
Andare a un concerto di Patti Smith è sempre un’esperienza intensa e sorprendente. Intensa perché la sacerdotessa del rock ti travolge e ti conquista con la sua magica alchimia fra rock e poesia; sorprendente perché appena si spengono le luci prende corpo una comunità compatta di persone i cui cuori battono all’unisono.
È il miracolo del rock and roll che si verifica solo con quelli bravi davvero e Patti Smith, che insieme alla sua band si esibirà alla Cavea dell’Auditorium Parco della Musica nell’ambito della rassegna Roma Summer Fest il prossimo 15 settembre, è fra questi (pochi) da oltre quarant’anni.
Patti Smith torna spesso in Italia e a Roma, città con la quale ha rapporto speciale grazie alla sua sensibilità artistica che negli anni l’ha avvicinata sempre di più alla Grande Bellezza di cui siamo portatori più o meno sani e che ha fatto sì che entrasse profondamente in sintonia col pubblico romano che da sempre la accoglie con grande calore.
Nata nel dicembre del 1946 a Chicago, poetessa, musicista e artista visiva Patti Smith ha ridefinito i confini della musica e della letteratura e oggi è considerata una delle figure più influenti del rock e della cultura punk.
Formatasi come autodidatta in un contesto familiare modesto ma intellettualmente stimolante, fin da giovane ha sviluppato una profonda passione per la letteratura e l’arte visiva e la sua sensibilità poetica si è presto unita a un interesse per la musica e il teatro sperimentale.
Trasferitasi a New York nel 1967, è entrata in contatto con artisti come Robert Mapplethorpe, con cui ha avuto un intenso legame personale e creativo vivendo tra gallerie, performance teatrali e letture poetiche nella scena bohémien del Chelsea Hotel, diventando presto una figura di spicco dell’avanguardia culturale.
Il suo debutto musicale arriva nel 1974 con il singolo “Hey Joe/Piss Factory”, che attira l’attenzione della critica. L’anno seguente, il suo primo album “Horses”, prodotto da John Cale dei Velvet Underground, rompe gli schemi dell’epoca con un mix di punk, poesia e rock crudo. La copertina dell’album, con una Smith androgina fotografata da Mapplethorpe, diventa un’icona culturale.
Seguono altri lavori importanti come Easter (contenente la celebre “Because the Night”, scritta con Bruce Springsteen). Poi, negli anni ’80, si ritira temporaneamente dalle scene. Dopo la morte del marito, avvenuta nel 1994, Smith torna alla musica con una nuova consapevolezza. I suoi lavori degli anni ’90 e 2000, come Gone Again, Peace and Noise e Trampin’ affrontano tematiche più spirituali, intime e politiche, mantenendo intatta la sua tensione poetica.
Oltre alla musica, Patti Smith è una poetessa militante, attivista politica e culturale. Si è schierata contro la guerra, a favore dei diritti umani, dell’ambiente e della libertà d’espressione. La sua figura ha ispirato generazioni di donne e artisti indipendenti, rifiutando ogni etichetta commerciale o di genere. Ha pubblicato raccolte poetiche, esposto opere visive e tenuto letture in tutto il mondo. Il suo stile unisce misticismo, punk, lirismo, ribellione e spiritualità.
Patti Smith incarna una figura rara: visionaria, fragile e potentissima al tempo stesso. Il suo stile sobrio, la voce roca e carismatica, l’uso del verso libero e la capacità di trasformare la rabbia in arte ne fanno un’icona trasversale tra musica, poesia e politica.
Ancora oggi, a oltre 75 anni, è attivissima: vive tra New York e viaggi costanti, pubblica libri, cura fotografie, tiene conferenze e si esibisce dal vivo, come appunto farà il prossimo 15 settembre nella Cavea dell’Auditorium romano.
Carmen Martina Gomez
© RIPRODUZIONE VIETATA





