Home ATTUALITÀ  Le testimonianze di trentasei donne afghane a Ponte Milvio

 Le testimonianze di trentasei donne afghane a Ponte Milvio

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Sabato 24 maggio, alle 10.30, la regista e scrittrice Zainab Entezar, fuggita dall’oppressione dei talebani, dialogherà con la Consulta Intercultura del XV Municipio nell’Aula Polifunzionale nel mercato di Ponte Milvio – via Riano 15.

La Consulta è un organismo dedicato a lavorare sui temi dell’integrazione e come quella per la Disabilità, della Scuola, delle Parità e delle Pari Opportunità e del Volontariato, già presenti sul territorio, è per tutta Roma Nord un importante strumento di confronto e di riferimento e nuova rete di integrazione.

Nell’incontro di sabato sarà presentato il libro con le testimonianze di trentasei donne afghane, attiviste per i diritti civili che, al ritorno dei talebani al governo dell’Afghanistan (agosto 2021), hanno intrapreso proteste e manifestazioni contro le leggi sempre più restrittive dei diritti delle donne imposte dal loro regime.

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Zainab Entezar, regista e scrittrice, ha raccolto le testimonianze e Asef Soltanzadeh, scrittore afghano emigrato in Iran e ora residente in Danimarca, ne ha curato l’edizione e la stampa.
Daniela Meneghini, docente di Lingua e letteratura persiana all’Università Ca’ Foscari di Venezia, coadiuvata da alcuni collaboratori, ne ha curato la prima traduzione in una lingua europea.

A promuovere la diffusione della notizia è “Aspettare stanca”, partner della Rete per la Parità, associazione che, dopo quanto accaduto in Afghanistan nell’agosto 2021, si è impegnata da subito nel sostegno alle donne afghane e alle loro famiglie.

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3 COMMENTI

  1. Caterina Sforza, madre di Giovanni dalle Bande Nere, nel 1473 fu data in sposa a Girolamo Riario all’età di dieci anni: si era in pieno medioevo….lo stesso medioevo dell’Afghanistan. Una condizione legata perrò non al periodo storico ma dovuta alle sanzioni imposte dalle “democrazie”, dagli aiuti dati dagli USA ai Talebani nella guerra con l’URSS, dalla guerra condotta dall’Occidente (costata 1.000 miliardi di dollari) e che ha portato al governo del paese gli estremisti islamici. Invece di protestare e attuare le sanzioni bisognerebbe innanzi tutto capire le ragioni vere di questo stato di arretratezza sociale e culturale e agire di conseguenza.
    Quanto al Municipio e all’Associazione “Aspettare Stanca” mi chiedo quando attueranno una qualche iniziativa contro il “genocidio” delle donne e dei bambini palestinesi?
    O le donne palestinesi sono donne di serie “B”?

  2. Aspettiamo dettagli maggiori su come agire per rimuovere “le ragioni vere di questo stato di arretratezza sociale e culturele” in cui versa l’AFghanistan, in quanto immagino che dietro il sinonimo si celi un esperto di ISLAM e di storia moderna. Per quanto riguarda la condanna dei crimini che stanno avvenendo in Palestina e, aggiungeri in Ucraina e in altri paesi, cerchiamo di affrontare una questione alla volta.

  3. Per chi è Presidente di una Associazione che di chiama “Aspettare stanca” forse per le donne e i bambini palestinesi si è “aspettato” fin troppo……
    Quanto all’Afghanistan ci ho trascorso qualche mese…

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