Home VIGNA CLARA Vigna Clara, l’amarcord di Tonino, benzinaio amico di tutti

Vigna Clara, l’amarcord di Tonino, benzinaio amico di tutti

tonino
Roma Nord: I Quartieri Emergenti e Le Opportunità da Non Perdere

È lui, Tonino. Lo abbiamo fotografato in quello che è rimasto del suo vecchio distributore. Davanti a Velitti, la libreria, dopo la chiacchierata che ci siamo fatti a un tavolino di Delfo, il bar di Piazza Giochi Delfici. Dove ora c’è il dehor lui ci parcheggiava le macchine.

Poco più di 80 anni, ancora perfettamente in forma, due figli e una serie di nipoti, Tonino a Vigna Clara ci è arrivato col distributore, da San Basilio.

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Abbiamo scelto Antonio Jovinella, Tonino per tutti, per cominciare una seria di incontri con quelli che il quartiere di Vigna Clara lo hanno visto nascere e crescere, ne hanno vissute le trasformazioni, ne hanno conosciuti i protagonisti ed hanno imparato a sentirlo come “casa” anche se “casa”, per loro, non è mai stata.

Allora Tonino, quando è arrivato Vigna Clara?
A febbraio del 61.

Nel 61, la chiesa, Santa Chiara, già c’era, ma di fronte c’era ancora la collinetta con la cappella ottagonale, giusto?
Come no, la cappelletta fatta di rame e di prefabbricati. C’era Don Antonino, il vice Parroco e c’era Don Gianni, il parroco…

Don Gianni Todescato era arrivato prima di lei, ma mica tanto prima
Don Gianni c’era e ci siamo conosciuti subito. E c’era anche Alfredo, il sagrestano, che era sempre in giro, se lo ricorda?

Certo, il grande Alfredo. Lo conoscevano tutti. Più che un sacrestano era il classico factotum. Si occupava di tutto
Poi però Don Antonino se n’è andato ai Parioli…

No, la prima parrocchia che gli assegnarono fu Santa Silvia al Portuense e poi venne alla Balduina
Ecco sì, alla Balduina… E poi poveraccio è morto…

Siamo andati a trovarlo con Don Gianni quando stava già molto male. Ha sofferto parecchio. Ma veniamo ai suoi ricordi. Com’è cambiata Vigna Clara da quando è arrivato lei?
Ma in realtà non è cambiato niente. Tranne quando avevano provato a mettere i semafori qui in piazza…

Che non hanno mai funzionato, però…
Eh no perché li abbiamo fatti levare. Io e la moglie del generale, il generale della polizia che abitava qui di fronte. Una signora brava… che quando si metteva in testa qualcosa, era fatta. La mattina che hanno acceso i semafori…
Ma dobbiamo tornare indietro. I vigili urbani… Lo vede quel marmo laggiù? I vigili si sistemavano lì con i loro fogli grandissimi, dove c’era tutta Vigna Clara. Studiavano… con la matita in mano. Io andavo lì vicino e, per farli arrabbiare un po’ gli dicevo: Non andate in giro con la penna, andateci con la macchina e vedete che succede. Quando s’attappava piazza dei Giochi Delfici. L’unico che riusciva a liberare in cinque minuti la piazza era il secco…

Un vigile urbano?
Ma noo… il mio benzinaro, Luca, solo lui ci riusciva. Se metteva in mezzo e in cinque minuti liberava la piazza. Ma io avevo dei clienti che abitavano intorno a via Cortina d’Ampezzo, via Misurina, o lì attorno. E mi raccontavano che si mettevano in fila all’uscita del loro garage e arrivavano in fila fino da noi.
La mattina che accesero i semafori… La più grossa soddisfazione della mia vita. Io glielo avevo detto. Qui non li potete mettere i semafori. E loro mi dicevano “Tu sei il benzinaro? E fai il benzinaro”. E io faccio il benzinaro.
Quella mattina c’era una coordinatrice. Una donna di quelle forti. Una che comandava. La piazza rimase bloccata tutto il giorno. Lei accanto a me s’era messa a piangere. Non ce la faceva più. E io gli ho detto: “sai che devi fare? Piglia la macchina e vattene”. E lei così ha fatto. Se n’è andata. E i semafori non si sono più accesi.

