
Gentile Direttore,
ieri mattina, galvanizzata dal vostro annuncio su VignaClaraBlog.it circa l’“Open Day” per la carta d’identità elettronica a Prima Porta, mi sono messa puntuale come un orologio svizzero davanti al computer. Ore 9:00 spaccate. Click. Login. Respiro trattenuto come ai tempi della maturità.
Risultato? Un messaggio degno della Settimana Enigmistica:
“La sede non offre al momento disponibilità per prenotare un appuntamento. Si prega di riprovare in un secondo momento, altri cittadini potrebbero cancellare nel frattempo il loro appuntamento.”
Ora, capisco la suspence. Capisco il brivido del “riprova, sarai più fortunata”. Ma, mi domando: davvero la CIE si ottiene solo con la stessa probabilità con cui si vince alla lotteria del supermercato?
Non pago del primo rifiuto, ho insistito. Ho riprovato più e più volte nel corso della giornata, come un’innamorata respinta che manda messaggi a raffica. Ma niente. Sempre lo stesso messaggio, sempre lo stesso muro invisibile.
E allora mi sorge spontanea una domanda: ma perché Roma deve essere l’unica città d’Italia in cui la carta d’identità elettronica diventa una caccia al tesoro, anzi, una missione impossibile?
A Milano o a Bologna, raccontano amiche e parenti, entri in Comune e in pochi giorni sei servita. Qui da noi, invece, pare che ci voglia la perseveranza di una pellegrina di Santiago e la pazienza di Santa Rita.
Forse, mi dico, la CIE a Roma non è un documento, ma un’iniziazione. Non ti viene consegnata: te la devi guadagnare, sudata tra mille click e schermate di errore.
Chiedo allora: non sarebbe più onesto pubblicare un altro tipo di annuncio? Qualcosa tipo:
“Sabato 27 settembre Open Day a Prima Porta: non per ottenere la CIE, ma per testare la vostra resistenza psicologica al portale del Comune di Roma.”
Perché almeno così una si prepara.
Con rassegnato affetto per la mia città,
Una cittadina che ci ha provato (invano)
P.S. Dicono che in Italia la digitalizzazione è il futuro.
A Roma, più che futuro, sembra una saga fantasy: draghi informatici, portali stregati e magie oscure che impediscono di ottenere un documento.
E a noi non resta che sperare nell’intervento di Gandalf o Harry Potter, visto che del Comune non c’è traccia. ♀️✨
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Se l’esperienza è come quella del passaporto, 4 slot ogni ora e nell’ora mi sono presentato solo io, la soluzione più semplice sarebbe quella del contestuale pagamento via PagoPA alla prenotazione, come caparra.
Se non ti presenti perdi i soldi.
Come per magia spunterebbero slot liberi come funghi.
Finché è gratis invece… (stessa cosa per il passaporto: perché il metà con il versamento esclusivamente alle poste, metà esclusivamente con la marca da bollo che oggi *NESSUN* tabaccaio nella zona di Ponte Milvio eroga(*) etc etc etc? PagoPA contestuale alla prenotazione e via)
(*) Provato personalmente questa settimana perché avevo necessità di una marca da bollo.
* tabaccaio a sulla Piazza di Ponte Milvio non ha marche da bollo
* tabaccaio a Via Riano non ha marche da bollo
* tabaccaio sulla curva via della Farnesina/via dei Prati della Farnesina non ha marche da bollo (forse riprende da ottobre)
* tabaccaio a via degli Orti della Farnesina non ha marche da bollo
Alla fine prova che ti riprova, al quinto tentativo il tabaccaio sulla Cassia dopo via Sutri ha le marche da bollo!!! Miracolo!
Uno non è che può farsi i chilometri per trovare una (necessaria) marca da bollo!
Questa cosa è una vergogna. Se hai l’insegna con scritto “Tabacchi e Valori Bollati” le marche da bollo devi fornirle.
Questa sarebbe la famosa città dei 15 minuti di Gualtieri, dove per fare una carta d’identità, che sarebbe un nostro diritto, si impiegano ore per tentare una prenotazione on line per appuntamenti a distanza di mesi in sedi di municipio dall’altra parte della città.
Per mio figlio piccolo appuntamento dopo 5 mesi a Lariano!!!!!!
Ennesimo Open Day (si deve leggere con la tipica intonazione fantozziana): ore 9 su mio PC , telefonino su Google Maps (per scoprire rapidissimamente uffici, sempre lontanissimi da dove risiedo, eventualmente disponibili), amuleti vari. Pronti, via e… una serie continua del solito messaggio che sarebbe meglio sostituire con “Spiacente, non hai vinto, ritenta!” , magari dopo aver offerto per pura pietà un appuntamento a zona Corviale o Trigoria alle 10 così, tanto per suggerire un giorno di congedo in ossequio al mega Ministro dell’Interno.
Tutto ciò è indegno di un paese che si ritenga civile.
Qualcuno potrebbe spiegarmi perché,una volta identificatomi con Spid o CIE, non possa IO scegliere dove e quando presentare la domanda, magari anche tra 6 mesi, come per qualunque altra prenotazione, senza impazzirmi a partecipare ad un assurdo ed inutile gioco dell’oca?
Ma come si fa a mantenere un sistema di gestione dell’utenza così
insensato? Qualcuno pensa alle persone anziane?
È semplicemente indegno.
P.S. Se gli uffici comunali non sono in grado di far fronte alla domanda, perché non prevedere la possibilità di rivolgersi ad un numero adeguato di Uffici Postali, come fatto per l’emergenza passaporti e che in poco tempo è stata superata ?
Se non avessi fatto la CIE in un piccolo Comune dove ci ho messo 10 minuti dopo che era stato richiesto il nulla osta a Roma starei ancora appresso alla assurda lotteria che impongono per fare un documento indispensabile oltreché obbligatorio in quanto, a norma di legge, è l’unico idoneo a certificare l’identità..
Per mia madre 91 anni ho iniziato a febbraio per una CIE da rinnovare a luglio: fatto 12 tentativi a tutte le ore finalmente in maggio alle 6 del mattino sono riuscita a trovare uno slot libero dall’altra parte di Roma (e non vi dico per portarcela!!) .. è una vergogna .. ed ora tocca a me e già sono in ritardo x dicembre..