
Strasemplificando, è tutta colpa di Berio. Già perché fu lui, diventato nel 2000 sovrintendente dell’Accademia di Santa Cecilia, lui che era convinto che la sede di un organo fosse necessariamente in Chiesa, fu lui a decidere di non procedere alla realizzazione dell’organo nella sala principale dell’Auditorium Parco della Musica. Il progetto, già approvato Da Renzo Piano, deus ex machina del complesso, e dal comune di Roma, non vide mai la luce. Ed è da allora che il maestro Giorgio Carnini, organista di fama internazionale, combatte la sua battaglia perché Roma abbia nel suo tempio della musica anche un organo degno della sua Storia. Nasce per questo nel 2011 il festival ‘Un organo per Roma’, giunto alla sua decima edizione in 14 anni, saltando il covid.
E questo non è che il contesto. Il regalo più importante che questa sera Santa Chiara fa ai suoi parrocchiani, grazie a Don Andrea Manto, che ne tiene saldamente le redini anche se con fatica, è la scelta del programma del concerto di stasera, tutto dedicato a Marco Enrico Bossi.
Mentre in chiesa si provava, abbiamo chiesto al maestro Carnini, in sacrestia per non disturbare i musicisti, di parlarci di questo compositore così importante ma così poco noto ai più.
“Niente a che vedere con la politica – ci dice con un sorriso malizioso – nessuna parentela con Umberto e nessuna raccomandazione dall’alto. Come pare si usi adesso. Bossi, nato il 25 aprile del 1861 e morto il 20 febbraio di esattamente un secolo fa, è una figura notevole nel firmamento musicale a cavallo tra il IXX e il XX secolo, dimenticato come è successo a buona parte del panorama musicale italiano di quegli anni, che pure ebbe momenti di gloria anche di livello internazionale”
VCB. E Santa Chiara come si è inserita nel progetto?
“Santa Chiara è stata una sorpresa. Per la sensibilità del suo parroco, che è veramente un’amante della musica e lo ha dimostrato con lo sforzo fatto per il restauro di quest’organo storico, che era l’organo dell’auditorium della Rai al Foro Italico; e per la competenza del pubblico.”
VCB. Restauro ben riuscito”?
“Ha ancora bisogno di qualche aggiustamento, ma è un organo in grado di suonare qualunque cosa.”
A eseguire stasera Bossi, Carnini ha chiamato Andrea Macinati, all’organo, Naho Yokoyama, soprano e Massimo Bacci, violino.
Li abbiamo incontrati alla prova di ieri in chiesa, approfittando di una pausa per rivolgere loro qualche domanda, cominciando da un violino uscito da una leggendaria bottega del settecento.
Bacci. “Non c’è paragone tra le innumerevoli partiture per violino e pianoforte e le pochissime per violino ed organo. Eppure, l’abbinamento di questi due strumenti, il vibrato del violino che entra in empatia con quello della canne dell’organo, produce un’emozione di un’intensità che con il pianoforte non si raggiunge. Se poi ci si mette insieme anche il canto di una bella voce di soprano, i vibrati diventano tre e l’emozione è veramente straordinaria”.
Yokoyama è venuta a studiare canto lirico in Italia – nella sua patria, dice – a 16 anni, dopo i diplomi in canto e in pianoforte in Giappone ed ha conosciuto Bossi grazie a Carnini che l’ha chiamata per questo concerto.
“Una vera e propria scoperta. Musiche straordinarie che si cantano con grande piacere. E’ anche la prima volta che ho occasione di cantare accanto alla maestosità dell’organo ed è veramente una sensazione meravigliosa.
“Una scoperta reciproca”, commenta Carnini.
Andrea Macinati è il più importante studioso di Bossi che ci sia in Italia al momento. Autore anche di un’edizione critica della sua opera, la prima pubblicata nel suo Paese. Marco Enrico è stato studiato e suonato all’estero più che da noi.
“Ho vissuto accanto a lui per 30anni. E ho avuto modo di conoscerlo bene. Come tanti altri musicisti di quel periodo, negli anni ’50 se ne è cancellata la memoria perché li si è ritenuti contaminati dall’esecrabile virus fascista. Un grande musicista, ma anche una persona di uno spessore notevole. Uno che, a 18 anni, ha coraggiosamente mollato gli studi a Milano perché dopo una visita al Conservatorio di Saint-Saëns, si è reso conto che lo studio dell’organo in Italia non era all’altezza degli altri paesi europei e si è messo a studiare da solo. Raggiungendo livelli altrimenti impossibili. Uno che ha rivoluzionato la composizione per organo e, negli istituti di cui è stato responsabile, anche il metodo di studio dello strumento. Uno che, arrivato morto a Le Havre, per un’otite degenerata in emorragia cerebrale a bordo della nave che lo riportava in Europa dopo una trionfale tournée negli States, è tornato in Italia scortato dai Corazzieri Reali che lo erano andati prendere lassù e per la cui scomparsa è stato proclamato il lutto nazionale.
Insomma – lo avrete capito – decisamente, un concerto da non perdersi.
Michele Chialvo
Fonti
- Accademia Nazionale di Santa Cecilia: https://www.santacecilia.it
- Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone: https://www.auditorium.com
- Festival “Un organo per Roma”: http://www.unorganoperroma.it
- Biografia Marco Enrico Bossi (Treccani): https://www.treccani.it/enciclopedia/marco-enrico-bossi
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