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    “Il cavalletto di Siviglia” di Paolo Zagari, romanzo visionario e magnetico

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    Galvanica Bruni

    Il cavalletto di Siviglia” è l’ultimo romanzo di Paolo Zagari, scrittore, critico cinematografico, regista e produttore, già vincitore del Premio Ilaria Alpi, di cui a inizio 2025 abbiamo recensito la precedente opera “Un caso per Maraschino”, un giallo che si snoda tra i quartieri di Roma, fra i quali Vigna Clara, Ponte Milvio e Tor di Quinto.

    Oggi parliamo invece de “Il cavalletto di Siviglia”, un romanzo visionario e magnetico che si snoda lungo il Grande Raccordo Anulare della capitale, con incursioni anche a Roma Nord, sulla Cassia: “… Il termine scorrimento non si addice alla via Cassia in nessuna ora del giorno e della notte, eppure in quel preciso frangente risultava sorprendentemente e spettacolarmente libera. Sulla destra la pasticceria Dolce Cassia poi l’incrocio con Grottarossa, Tomba di Nerone, lo slargo col cinema ora diventato teatro, poi l’ospedale San Pietro…

    La trama

    Roma, ora blu. Immerso nel traffico del GRA un quarantenne qualunque, Mario Silla, compie un gesto minimo e rivoluzionario: si ferma per salvare un gatto nero ferito. Lo chiamerà Mozzo. Da quell’istante, la realtà inizia a scomporsi.

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    Rientrando a casa, trova l’appartamento svuotato dei mobili e degli affetti. Non si dispera Mario, non gioisce. È iniziata un’altra vita da percorrere lasciandosi trascinare in una folle corsa notturna dove gli avvenimenti e gli incontri si susseguono comici, disperati, sentimentali, essenziali e inafferrabili.

    Tra sogno e realtà

    Con Il cavalletto di Siviglia, Paolo Zagari costruisce un romanzo dove l’azione è magnete e specchio: ciò che accade è sempre vero — ma su un piano sfalsato, simbolico, in cui sogno e città si rincorrono.

    Mario Silla attraversa una galleria di stati d’animo e personaggi difficili da dimenticare.

    In una Roma antiretorica incontra veterinari illuminati, mogli implacabili, rapinatori mascherati, madri e figlie assatanate, Jack il tossico con la con la nonna partigiana, una poliziotta che legge nel pensiero, un impostore vestito da santone e un santone travestito da impostore.

    Anche i sentimenti, diretti, urticanti, teneri vengono attraversati senza ipocrisia: l’amore, la rabbia, la gioia, il distacco, la speranza, l’ironia, la morte.

    Il cavalletto di Siviglia è una favola urbana ironica e vertiginosa con una scrittura brillante, dialoghi affilati, scene che restano negli occhi. E Zagari è uno scrittore che parte dal reale per scardinarlo: usa l’ironia come lama e il ritmo come bussola, dando vita a storie in movimento continuo, come le città e le vite che sceglie di raccontare.

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