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    Dovremmo essere tutti come Peppino

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    ArsMedica

    Peppino Impastato, basta nominarlo perché vengano in mente parole come integrità morale e difesa della responsabilità civile.

    Morì quarantacinque anni fa, il 9 maggio 1978, per mano di Cosa Nostra, gente che fantasticava di sovvertire la democrazia e nel contempo di generare panico e spirito di subalternità nei cittadini.

    E fu simbolo di una indipendenza di pensiero, nazionale e civica, che oggi andrebbe rinnovata e fortificata da parte dei giovani. Specie da parte dei giovani giornalisti, da parte di chi approccia al mestiere.

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    Da parte di chi ha scelto la sua stessa professione, per la quale diede la vita, quando lo scoglio della sua libertà, di pensiero e di azione, venne bombardato. Mille contro uno, non “faccia a faccia”. Con quei mille dal volto nascosto, e solo lui a metterci la faccia.

    I cronisti, specie i più giovani, ai quali manca per forza di cose la memoria storica, hanno necessità di interrogarsi e interrogare gli adulti sugli eventi storici e i fatti sociali del nostro Paese.
    E allora proviamo ad aiutarli, nel conoscere la storia. Anzi, le storie. Come quelle, per esempio, di Peppino Impastato.

    Massimiliano Morelli

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