
Ci sono voluti sei anni, due mesi e una decina di giorni. Un tempo assolutamente sproporzionato rispetto a quello che si è reso necessario per rimettere in piedi quel cippo abbandonato a terra dal lontano ottobre 2019. Nel frattempo era entrato ormai a far parte del contesto urbano.
Da oltre sei anni, alla fine di via dei Robilant angolo viale Antonino di San Giuliano, a soli duecento metri da Ponte Milvio, un grosso cippo in marmo realizzato nel 1960 era sdraiato a terra.
Ad abbatterlo fu un’auto che gli si schiantò addosso dopo un impatto con un altro mezzo. Accadde il 22 ottobre 2019: un brutto incidente fortunatamente senza feriti gravi, tranne uno. Il cippo, infatti.
Ne abbiamo scritto tre o quattro volte in questi anni, l’ultima lo scorso settembre. Ora plaudiamo al fatto che sia di nuovo a schiena dritta, pur sottolineando che, francamente, lo si poteva raddrizzare molto ma molto prima.
Ma se da un lato a un metro quadro di via dei Robilant è stato restituito il decoro, dall’altro continua a perseverare nella stessa strada la sporcizia con rifiuti ovunque nella cunetta, bottiglie, bicchieri e involucri da cibo gettati dai tifosi che si recano allo stadio.
E non solo: c’è anche una situazione di pericolosità grazie ad alcune mini-centraline elettriche divelte, penzolanti, scoperte e soprattutto con i fili a vista. Saranno cinque o sei anni che stanno così, testimone ne è la cronologia di Google Street View.
Insomma: quando si vuole, si fa. Peccato che qui, per arrivare a una cosa semplice come rimettere in piedi un cippo, servano anni e anni, mentre per il resto – rifiuti, incuria, fili scoperti – sembra valere la regola opposta: lasciare tutto com’è, finché non succede qualcosa.
E a quel punto, come sempre, ci si accorgerà che “era da tempo” e che “bisognava intervenire”. Sì: da cinque o sei anni. Da oltre sei anni. Da una vita, praticamente.
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