sig. Salonia che seguo su questo blog e che apprezzo molto.
    Degrado a non finire.
    Altro che trasformazione di un quartiere, qui siamo allo sfacelo assoluto.
    Ho paura che per quante proteste, mozioni, appelli ad un ripristino di normalità e legalità si possano fare, ci sia poco da sperare… Gli interessi economici che ruotano intorno ai proliferare di locali, giri illegali, caos e disordine fanno comodo a tanti amministratori , a scapito di chi qui ci vive, o di chi qui ha comprato una casa( ora svalutata). Le amministrazioni anziché cercare di limitare il degrado, ogni giorno permettono l’apertura di nuovi locali e nuovi dehor.
    Se anche la chiesa Gran Madre di Dio anziché aiutarci nella causa e’ entrata in questo vortice economico e vomitevole ( quello schermo pubblicitario e’ un offesa alla sacralità di un luogo), di speranze ne restano davvero poche. Non riesco neanche più ad entrarci in questa chiesa.
    Non so proprio come le cose possano cambiare: interessi economici di alcuni contro benessere dei cittadini… Non c’è speranza, ma forse sono io che sono pessimista.

    Ringrazio la redazione per lo spazio concessomi
    Marina

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