
Una sentenza destinata a far discutere, soprattutto a Roma Nord. La Corte di Cassazione ha infatti condannato il Campidoglio sulla vicenda dei rumori e delle polveri emesse dall’Olimpica (il cui nome esatto è via del Foro Italico) nel tratto che scorre a ridosso delle palazzine tra la galleria Fleming e l’ingresso della galleria Giovanni XXIII.
È un punto dove il traffico passa accanto o addirittura sopra le finestre senza barriere e senza protezioni, con un flusso continuo di auto e moto che non si ferma mai, né di giorno né di notte. La strada corre sopraelevata, poi si abbassa, poi risale verso la galleria Giovanni XXIII, passando a pochi metri dalle abitazioni.
Mezzo milione di euro e barriere fonoassorbenti
A rivolgersi ai giudici una cinquantina di residenti esasperati dai superamenti dei limiti acustici e dall’esposizione costante alle polveri sottili. Dopo un lungo percorso giudiziario, la Cassazione ha condannato il Comune di Roma a risarcire con 10mila euro ogni ricorrente e, in quel tratto, a installare barriere fonoassorbenti e introdurre il limite di 30 km orari.
Una decisione che ribalta l’impostazione dei primi gradi di giudizio, dove si condannava il Comune a versare 2mila euro a ogni ricorrente proponendo agli stessi di intervenire autonomamente dentro le proprie case (come infissi speciali).
La Suprema Corte ha invece affermato con chiarezza che è il Comune a dover ridurre rumore e polveri alla fonte, con opere strutturali e non con soluzioni fai-da-te.
E ora?
Oltre a sborsare circa mezzo milione di euro, il Campidoglio dovrà progettare e installare le barriere fonoassorbenti, stabilire i nuovi limiti di velocità e mettere mano a un’infrastruttura che, da anni, non è mai stata adeguata ai parametri ambientali imposti dalla legge. E non è un obbligo generico: è un ordine preciso della Cassazione, dunque non rimandabile.
Ed è proprio questo il punto che fa tremare i tecnici del Campidoglio. La decisione riguarda solo i ricorrenti dell’Olimpica, ma la motivazione dei giudici è chiara e vale per qualunque contesto in cui rumore e polveri superino stabilmente i limiti.
Significa che, in teoria, molti altri romani potrebbero seguire lo stesso percorso e fare causa al Comune sulla base di questa sentenza della Cassazione, in particolare quei romani che vivono in vialoni e strade a maggior impatto ambientale come per esempio via Cassia, via Tuscolana, via Palmiro Togliatti e altre.
Chi vive lungo queste strade conosce bene gli effetti del traffico sotto casa: finestre sempre chiuse, qualità dell’aria discutibile, rumore continuo, vibrazioni.
Ma la Cassazione ha detto che tutto questo non può essere considerato “normale”.
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E al Comune che gliene frega…mica pagano di tasca loro…useranno i nostri soldi!
Certo 30 km orari … andiamo a piedi no ? Che vergogna ! Ok per le barriere basta che siano esteticamente belle e non sempre brutture che rovinano la nostra capitale ! Costruissero sottopassaggi per le auto visto .. ma 30 km su una tangenziale è ridicolo! E piu pericoloso !