
Riceviamo e volentieri pubblichiamo una ‘lettera al direttore’ di Roberto Fioretti, certi che il tema proposto non mancherà di suscitare riflessioni e commenti dei nostri lettori.
“Scusate ma proprio non ce la faccio. Sarà la mia estrazione culturale da boomer sessantaduenne, sarà forse la (mia) razionalità con cui cerco di vedere e giudicare le cose, ma proprio non riesco a comprendere il cortocircuito che si è creato da qualche anno, tra il mondo dell’informazione ed il mondo di noi poveri fruitori che di quella informazione dovrebbero cibarsi per capire il mondo che ci circonda.
Mi riferisco al modo con cui i tremendi episodi di cronaca, ci vengono ogni giorno impacchettati e distribuiti da televisioni e giornali.
La notizia di un femminicidio non può essere accompagnata dalle foto della vittima prese dai social, dove la poverina malcapitata è ritratta in un contesto di vita felice e spensierato, attorniata da amici sorridenti in luoghi di vacanza idilliaci.
Ancora più indecifrabile e assurda è l’immagina della coppia felice che si abbraccia sorridente, dove poi lui dopo poco le toglie la vita e tenta poi il suicidio.
Ripeto, questo è un mio problema e certamente non si vuol demonizzare il ruolo dei giornalisti e l’utilizzo che questi fanno dei social. Il fatto vero è che proprio non riesco a digerire questo cortocircuito culturale che si innesta in me.
Già, di base, non riesco ad associare la vita mostrata sui social alla vita vera, ma a maggior ragione, non riesco proprio ad unire in un unico contesto, la narrazione che mi viene dalla cruda realtà, con quelle stesse immagini che dovrebbero in teoria raccontarmi quella stessa realtà in modo molto più rapido ed efficace.
Invece che succede? Succede esattamente il contrario, ovvero, tutta quella triste finzione esibita è solamente la desolante cornice di esistenze devastate, fatte solo di apparenze poste a copertura di vite mandate avanti per inerzia.
Torno a ripetere, è un mio problema, ma non avendo la pretesa di ergermi a unico ed indiscusso giudice, voglio pensare che questa cosa non dia fastidio solo a me”.
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Aveva ragione il Mullah Omar quando, dopo l’avvento dei televisori con parabola che trasmettevano le “impudiche” trasmissioni occidentali, li fece appiccare tutti ai pali della luce.