
La visione è affascinante: una città policentrica, sostenibile, dove ogni servizio essenziale—scuola, sanità, uffici pubblici, negozi, cultura, sport—sia raggiungibile a piedi o in bicicletta in un quarto d’ora.
Una “Roma dei 15 minuti”, come la immagina la giunta capitolina, sembra quasi un film francese ambientato nel Marais.
Peccato che Roma non sia Parigi. E che, soprattutto, questa idea ignori completamente la realtà fisica, sociale e infrastrutturale della capitale. Nel momento in cui si prova a calarla nei quartieri, l’utopia si sgonfia.
Anziani e mobilità dolce: l’ossimoro perfetto
Secondo l’OMS è anziano chi supera i 65 anni. A Roma parliamo di quasi un cittadino su quattro. Pretendere che un settantenne o un ottantenne si muova quotidianamente in bici o in monopattino è un esercizio di fantasia, soprattutto in quartieri collinari, con marciapiedi sconnessi e pendenze degne di una tappa appenninica del Giro.
E non è solo un tema di età. È un tema di sicurezza, di comfort, di buon senso.
Bambini e nidi: la prossimità che non c’è
In teoria, nel modello dei 15 minuti, un genitore dovrebbe trovare un nido vicino casa. In pratica, a Roma:
- i nidi comunali sono insufficienti rispetto alla domanda;
- molte famiglie devono rivolgersi a strutture private, spesso lontane;
- gli spostamenti avvengono inevitabilmente in auto, perché portare un bambino di pochi mesi in bicicletta è poco sicuro.
Mobilità elettrica: la grande illusione
La giunta spinge su auto elettriche e ibride come se fossero la panacea di tutto. Ma la realtà economica è un’altra. Un pensionato che vive con 700 euro al mese non può permettersi una vettura da 20mila euro, anche con incentivi.
Le criticità sono sotto gli occhi di tutti:
- costi proibitivi dei veicoli elettrici;
- colonnine poche e spesso fuori servizio;
- autonomia ridotta in una città collinare;
- tempi di ricarica incompatibili con la vita reale.
Non a caso l’ingegner Giampaolo Dallara uno dei massimi esperti in tema mobilità e sicurezza ha dichiarato: “Io non credo razionalmente nell’elettrico”.
Roma, con la sua morfologia e le sue distanze, è l’ultima città dove questo modello può diventare universale.
Servizi lontani: il caso emblematico di Ponte Milvio
Facciamo un test semplice: partire da Ponte Milvio e provare a raggiungere i servizi essenziali usando solo mezzi pubblici. Il risultato è impietoso.
Uffici anagrafici
L’ufficio più vicino è quello di Prima Porta: 48 minuti con i mezzi pubblici, 41 minuti in bicicletta. Calcolate voi stessi la distanza da casa vostra.
Lo sportello di via Riano a Ponte Milvio, l’unico davvero vicino, è stato chiuso da anni. Anche quello al Villaggio Olimpico è stato chiuso.
Sanità
La ASL di viale Tor di Quinto era raggiungibile a piedi. È stata chiusa e trasferita a Prima Porta lasciando solo alcune prestazioni nel poliambulatorio all’interno del Ministero degli esteri. Un trasferimento che dimostra quanto la “città dei 15 minuti” sia priva di coordinamento con gli enti che gestiscono davvero i servizi.
E lo Stadio Olimpico? Anche lo svago è a 15 minuti?
Nel modello della giunta anche lo svago rientra tra i servizi essenziali. Perfetto. Applichiamolo allo Stadio Olimpico. Ogni partita porta migliaia di auto che invadono Ponte Milvio, via della Farnesina, viale Tor di Quinto, fino a piazza dei Giochi Delfici, distante 27 minuti a piedi.
Come si va allo stadio nella città dei 15 minuti? A piedi? In bici? Con la bacchetta magica? Con la scopa elettrica?
Sognare serve. Ignorare la realtà molto meno
Le visioni sono necessarie. Ma vanno costruite sulla città reale, non su un rendering patinato. La “Roma dei 15 minuti”, così com’è concepita oggi, non tiene conto dei quartieri, dei pendolari, degli anziani, della carenza di servizi, della geografia collinare e della debolezza del trasporto pubblico.
È un sogno affascinante, certo. Ma resta un sogno. Finché non si parte da ciò che Roma è, questa idea rimarrà ciò che oggi appare: una grande, bellissima, irrealizzabile utopia.
Fabrizio Giorgio Azzali
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Praticamente un universo parallelo. Una visione. Che non esiste a Roma. Anche un bambino capirebbe che è inapplicabile. Sembra di essere costantemente in campagna elettorale, in un perenne “facìte ammuina” ma con idee bizzarre, progetti inutili, realizzazioni discutibili. Risultato? Un caos totale.
In questo caso, alla inevitabile e facile ironia, dovrebbe subentrare lo sdegno… sdegno per essere trattati dalla politica come degli imbecilli; perchè la politica, sempre alla ricerca di facili consensi è proprio questo che fa. Come nel caso delle “regionali” dove nonostante le tante batoste subite sono usciti tutti VINCITORI…invece di nascondersi per il fatto che più del 50% dei votanti non è andato alle urne, si sono presentati in TV sorridenti e trionfanti….che vergogna! Non si rendono conto (o fanno finta) che dove non c’è partecipazione non c’è neppure DEMOCRAZIA!
Fanno finta di non vedere che gli italiani, stufi delle loro inutili polemiche in fin dei conti li ignorano e non li ritengono neppure meritevoli di una croce su una scheda elettorale.
Nel quartiere Flaminio, dove ci sono molti anziani, invece di rifare i marciapiedi tutti divelti, hanno fatto un’altra bella pista ciclabile in mezzo a Via Guido Reni, giusto per allocare dei fondi.
Una paziente da Labaro per arrivare a fare delle cure al S. Spirito, impiega due ore e mezza, con i mezzi pubblici. Il 32 che passa a Ponte Milvio si fermava a Piazza Risorgimento, ora è indietreggiato e si ferma a Giulio Cesare. Non solo non abbiamo una metropolitana efficiente, ma le linee degli autobus sono delle vere e proprie diligenze.
Concordo con alcune opinioni espresse prima della mia, ma non è corretto dire che lo sportello anagrafico del villaggio Olimpico, cioè Piazza Grecia è chiuso. L’ho visto aperto oggi alle 16.15, e risulta aperto sul sito del Comune
Concordo con le precedenti opinioni. Aggiungo che specialmente il quadrante di Romanord è sempre penalizzato: invece di migliorare il servizio pubblico negli ultimi anni è stato peggiorato. Il 301 ,che arrivava a piazza Augusto Imperatore si ferma a Lepanto ,il 32 che arrivava a piazza Risorgimeno si ferma a viale Giulio Cesare e il governo ha tolto i fondi per la metro C a Farnesina. Peggio di così…