
“Il cantico delle creature” è il testo poetico più antico della letteratura italiana essendo stato composto nel 1224 da San Francesco d’Assisi, due anni prima della sua morte avvenuta all’età di 44 anni.
Stefano Mancuso, neuroscienziato, ecologo e grande esperto di alberi (è autore di numerosissimi libri tutti dedicati alla complessità e bellezza degli alberi) prende lo spunto proprio dal “Cantico di Frate Sole” per raccontare – da scienziato ma anche da straordinario appassionato della natura – la bellezza e complessità della Creazione con il suo libro “Il Cantico della Terra” (Editori Laterza).
Il Cantico di Francesco è un inno al Signore dove le parole e strofe (o più correttamente lasse) sono il frutto di una profonda comprensione da parte del poverello d’Assisi del mistero della vita: non c’è nulla di casuale.
Sebbene il Santo non potesse avere particolari conoscenze scientifiche (ignorava ad esempio che “sorella Luna” è fondamentale alla sopravvivenza del pianeta in quanto mantiene costante magnetismo e inclinazione terrestre) le sue intuizioni hanno dello straordinario.
Ed è proprio Mancuso, partendo da “frate Sole” e arrivando “a sora nostra morte corporale” che attraverso le parole di Francesco e le attuali conoscenze scientifiche ci porta a vedere la bellezza del Creato con gli occhi di Francesco.
“Il cantico della terra”, scritto da chi e per chi ama profondamente la natura, è un libro bello da leggere ma soprattutto comprendere.
Francesco Gargaglia
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