
Torna in libreria Cristina Cassar Scalia e torna con il vicequestore Vanina Guarrasi, protagonista di una delle serie di gialli più lette in Italia.
Con Mandorla amara, uscito a novembre 2025 per Einaudi, l’autrice siciliana riporta in scena la sua investigatrice con un caso che colpisce fin dall’immagine iniziale: uno yacht alla deriva, sette cadaveri a bordo e un avvelenamento che lascia pochissimo spazio alle interpretazioni.
È l’inizio di un’indagine che affonda nelle ombre più sottili della Sicilia contemporanea.
Sinossi
È una mattina d’estate quando l’avvocata Maria Giulia De Rosa e il medico legale Adriano Calí, in gita in mare aperto, captano un messaggio della capitaneria e si avvicinano a una lussuosa imbarcazione apparentemente in balia delle onde. A bordo trovano sette persone morte, probabilmente avvelenate con una sostanza che Calí collega subito al cianuro. Un dettaglio, però, emerge immediatamente: un innocuo “latte di mandorla”, che di innocuo sembra avere ben poco.
La notizia richiama Vanina Guarrasi a Catania, interrompendo una pausa che era durata appena il tempo di respirare. L’indagine prende forma tra tensioni familiari, affari opachi e una Sicilia che non smette mai di mostrare il suo doppio volto, luminoso e inquieto. In questa storia, anche il commissario in pensione Biagio Patanè fa capolino, seppur a distanza, quasi a testimoniare una sorta di passaggio di testimone ormai consolidato.
L’identità siciliana
Il nuovo romanzo conferma la capacità di Cristina Cassar Scalia di costruire gialli solidi, ben documentati e profondamente radicati nell’identità siciliana.
La Sicilia, in Mandorla amara, non è solo l’ambientazione: è un personaggio vivo, caldo, a
tratti soffocante, a tratti ammaliante. La costa, il mare, la Catania estiva, la luce bruciante di luglio dell’isola di Salina creano un’atmosfera che accompagna ogni passo dell’indagine e aggiunge densità emotiva alla narrazione. Per non parlare dell’uso del dialetto siciliano nei dialoghi che risulta sempre divertente.
Vanina Guarrasi resta un personaggio di grande forza e umanità. Non è mai l’eroina impeccabile: è determinata, competente, istintiva, con una vita personale che torna e riaffiora senza mai imporsi, ma senza essere nascosta. È questa complessità a renderla tanto riconoscibile e amata dai lettori. La trama si apre con una scena che cattura subito e mantiene una buona tensione fino alla fine. Il “latte di mandorla”, trasformato in pista investigativa, è una trovata narrativa che lega insieme atmosfere, tradizioni e inganni con un finale inaspettato.
Punti di forza
Tra gli aspetti più riusciti c’è sicuramente l’ambientazione, resa con una vividezza che pochi autori contemporanei sanno replicare. La Sicilia non è mai decorativa, e in questo romanzo lo è ancora meno: accoglie e respinge, affascina e inquieta, ed è parte integrante della tensione narrativa.
Anche Vanina si conferma una protagonista capace di reggere l’intero impianto: forte e fragile, sempre in equilibrio tra dovere e vita privata. L’intreccio, poi, nasce da una scena d’apertura folgorante e prosegue con ritmo costante, ben calibrato tra rivelazioni e silenzi. L’attenzione al dettaglio — investigativo, psicologico e ambientale — è assai curata.
Qualche nota critica
Chi segue da anni la serie potrebbe notare come Mandorla amara resti volutamente all’interno del solco tracciato dai precedenti romanzi. Nessuna rivoluzione, nessun cambio di tono radicale: l’autrice sceglie la continuità.
Se da una parte questa decisione rassicura, dall’altra potrebbe lasciare qualcuno con la sensazione di aver già respirato alcune atmosfere, a eccezione del finale: questa volta veramente inaspettato, forse un filo sopra le righe.
Inoltre, la ricchezza descrittiva della Sicilia — soprattutto nelle pagine più calde e luminose — rischia in qualche tratto di rallentare il ritmo per chi cerca una tensione più incalzante.
Un giallo che profuma d’estate
Mandorla amara è comunque un giallo solido, coinvolgente, costruito con mestiere e sensibilità. Conferma Cristina Cassar Scalia come una delle firme più affidabili del genere capace di scrivere un romanzo che profuma d’estate, di mare, di mandorle e di segreti: un mix che funziona e che conquisterà molti lettori.
Fabrizio Giorgio Azzali
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Io ho letto tutti i libri di Cristina dal primo comprato per caso (Sabbia nera) all’ultimo uscito.
Mi sono piaciuti tutti però nell’ultimo posso criticare che ci sono troppe frasi in catanese che io che sono di Firenze a volte capisco poco….peccato.
Cmq brava!!!