Home CRONACA Flaminia, 360 nuove abitazioni fra tombe romane e un antico mulino

Flaminia, 360 nuove abitazioni fra tombe romane e un antico mulino

Un progetto annunciato come “opera di riqualificazione urbana”. 360 unità abitative, 400 box e locali commerciali. Un vero e proprio nuovo quartiere

Vecchio-Mulino-di-Roma progetto sulla Flaminia
rendering del "Vecchio Mulino Roma srl"
Galvanica Bruni

È notizia di questi giorni. Tra i nuovi progetti edilizi presentati al MIPIM 2025 (salone dedicato all’immobiliare e all’urbanistica tenutosi dall’11 al 14 marzo a Cannes, in Francia) annunciati come “opere di riqualificazione urbana”, ce n’è uno che riguarda la zona di via Flaminia Nuova, a Roma Nord.

Il progetto è stato presentato dai vertici di Casillo group, azienda pugliese specializzata nella produzione di farine, che opera anche in altri settori. Il progetto è in capo, in particolare, alla “Vecchio mulino di Roma srl“, società che fa parte del gruppo.

360 nuove unità abitative con 400 box

Di cosa si tratta? Di un intervento edilizio in via Flaminia Nuova, in un’area di 47mila metri quadrati che si espande alle spalle del km 8,5 (ndr, dove c’è il complesso “Papillo”) e che comprende la struttura di un vecchio mulino chiuso da una decina di anni.

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Fu uno dei primi mulini di Roma, risale al Novecento e diede i natali alla “rosetta”, pane tipico romano la cui forma ricorda volutamente la cupola di San Pietro. Venne costruito su terreni derivanti dall’esaurimento di una cava ottocentesca.

Proprio là nascerà un quartiere residenziale, saranno costruite 360 unità abitative, 400 box e servizi commerciali e infrastrutturali per i futuri residenti.

Il tutto a due passi da un sito archeologico di grande valore storico e culturale: la  Tomba dei Nasoni e, un poco più in là, la Tomba di Fadilla.

Per Pasquale Casillo, n.1 del gruppo aziendale in seno al quale è nato il progetto, “l’intervento non è volto a creare una mera sequenza di edifici, perché riteniamo che quest’area abbia le potenzialità di fare nascere un vero e proprio nuovo quartiere nella città di Roma, con tanto verde e possibilità di interazioni sociali negli spazi comuni”.

E per meglio far stare i futuri residenti saranno realizzate importanti opere pubbliche come, tanto per citare la più rappresentativa peraltro richiesta dal Municipio XV, un ponte pedonale sulla via Flaminia, in modo da collegare le residenze alla vicina stazione Due Ponti.

Al n.1 di Casillo Group ha fatto eco Antonio Mongelli, Amministratore Unico della “Vecchio Mulino di Roma Srl che ha in capo il progetto, spiegando: “Attualmente siamo fortemente impegnati nel completamento del complesso iter di approvazioni, ma crediamo che in pochi anni questo progetto possa incidere positivamente su un intero comparto della città trasformando edifici degradati o dismessi attraverso la promozione di interventi di elevata qualità architettonica ed edilizia, che miglioreranno anche la sostenibilità ambientale”.

Insomma, altro cemento e altri appartamenti, oltre all’aumento demografico che, in assenza di misure mitiganti, porterà ad aggravare il già problematico traffico sulla via Flaminia.

Le richieste del Municipio XV

Ne abbiamo parlato con Daniele Torquati, presidente del Municipio XV nel cui territorio ricade l’area coinvolta.

Ci ha spiegato che il progetto non è stato ancora oggetto di concessione edilizia da parte del Campidoglio e che da parte della sua amministrazione sono state richieste delle precise prescrizioni a carico della società costruttrice.

A cominciare dalla messa in sicurezza della maestosa parete rocciosa tufacea ricca di vegetazione tipicamente mediterranea, il cosiddetto “Monte delle Grotte” – recentemente franato e ora circondato da new jersey sulla Flaminia – alla realizzazione di un ponte pedonale che scavalcando via Flaminia congiunga il futuro quartiere con la stazione “Due Ponti” della Ferrovia Roma Nord.

E non è tutto, fra le prescrizioni anche la realizzazione di un percorso pedonale nell’area verde pubblica e di un parcheggio e di un’isola ecologica in quel tratto di via Flaminia, alle spalle del condominio il Papillo, oggi continuamente degradato dal fenomeno abbandono rifiuti.

Ultima ma non meno importante prescrizione è quella che riguarda il piccolo terreno su cui insiste la Tomba dei Nasoni che oggi di fatto è all’interno dei 4,7 ettari privati. Il Municipio ne ha chiesto lo scorporo.

Infine, all’azienda capitolina Roma Mobilità è stato chiesto di effettuare approfondite valutazioni sui flussi di traffico che deriveranno dal nuovo insediamento e determinare quelle misure che si renderanno necessarie per evitare che la Flaminia vada in tilt un giorno sì e l’altro pure.

