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Liceo Farnesina, lista con nomi di studentesse: indaga la Procura

Un file trovato su un tablet con i nomi di tre ragazze: la Procura apre un’indagine, accertamenti in corso

studentesse liceali
immagine di repertorio
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Una nuova vicenda scuote il mondo delle scuole romane, e questa volta riguarda da vicino il quadrante nord della città di cui la nostra testata si occupa da 19 anni.

Siamo a Vigna Clara, in via dei Giuochi Istmici, dove al liceo scientifico Farnesina è stata avviata un’indagine su quella che viene definita una presunta “lista stupri”, comparsa non su un muro – come accaduto in altri casi recenti – ma all’interno di un tablet utilizzato dagli studenti.

Un elemento che cambia lo scenario e che rende la vicenda ancora più complessa.

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Il ritrovamento sul tablet, l’intervento della polizia

Tutto parte dal ritrovamento, su un tablet condiviso all’interno dell’istituto, di un file contenente i nomi di tre ragazze, tutte minorenni.

Il dispositivo è stato immediatamente sequestrato dalla Squadra Mobile, che ora sta lavorando sui log per risalire a chi abbia creato o diffuso quel contenuto.

Due delle ragazze frequentano il liceo Farnesina, mentre una sarebbe esterna.

La Procura dei Minorenni ha aperto un fascicolo e le tre giovani saranno ascoltate con modalità protette nei prossimi giorni.

Il punto più delicato

A rendere il quadro più grave – e allo stesso tempo più delicato da trattare – è un elemento emerso nelle ore successive.

Secondo quanto riportato in queste ore da più fonti, una delle ragazze presenti nella lista avrebbe raccontato ai compagni di aver subito una violenza sessuale durante una festa privata nel periodo natalizio.

È su questo punto che si concentra ora il lavoro degli inquirenti: verificare se esista un collegamento tra quel racconto e la comparsa dei nomi nella lista.

Un passaggio cruciale, perché segna la differenza tra un episodio gravissimo ma confinato all’ambito di minacce o contenuti offensivi, e un fatto di cronaca ben più drammatico.

La posizione del liceo Farnesina

Sulla vicenda è intervenuto anche il liceo Farnesina con un comunicato ufficiale pubblicato sul sito dell’istituto.

Il dirigente scolastico, Flavio Di Silvestre, parla apertamente di una notizia che ha “profondamente colpito e addolorato” la comunità scolastica, sottolineando come, al di là degli accertamenti in corso, un fatto del genere rappresenterebbe “un atto di violenza gravissimo, totalmente incompatibile con i valori educativi, civili e umani che la scuola promuove ogni giorno”.

Nel comunicato viene ribadita con fermezza la condanna di ogni forma di violenza — fisica, verbale, psicologica o digitale — insieme alla vicinanza a tutte le studentesse e a tutti gli studenti, con il richiamo al diritto a un ambiente “sicuro, rispettoso e tutelante”.

La scuola ha inoltre assicurato piena collaborazione con le autorità, nel rispetto del segreto investigativo e della tutela delle persone coinvolte.

Il dirigente scolastico e lo staff di presidenza si sono detti disponibili ad ascoltare studenti e famiglie e a raccogliere eventuali elementi utili all’inchiesta, ricordando anche la presenza dello sportello di ascolto interno, indicato come uno spazio sicuro e riservato per chiunque senta il bisogno di confrontarsi o chiedere aiuto.

Un intervento che prova a riportare la vicenda dentro un perimetro istituzionale, mentre le indagini proseguono per chiarire quanto accaduto

Una realtà complessa, un passaggio difficile

Il liceo Farnesina è una realtà articolata, con oltre mille studenti distribuiti tra più sedi tra Vigna Clara e quartieri attigui. Un contesto ampio, dove episodi di questo tipo rischiano di avere un impatto forte non solo sulle dirette interessate ma sull’intera comunità scolastica.

In queste ore la priorità resta duplice: da un lato l’accertamento dei fatti, dall’altro la tutela delle ragazze coinvolte. È quindi importante, oggi più che mai, distinguere tra ciò che è accertato e ciò che è ancora oggetto di verifica.

C’è un’indagine in corso. C’è un dispositivo sequestrato. Ci sono testimonianze da raccogliere. E c’è, soprattutto, la necessità di evitare processi sommari – mediatici o social – che rischiano di colpire ulteriormente chi è già in una posizione di fragilità.

Un caso che non nasce nel vuoto

La vicenda del Farnesina non è isolata. Negli ultimi mesi episodi simili sono emersi in altri licei romani.

A fine 2025 una “lista stupri” con nomi di studentesse era comparsa sui muri del liceo Liceo Giulio Cesare, scatenando indignazione e un’indagine per istigazione a reati sessuali.

Poco dopo, un caso analogo era stato segnalato anche al Liceo Carducci.

Quello del Farnesina rappresenta però un salto ulteriore: non solo per il passaggio dal muro al digitale, ma per il possibile intreccio con una denuncia di violenza.

Oltre il singolo episodio

Al di là dell’esito dell’indagine, il caso riporta al centro un tema più ampio: il clima culturale tra i più giovani, il rapporto con il rispetto, il linguaggio e i confini.

Le “liste”, anche quando restano solo parole, non sono mai neutre.

E quando si affacciano dentro una scuola – che dovrebbe essere il luogo della crescita e della tutela – diventano un segnale che non può essere ignorato.

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