
È notizia di queste ore, la manovra di bilancio appena varata dal governo prevede il definanziamento di alcuni interventi per la realizzazione delle metropolitane in diverse città italiane. Tra queste c’è Roma, che perderebbe 50 milioni di euro destinati alla Linea C, il cantiere più importante e complesso della Capitale.
Una sforbiciata che rischia di rallentare, se non addirittura bloccare, il prolungamento verso Clodio-Mazzini e Farnesina, tratte ritenute strategiche per la mobilità urbana e per l’interconnessione con la linea A e la rete ferroviaria.
Un colpo ai cantieri già in corso
La riduzione dei fondi, prevista per il 2026, non è un mero dato contabile: quei 50 milioni erano necessari per stipulare la convenzione con la stazione appaltante e consentire la continuità dei lavori.
L’assessore alla Mobilità di Roma Capitale, Eugenio Patanè, ha parlato di “un colpo alla città”, spiegando che un’ulteriore sospensione della linea C “significherebbe mettere a rischio la programmazione dell’intera rete metropolitana”.
La Metro C, nata per collegare il quadrante est di Roma con il centro storico e la zona di Prati, ha già assorbito miliardi di euro di investimenti. Ogni ritardo, in questa fase, comporta costi aggiuntivi e rischia di vanificare anni di progettazione e scavi.
Roma Nord penalizzata (ancora una volta)
Per la seconda volta in pochi anni, la mobilità romana viene penalizzata da un taglio governativo.
Era, infatti, il 2023 quando il Ministero dei Trasporti definanziò i lavori di chiusura dell’anello ferroviario, proprio nel momento in cui la progettazione era quasi arrivata a conclusione e i cantieri sarebbero partiti nell’anno successivo.
Anche in quel caso Roma Nord — con la tratta Vigna Clara-Tor di Quinto-Nomentana — fu la principale penalizzata, lasciando in sospeso un’opera attesa da decenni.
Ora la storia sembra ripetersi, ma su una scala ancora più grande: una metropolitana che avrebbe dovuto alleggerire il traffico cittadino rischia di fermarsi di nuovo al palo.
Città contro governo, maggioranza contro sé stessa
Il definanziamento ha acceso un confronto politico immediato.
Dal Campidoglio e dai banchi dell’opposizione in Parlamento sono arrivate accuse durissime al governo, reo di colpire la capitale tagliando fondi essenziali per le sue infrastrutture.
Ma la polemica non si ferma qui: divisioni emergono anche all’interno della stessa maggioranza, con esponenti moderati che giudicano “incomprensibile” ridurre gli investimenti su un nodo urbano cruciale come Roma.
Dietro la decisione, spiegano fonti ministeriali, ci sarebbe la necessità di “rimodulare la spesa” nel bilancio 2026. Ma per Roma, città che vive quotidianamente il dramma del traffico e dell’inefficienza del trasporto pubblico, questo suona come l’ennesimo sacrificio imposto alla capitale.
Perché quei 50 milioni contano
Cinquanta milioni possono sembrare una cifra marginale in un’opera da oltre 3 miliardi. Ma in realtà rappresentano il ponte finanziario che consente di non interrompere i lavori tra una tranche e l’altra.
In assenza di quei fondi, la stazione appaltante non può firmare nuovi contratti, le imprese rallentano le attività e l’intero cantiere rischia di restare fermo per mesi, con danni economici enormi e inevitabili ricadute sui costi finali.
Una capitale senza respiro
Roma, città che ospita milioni di spostamenti quotidiani, continua a pagare lo scotto di un sistema di trasporti incompleto e frammentato.
Le grandi infrastrutture come la Metro C e l’anello ferroviario rappresentano l’unica via per alleggerire il traffico e ridurre l’inquinamento. Ma ogni taglio, ogni ritardo, ogni definanziamento allontana l’idea di una città europea, moderna, efficiente e sostenibile.
Se la manovra non verrà corretta in Parlamento, Roma rischia di dire addio — ancora una volta — a un’opera strategica. (CC)
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Ma al governo cosa importa finanziare i servizi per i cittadini, per loro l’importante è dirottare i soldi ad acquistare armi per accondiscendere i voleri del nuovo king d’oltreoceano che vuole farci comprare le armi da lui
Egregio Signor Giacomo s. c., ma c’è qualcuno a Nord Italia che definanzia la opere ferroviarie al Centro Sud per dirottare i fondi a Nord. Per fortuna la Corte dei Conti ha bloccato l’inutile ponte sullo stretto. Inutile viste le pessime condizioni e l’insufficiente sviluppo delle reti stradali e ferroviarie.
Benissimo: se forze militari estranee dovessero attaccare l’Italia andrà Lei, a mani nude,a fermarle? Non siamo l’unico Paese della UE ad aver preso questi provvedimenti, noi siamo furbi e gli altri scemi?
Ancora una volta si penalizza un quadrante della città destinato a rimanere privo di servizio pubblico! La metro C dovrebbe arrivare non soltanto alla Farnesina, ma percorrere tutta la Cassia fino alla Storta!! E invece si tolgono soldi sempre alle cose più importanti per i cittadini di Roma nord. Invece di migliorare si peggiora, ci hanno tolto pure il 301 fino al centro, non c’è un mezzo che porti alla stazione…A questo punto il comune, per non perdere tutti i soldi già spesi per quest’opera, dovrebbe dirottarvi somme destinate ad altre opere meno indispensabili.
Potrebbero dirottare i fondi che intendono utilizzare per il tram 2 che è sicuramente meno utile della metropolitana.
Sicuramente questa è solo una Sua convinzione…
Brava Marina, la penso allo stesso modo, una linea metro che percorra tutta la Cassia , con ampi parcheggi di scambio, alleggerirebbe il traffico, anche di pendolari dai paesi vicini, e contribuirebbe a migliorare la qualità della vita e le finanze da chi è costretto all’automobile per mancanza di alternative..Ma perché c’è una metro C che arriva a Pantano-Montecompatri e si fanno tante storie per Roma Nord, dove tra l’altro ampie zone di verde permetterebbero linee di superficie senza perforazioni.? tra l’altro si dice che non ci sono soldi per la C, ma chiedere ai super-miliardari, tipo Gates o a Musk di pagare per una nuova metro e dare il proprio nome all’opera , non ci ha pensato nessuno? e c’è ancora chi evoca a confronto l’inutilità del ponte sullo stretto!! finché non si capisce che solo investimenti sostanziosi e ambiziosi possono cambiare qualcosa, magari sacrificando la dispersione in briciole di finanziamenti superflui, non abbiamo speranze di futuro. Con queste mentalità retrograde non avremmo San Pietro, fontana de Trevi e le opere che il mondo ci invidia.. tutte furono fatte a spese di un popolo in miseria, ma pensate per il futuro. Dobbiamo scegliere tra la stagnazione e il progresso, in questo regimi monocratici , come quelli che crearono le opere che ci onorano, possono essere avvantaggiati , vedi la Cina di oggi , e la democrazia si riduce troppo spesso a lotte tra poteri, per qualcuno più influente i soldi ci sono, ci sono sempre stati….