I tempi

Certo, non si parla né di giorni né di mesi. Come ha detto l’Amministratore Unico della società che gestisce il tutto “attualmente siamo fortemente impegnati nel completamento del complesso iter di approvazioni” e a un progetto di tale portata per arrivare a posare la prima pietra di tempo ne serve parecchio.

Claudio Cafasso

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8 COMMENTI

  1. La prescrizione di “messa in sicurezza della maestosa parete rocciosa tufacea ricca di vegetazione tipicamente mediterranea” e “la realizzazione di un ponte pedonale che scavalcando via Flaminia congiunga il futuro quartiere con la stazione “Due Ponti” della Ferrovia Roma Nord” mi sembra poca cosa come eventuale compensazione di concessioni edilizie che valgono milioni di euro e che portano disagio alla mobilità, già molto problematica e che ricadrà nelle spalle di chi ogni giorno è obbligato a fare la fila per uscire sulla Flaminia o prendere un treno in un servizio carente e tra i peggiori di tutta Italia. Tale edificazione non va fatta! La linea ferroviaria piazzale Flaminio _ Montebello deve diventare al più presto, come previsto nel PUMS della città metropolitana, linea metropolitana F di Roma Capitale. Prevedere investimenti su questo è priorità assoluta per mitigare il problema dell’accessibilità e mobilità locale.

  2. Quello che sta facendo questo paese (governo, opposizioni, regioni, comuni) è vergognoso! Da una parte, al seguito dell’Europa delle banche e della speculazione economica, ci impone una “transizione ecologica” i cui provvedimenti sono a dir poco demenziali; dall’altra continua inesorabilmente a consumare territorio esponendo il paese a sempre più gravi sciagure. Si cerca di far diventare la Regione Lazio come l’Emilia-Romagna, la regione con il più alto consumo di territorio, che paga in termini di dissesto idrogeologico un prezzo (anche in vite umane) altissimo. Non bastava la nuova cittadella che sta sorgendo su Via di Grottarossa ora anche la cittadella sulla Flaminia dove già si è costruito e si sta costruendo intensamente.
    Per non parlare poi che in quell’area densamente popolata c’è una sola strada SENZA USCITA (cosa potrebbe accadere in caso di una frana, un incendio o una alluvione?).
    Quanto al “tanto verde” TUTTO il verde che c’è in quella zona è PRIVATO e pertanto non fruibile!

  3. Ma se Pasquale Casillo continuasse a pensare a macinare farine e Antonio Mongelli, data la sua competenza come Amministratore Unico della Vecchio Mulino di Roma srl, gli desse una mano nell’utile opera, non sarebbe meglio per tutti?
    Invece che straparlare di “nuovi quartieri e….di interazioni sociali” o di “qualità architettonica e….sostenibilità ambientale” (sic!).
    Che i produttori di farine continuassero ad imbiancarsi le mani con quell’insostituibile e antico elemento nutrizionale e lasciassero i discorsi sulla città e la pianificazione della stessa agli urbanisiti e agli architetti.
    Invece no, a Roma continuano a farla da padroni i soliti affaristi che, con le tasche piene di euro, tengono in pugno la Pubblica Amministrazione, decidendo dove e come speculare a loro piacimento, continuando compulsivamente ad edificare immobili contrabbandati di lusso che non rispondono in nessun modo alla reale domanda di abitazioni espressa dalla città.
    Da uno studio del 2021 risultava che nel Comune di Roma il 25% del territorio era irrimediabilmente edificato, il che significa impermeabilizzato, cementificato se preferite.
    In un altro studio di ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) del 2023, si legge che, nel solo 2022, nella Città Metropolitana di Roma sono stati consumati altri 235 ettari di superficie (quasi il 100% in modo irreversibile). Al raggiungimento di questa cifra ha concorso in maniera considerevole la Capitale.
    Nel solo Comune di Roma, tra il 2021 ed il 2022 sono stati cancellati altri 124 ettari di terreno, facendo registrare l’incremento più significativo degli ultimi 16 anni. La superficie, per fornire un parametro di riferimento, equivale a circa 180 campi di calcio.
    A questa velocità, pari a 3 mq al minuto, ISPRA prevede che nel 2030 saranno “asfaltati” 34.000 ettari.
    E, per carità di Patria, non entriamo nel merito delle percentuali e dei numeri relativi ai vani rimasti vuoti e all’invenduto, altra notissima piaga che riguarda questa città dove, per converso, esiste una crisi abitativa spaventosa.
    A fronte di questo indecente consumo di suolo, i mugnai ci vengono a parlare di sostenibilità e di quartieri con un’alta qualità di vita, capaci come sono – loro si – di individuare le zone migliori.
    Quindi si prospetta la devastazione di un’altra parte di città, inoltre estremamente delicata per la sua altissima vocazione archeologica e naturalistica.
    Risparmiamo tutte le considerazioni sugli effetti indotti, a cominciare dalla mobilità che, per chi ancora non lo sapesse, rappresenta una della più putrescenti patologie di Roma.
    Immaginiamo cosa diventerà la Via Flaminia Nuova, già fortemente compromessa per la devastante pressione di traffico che l’esponenziale crescita demografica genera quotidianamente. Nella totale assenza di servizi di trasporto pubblico degni di questo nome.
    E i nostri Amministratori, invece di farsi portavoce di un severo contrasto in Campidoglio affinchè non venga concessa questa ennesima concessione edilizia, coraggiosamente chiedono in cambio un ponticello pedonale che scavalchi la Flaminia in modo che i nuovi residenti possano agevolmente raggiungere la Stazione Due Ponti della Ferrovia Roma Nord (notoriamente uno dei migliori servizi pubblici della Regione), che venga ritagliato e risparmiato dalle colate di cemento il pezzettino di terreno sul quale insiste la Tomba dei Nasoni e, last but not least, una retina di sicurezza alla parete tufacea del Monte delle Grotte.
    A proposito del quale, visto che sta proprio davanti alle finestre del Municipio XV, possibile che né Presidente né Assessori competenti di quel Municipio non si siano accorti del veloce e progressivo deperimento dei pochi pini domestici posti sulla sommità del Monte e che rappresentano una importante immagine storica della città, soprattutto della zona Nord?
    E pensare che un paio di anni fa avrei voluto farli immediatamente curare (trattamento endoterapico) utilizzando parte dei fondi raccolti da noi cittadini di Saxa Rubra per salvare i famosi 530 pini.
    Per informazione degli Amministratori: sarebbero sufficienti circa 5/600 euro, forse anche meno.
    Invece no, i poveri alberi faranno la stessa fine ingloriosa di quelli di Via Flaminia a gestione ANAS (altra vicenda sulla quale ci sarebbe molto da scrivere, soprattutto in risposta a certe dichiarazioni della Società a riguardo della mancata cura).
    Apparentemente questa è un’altra storia, viceversa si tratta della stessa faccia della stessa medaglia.
    Sembra ci sia poco da fare, eppure era lecito sperare che, finiti i fondi del PNRR e del Giubileo che tanti danni hanno inferto a Roma, potesse finalmente arrivare una tregua.
    Roma, e quel che resta delle sue incredibili aree verdi, continuerà ad essere distrutta dalla solita finanza e dalla selvaggia speculazione, unica lingua che quel potere conosce.
    Paolo Salonia
    Portavoce del Comitato Abitare Ponte Milvio

