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Leonardo Lamma, genitori all’ostinata ricerca della verità

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Sembrava una partita persa. Ad agosto il procuratore ha sottoposto al Gip una nuova richiesta di archiviazione per il processo che vede indagati per omicidio stradale due tecnici di Acea per la morte di Leonardo Lamma.

Aveva 19 anni e in sella alla sua moto stava percorrendo Corso di Francia quel 7 aprile del 2022. Era pomeriggio e viaggiava in direzione centro. C’è un filmato che lo riprende: un sobbalzo, poi la moto che va in derapata e lo schianto contro lo spartitraffico. In 15 secondi tutto finito.

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Leonardo muore lì, una manciata di metri dal tratto di Corso di Francia dove nel dicembre di due anni prima avevano perso la vita Gaia e Camilla, sue amiche.

La seconda richiesta di archiviazione

Una seconda richiesta di archiviazione, quella dello scorso agosto, che segue una precedente richiesta di archiviazione. E nel frattempo nulla sembra essere cambiato. Stesse prove, stessi testimoni, stesso perito: un geometra esperto di incidentistica e componente della Polizia locale di Roma.

Antonio Moroni, il perito, si era già espresso e non ha cambiato di una virgola la sua tesi: Leonardo  Lamma morì a causa della sua imperizia e non per la strada malamente e frettolosamente riparata dopo l’apertura di una voragine che aveva impallato il traffico una delle arterie più decisive per la mobilità di Roma nord.

Il consulente della Procura per ben due volte ha contestato il nesso di casualità tra caduta e riparazione mal fatta. Dal filmato di 15 secondi – non troppo nitido secondo il parere dello stesso perito – si vedrebbe Leonardo in sella alla moto ancora  per venti metri superato il rattoppo. Solo dopo il ragazzo avrebbe perso il controllo del mezzo, per ragioni da accertare e del tutto slegate dalle condizioni dell’asfalto.

Una determinazione quella della procura e del suo consulente che avrebbe piegato chiunque, ma non i genitori di Leonardo che sono tornati alla carica opponendosi alla richiesta di archiviazione e presentando una nuova relazione.

L’opposizione dei genitori

Più di venti pagine corredate di piantine, grafici, disegni, frames di filmati. Un modo per dire: non ci arrendiamo. Hanno tentato anche di ricusare il consulente per la possibilità di conflitto di interesse, poichè Moroni è  anche un funzionario della Polizia locale. Senza riuscirci. E il secondo tentativo è stato una replica del primo concluso con l’identica richiesta da parte del PM: archiviazione. Adesso sulla scrivania del Gip che dovrà decidere il se e il quando far proseguire il processo.

La controrelazione dei legali della famiglia di Leonardo Lamma si avvale di due testimonianze – concordi – non sufficientemente valutate dalla procura. Un uomo e una donna entrambi al volante delle loro vetture che ricordano come Leonardo che procedeva a velocità moderata aveva avuto un improvviso sobbalzo all’altezza di un dosso della carreggiata. Seguito da una sbandata della moto che il ragazzo non riusciva più a controllare, fino all’impatto con lo spartitraffico.

A giudizio dei legali le due testimonianze non sono state sufficientemente valorizzate. Ma il pezzo forte della controrelazione è nella tecnica adottata per “osservare” l’incidente. Frame per frame in versione tridimensionale.

Una metodica sofisticata che mette a confronto tutti i dati e che con l’ausilio di ATVision Power Tek srls per chiarire la localizzazione della moto nella fase di entrata in campo, al passaggio sulla cunetta stradale, alla successiva fase di destabilizzazione, abbattimento, urto e scarrocciamento sull’asfalto.

Una ricostruzione fotogramma per fotogramma che consente di stabilire che il giovane centauro si è trovato di fronte ad un improvviso ed imprevisto ostacolo rispetto all’andatura regolare.

Per i consulenti di parte “vi è stata contiguità in sequenza tra il passaggio sulla sconnessione stradale e la perdita di controllo del veicolo“. A rafforzare la tesi oltre la tecnologia, usano il buon senso.

La voragine fu prima transennata, poi  malamente riparata senza adottare alcuna segnalazione di pericolo, nonostante l’evidenza del rattoppo a forma trapeziodale. Una responsabilità che si aggiunge a quelle rilevate al momento dell’incidente: ignorata la riparazione grossolana e pericolosa, e mancato sequestro dell’area. E infine il sospetto: il repentino, successivo all’incidente, ripristino della strada, quasi a voler cancellare una prova.

I genitori di Leonardo si aspettano un po’ di verità su quanto accaduto quel pomeriggio del sette aprile del 2022. Un brutto, orribile giorno.

Rossana Livolsi

Leonardo Lamma, “non fu colpa del rattoppo”. Seconda richiesta di archiviazione

 

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2 COMMENTI

  1. Ricordo quel 7 Aprile 2022, ricordo della notizia del mortale incidente.
    Passavo da quelle parti, ho notato quel rattoppo alla romana, mi è venuto alla mente immaginando cosa può essere successo al ragazzo in moto, quali momenti terribili Gli sono passati per la mente e poi l’incontrollabile schianto, e poi il silenzio, poi la morte.
    Ho fatto una riflessione su alcuni aspetti. Prima di ogni altra cosa lo spartitraffico è composto da un dado longitudinale di altezza di circa 50 cm. che corre lungo Corso Francia, e già non mi sembra il massimo della tecnica in sicurezza, invece di un guard-rail oppure meglio ancora di un new-jarsey. Naturalmente come già detto, a monte del problema come concausa vi è senz’altro la male esecuzione del lavoro di riparazione stradale. Non ultimo, ma decisionale, un Perito nominato dovrebbe anzi deve essere super partes, cioè neutrale, non certo nè dell’una o dell’altra parte.
    Non certo quel povero ragazzo si è voluto suicidare, non certo ha voluto dimostrare la Sua abilità di centauro.
    È invece evidente che la principale causa dell:incidente possa essere stata l’incuria e il pressapochismo nell’esecuzione dei lavori stradali.
    Certo che oramai la vita al ragazzo non la potrà dare la giustizia, ma almeno che sia data la giusta verità. Auguriamoci.

  2. ricordo molto bene che il giorno prima con lo scooter ho preso quel dosso creato dalla riparazione della voragine, ancora non so come ho fatto a rimanere in piedi.

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