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‘Don’t Miss a Sec’, toilette col brivido al Maxxi

toilette maxxi
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La toilette apparentemente trasparente installata nei giardini del Maxxi è da giorni su tutti i social, ma come nell’idea della sua ideatrice, dietro quest’opera d’arte ambientale c’è molto più di quello che sembra.

Don’t Miss a Sec’. di Monica Bonvicini è progettata per essere collocata in uno spazio pubblico urbano e per diventare uno strumento a disposizione della comunità. All’apparenza solo una struttura cubica riflettente, contiene in realtà al suo interno una toilette che, una volta dentro, ti dà una visione a 360 gradi dello spazio esterno circostante.

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Dall’esterno riflette il mondo; dall’interno, invece, è straordinariamente trasparente e la persona che utilizza la toilette ha un posto in prima fila su tutto ciò che accade al di là, senza perdersi nulla.

Nelle intenzioni dell’artista l’’opera è un invito a interrogarci sul confine tra privato e pubblico, a mettere in discussione i limiti della nostra intimità in una società in cui è necessario “vedere ed essere visti”, senza perdere nemmeno un secondo: come dice il titolo stesso, don’t miss a sec.

Ma cosa spinge un’enormità di persone a fare la coda da giorni davanti a un gabinetto?

“Per scoprirlo mi sono messo in fila anch’io” scrive Massimo Gramellini nella sua rubrica quotidiana “Il Caffè” sul sito del Corriere della Sera.

“Durante la lunghissima attesa, del tutto incompatibile con le funzioni a cui un gabinetto è adibito, ho avuto modo di ammirarne le pareti esterne, completamente rivestite di specchi. La gente in fila scattava foto agli specchi, cioè alla propria immagine riflessa in un cesso, e servirebbe uno psicanalista per cogliere il significato di un gesto tanto emblematico”.

“Quando finalmente sono entrato nel sancta sanctorum – scrive il giornalista – ho potuto vedere con i miei occhi la ragione per cui tutti ci eravamo spinti fin lì: le pareti, che fuori erano specchi, dentro risultavano trasparenti. Potevi provare l’ebbrezza di fare i tuoi bisogni senza essere visto, ma con la sensazione che tutti ti stessero vedendo. Per spiegare una simile perversione uno strizzacervelli da solo non basta, ci vuole un congresso intero”.

“Lo ammetto – confessa Gramellini – non ce l’ho fatta, sono troppo timido. E, pur di non guardare fuori, mi sono guardato intorno. Quel gabinetto sarà stato anche all’avanguardia, ma i suoi frequentatori erano gli italiani di sempre e lo avevano ridotto in condizioni pietose. Così sono uscito dall’opera d’arte a testa china, temendo che gli altri, proprio perché non mi avevano visto, potessero pensare che a sporcarlo fossi stato io”.

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8 COMMENTI

  1. Forse l’artista invece di un wc poteva semplicemente installare una toilette con lavandino e specchio, un finto bagno insomma. Il risultato sarebbe stato più igienico ed efficace. Temevo infatti che finisse così, stando all’articolo di Gramellini, come qualsiasi bagno pubblico a Roma: sfregiato indecorosamente dai maleducati di sempre. Non credo ci potrò mai entrare, pur amando l’arte. Peccato.

  2. Gentile Sig Stefano G. i gusti e gli apprezzamenti cambiano, sia nel corso della vita di una persona, sia nel corso dell’evoluzione della razza umana. Pensi per esempio a Lucio Fontana o Pablo Picasso. Per la musica pensi ai Beatles o a Strawinsky o a Ravel. E poi, come dice Francesco, “chi sono io per giudicare?” Buona giornata.

    • Effettivamente la conversazione fra i lettori di VCB era sull’educazione e rispetto dei fruitori delle opere d’arte. Ma poi ha preso un’altra direzione, sulla bellezza delle stesse. Mi ripeto: “chi siamo noi per giudicare?”.

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