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Avitabile e Servillo, due grandi voci del Sud all’Auditorium

Sabato 10 gennaio “Duet” porta a Roma musica, parole e identità

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C’è un Sud che non ha bisogno di coordinate geografiche per farsi riconoscere. È fatto di storie, di fatica, di dignità, di speranze che non si arrendono.
Ed è proprio questo Sud, più umano che cartografico, quello che Enzo Avitabile e Peppe Servillo portano a Roma sabato 10 gennaio, alle 20, all’Auditorium con il progetto “Duet”.

Uno spettacolo essenziale nella forma — una formazione in trio, suoni acustici, pochi orpelli — ma densissimo nei contenuti.

Perché quando si mettono insieme due artisti che hanno attraversato oltre trent’anni di musica italiana restando sempre riconoscibili, personali, mai accomodanti, quello che ne viene fuori non è un semplice concerto, ma un racconto condiviso.

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Enzo Avitabile, un linguaggio musicale inconfondibile

Enzo Avitabile è uno di quei musicisti che sfuggono a qualsiasi etichetta. Sassofonista, cantante, compositore, capace di mescolare soul, tradizione napoletana, ritmi africani e spiritualità popolare, ha costruito negli anni un linguaggio tutto suo.

Brani come “Mane e mane”, “Salvamm ’o munno” o “Canta Palestina” raccontano bene la sua cifra: una musica che tiene insieme la strada e la ricerca, la festa e l’impegno, la devozione e la rabbia civile.

Nelle sue canzoni convivono soprattutto le persone, gli ultimi, quelli che di solito restano fuori dai riflettori ma che, nella sua musica, diventano centro del racconto.

Peppe Servillo, la voce che interpreta le parole

Peppe Servillo, voce storica degli Avion Travel, porta invece sul palco una cifra diversa ma perfettamente complementare: quella del narratore elegante, teatrale, capace di passare dalla leggerezza alla malinconia con una naturalezza disarmante.

Canzoni come “Sentimento”, “Dormi e sogna” o “Mi sei scoppiato dentro al cuore” (che ha segnato anche il grande pubblico) raccontano un modo di cantare che è prima di tutto interpretazione, attenzione alla parola, gusto per la sfumatura.

La sua è una voce che non si limita a eseguire, ma costruisce atmosfere, personaggi, piccoli mondi emotivi.

Il Sud come uno stato d’animo, non un confine

In “Duet” i due ripercorrono alcuni dei loro brani più iconici, affiancandoli a canzoni di altri autori a cui sono legati per affinità artistiche e umane.

Accanto a loro, Gianluigi Di Fenza alla chitarra ed elettronica ed Emidio Ausiello alle percussioni, per un suono che resta intimo ma mai povero, capace di aprirsi, all’occorrenza, a suggestioni più ampie.

Il filo che tiene insieme tutto è proprio quel Sud che Avitabile e Servillo cantano da sempre: non solo come luogo, ma come condizione dell’anima. Un Sud che cerca riscatto nella cultura, nella memoria, nella mescolanza, nel dialogo tra identità diverse.

Un Sud che non chiede compassione, ma ascolto. Che non si chiude, ma si mette in relazione. E che nella musica trova, da secoli, uno dei suoi strumenti più potenti per trasmettere storie, ferite, ma anche possibilità.

“Duet” è un invito raro

In un tempo che spesso corre veloce e superficiale, “Duet” è un invito raro: fermarsi, ascoltare, riconoscersi nelle storie degli altri. Non per nostalgia, ma per ritrovare un senso di comunità che la musica, quando è vera, sa ancora costruire.

All’Auditorium, con Avitabile e Servillo non andranno in scena solo due grandi carriere, ma un’idea di canzone che mette al centro le persone, le loro domande, la loro dignità. Ed è forse questo, oggi più che mai, il regalo più prezioso che un concerto possa fare al suo pubblico.
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