  4. beh così comè ora fa schifo quindi potrebbe migliorare ma dovrebbero fare nuove strade e non caricare sempre e solo le stesse.. per di più li hanno gia costruito e male dai papillo a sopra roberto carlino?.. certo bellezza edilizia non ne vedo… perchè non fare belle ville? belle case? bei palazzi ? per di più con tanto verde illuminazione strade rotonde e servizi reali. non solo palazzoni orrendi e sotto il degrado ! anche sulla cassia stanno costruendo ovunque e brutture.

  5. Al Comune non gliene importa niente della riqualificazione urbana. Hanno dovuto sbloccare le concessioni edilizie e Roma sarà sommersa ancora dal cemento dal nord a sud (Cecchignola, Ardeatina, Tor Pagnotta). A Prima Porta, in un’area ad inedificabilità assoluta inderogabile per la presenza di bacini idrici della marrana come risulta dal PAU, fra l’altro zona a meno di 150 metri dalla marrana stessa, limite entro il quale esiste il vincolo ambientale (anche per il fatto che la zona è al confine con il Parco di Veio), è stata autorizzata la costruzione di un supermercato Todis (discount di Conad, dove anche a Roma Sud nei quartieri che ho citato su, entrambi i supermercati sono già operativi) nel terreno dell’ex caseificio Brunelli ed a 30 metri dal PIM. A parte il fatto che li non avevamo proprio bisogno di un altro supermercato, sarà un serio problema per la viabilità su via della Giustiniana e per i residenti confinanti con il supermercato (me compresa) per la vicinanza dei parcheggi e dei locali tecnici alle proprietà dei residenti, procurando un danno esistenziale e patrimoniale. Le trivelle per le fondamenta sono scese fino a 20 metri perchè il terreno si trova su una falda acquifera. Vorrei vedere in faccia la persona che ha dato i permessi. Se dovesse verificarsi un’altra alluvione come quelle del 2002 e del 2014 non voglio i risarcimenti per ricomprare il tappeto o le scarpe che potrei perdere, stavolta voglio proprio tutti i soldi per comprarmi una casa da un’altra parte fuori Roma.

  6. di fronte ad un ECCESSIVO ed ingiustificato consumo mi suolo, mi domando: servono nuove case?
    A Roma ci sono milioni di metri cubi, vecchi o invenduti, inutilizzati.

  7. In questa città da sempre comandano i palazzinari, non importa chi l’amministra. Al Fleming ci hanno privato dell’unica area verde esistente per l’ennesima speculazione edilizia .

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