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Il rugby si è messo a pedalare per Italia-Scozia

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Galvanica Bruni

Tutti in kilt, con la cornamusa e a sorseggiar birra, torna ad aprire i battenti per il rugby lo stadio Olimpico. Sabato col consueto fischio d’inizio delle 15 e 15 c’è Italia-Scozia, sfida valida per la quarta giornata della manifestazione e che rappresenterà l’ultimo appuntamento italiano di quest’edizione del torneo.

C’è da raccontare una particolarità per il match con gli scozzesi, un nugolo di rugbysti, circa un centinaio, stanno pedalando per raggiungere gli stadi del Sei Nazioni e portare a Roma il pallone che verrà usato per la partita.

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Ovvero 2.700 chilometri di “faticata” con tappe a Dublino, Cardiff, Londra e Parigi; e anche a Montecarlo, perché il principe Alberto firmerà la palla ovale. Un oggetto, quella palla ovale, che contribuirà alla raccolta fondi della “My Name’5 Doddie Foundation” che il giocatore (George Wilson “Doddie” Weir, morto nel 2022 di Sla) ha creato negli ultimi anni di vita per sostenere la ricerca contro la sclerosi laterale amiotrofica.

A guidare la truppa di ciclisti c’è anche l’ex capitano della nazionale scozzese e chirurgo Rob Wainwright, che durante una partita lasciò il campo e accorse in tribuna per salvare uno spettatore colpito da infarto.

Esula dalla pedalata pro-rugby ma va comunque preso in considerazione il protocollo di intesa firmato da Regione Lazio e Federugby per un programma di iniziative di promozione della cultura rugbystica riconducibili al “Sei Nazioni” per il biennio 2024/26; ed è stato subito stabilito un finanziamento di cinquantamila euro per il 2024.

“Il Sei Nazioni – ha dichiarato l’assessore allo Sport, al Turismo, all’Ambiente e alla Transizione Energetica, Elena Palazzo – è uno degli appuntamenti più amati e seguiti e offre alla città di Roma una straordinaria visibilità. Si tratta di un evento capace di attrarre flussi di turismo importanti e dunque volano prezioso per l’economia oltre che per il rilancio del rugby, disciplina sempre più amata e praticata”.

Leonardo Morelli

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