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AMA dice addio ai cassonetti gialli

"Il rovistaggio e la dispersione dei contenuti sono abbastanza difficili da presidiare". Parole del DG Ama

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Sono disseminati in vari punti della città e si distinguono per il loro colore giallo. Nati per raccogliere indumenti da destinare al riutilizzo e al riciclo, a Roma i contenitori per i vestiti usati raccontano una realtà diversa: danneggiati, spesso scardinati, quasi sempre presi di mira. Non da chi è incaricato ufficialmente, ma da chi fruga, seleziona e porta via ciò che preferisce.

Lo abbiamo documentato più volte prendendo come esempio un cassonetto giallo in via Orti della Farnesina dove ciclicamente, sempre la stessa persona si serve in tutta tranquillità.

Ora se n’è accorta anche l’AMA. Dopo il piano strategico in collaborazione con la società Ancitel Energia e Ambiente annunciato lo scorso marzo con l’obiettivo di raccogliere più di 15000 tonnellate l’anno di rifiuti tessili posizionando un contenitore ogni 800 abitanti e garantendo un servizio più capillare ed efficiente, è di oggi la retromarcia.

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Lo ha annunciato Alessandro Filippi, direttore generale di AMA, nel corso di una commissione capitolina Ambiente dedicata ai numeri del primo semestre 2025 della società.

“Ama sta cambiando il modello legato ai cassonetti gialli per il recupero di abiti usati. Quello attuale con i cassonetti su strada non è più mantenibile. Il rovistaggio e la dispersione dei contenuti sono abbastanza difficili da presidiare. Non c’è cassonetto blindato che tenga”  ha ammesso, annunciando: “Quindi abbiamo deciso di avviare la loro rimozione. Poi cambieremo il modello”.

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Carmen Martina Gomez

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