Si ricorda che anno era?
No, direi… No non me lo ricordo. Elvezia, la fioraia, sicuramente se lo ricorda, c’era anche lei. C’era anche Nando, il marito. Che ora è morto… e c’era anche il portiere di fronte. Morto anche lui….
Era quando Moro veniva qua. L’onorevole Moro. Veniva su, alla chiesa… Io lasciavo la pompa al Secco e andavo sempre là, perché mi piaceva quell’uomo. Mi piaceva tanto… come parlava ai ragazzi…a tutti i ragazzi dell’università… e lo aspettavano. La mattina… E io ci andavo là a sentì. Sò ignorante. Non sono andato mai a scuola, però mi piaceva sentirlo come parlava.
E poi avevo un cliente affezionato. Lei non ci crederà… Giorgio Almirante. Con la cinquecento. Veniva… si fermava. “Non toccate la macchina”. Non dovevi toccare la macchina. Apriva, si metteva cinquecento lire di benzina, chiudeva, sistemava. Io gli pulivo il vetro e lui se ne andava. Ma non voleva che gli toccavi la macchina, non lo so perché. Io glielo dicevo “Ma dottò, scusate, perché non ve la devo toccare? ”Nun me toccà la cinquecento…” Io mi mettevo a ride…”

Ne ha conosciuta di gente, eh Tonino?
Qui sò passati tanti… attori di cinema , di teatro, della televisione… Raimondo Vianello, Sandra Mondaini…

Certo abitavano qua…
Raffaella Carrà. Anche lei abitava qua, ai Due Pini, in via Nemea. Faceva i fotoromanzi, allora. Un giorno è venuta con la troupe, non me lo posso mai scordà… sò venuti al distributore per fare le riprese di lei che metteva la benzina nella mini. E l’abbiamo fatto. Io gli ho messo la benzina, gli ho pulito il vetro e hanno ripreso tutto.

E l’hanno pubblicato poi?
Non lo so. Io non ci avevo tempo per guardà ‘ste cose. Arrivavo a casa la sera stanchissimo. Dormivo mentre facevo le scale. Cinque piani senza ascensore…

Sempre a San Basilio?
Sempre. Comunque, questa pompa è stata famosa, proprio. Tutti gli attori che sono passati di qua e che parlavano con me… Io coi ragazzi gli mandavo le macchine a casa. gliele mandavo a prendere, gliele lavavo, gliele pulivo.
Vianello aveva un cane bellissimo, ma bello… Ogni volta che entrava qualcuno a casa sua, lo dovevano chiudere dentro al bagno. Non faceva entrare nessuno. E lui mi fermava sulla porta. “Fermati, aspetta, devo chiudere il cane e poi ti apro” mi faceva ”Non ti conosce e tu vieni a chiedere soldi…”.

Quanti ricordi…
Io qui ho passato i giorni più belli della mia vita. A 14 anni stavo già sulla pompa della benzina. A Ponte Milvio. a sinistra c’era la Bp e poi c’era la Mobil ed io stavo ala Mobil. Lavoravo lì, per imparare. Poi sono stato sull’Olimpica. Sempre per imparare. E poi ho aperto questo.

L’ha aperto lei?
Sì, l’ho aperto io. Con Ceccarelli, il padrone. Che poi è morto. Abbiamo aperto di pomeriggio. La mattina non eravamo pronti. E ci siamo stati fino alle nove di sera. Allora non c’erano orari…non c’era niente…

Ed era il ’61…
Il 28 febbraio del ’61. Verso le quattro.

E se ne ricorda altri di personaggi della Vigna Clara di allora?
E come no… Trovaioli, se lo ricorda Trovaioli? Al 26 di Vigna Stelluti c’era il cognato di Andreotti…Poi c’era quello che faceva i film di Ercole e Maciste, Gordon Mithcell, sempre lì al 26.

Poi c’era Carosone, no?
Renato Carosone, come no, stava a Via Ghino Valenti. Era un tipo molto freddo. Parlava poco, ma era bravo. Ma io poi di ragazzi qua ne ho cresciuti tanti, sai. Stavano sempre qua, mi facevano i dispetti, ma come mi volevano bene. Ora se so fatti vecchi… Mio nipote quando la sera va a Ponte Milvio, gli dicono “Ma tu sei il nipote di Tonino il benzinaio? Allora sei a posto”.

Altri?
Come no… Il presidente delle Autostrade, quello che aveva fatto il primo progetto del ponte di Messina. E io quel progetto l’avevo visto. Me l’aveva fatto vedere un giorno che era passato da qua. C’erano dei cavi di ferro che erano grandi come una gamba.
E poi l’ingegnere della Geosonda, che aveva fatto il progetto del ponte che doveva collegare Vigna Stelluti col Fleming. Sul ponte ci dovevano stare sessanta negozi. Lui mi diceva “Se ci fanno mettere i negozi, il ponte glielo facciamo gratis…”

Il collegamento che doveva portare poi fino a Tor di Quinto…
Esatto, ma qualcuno dall’altra parte non ha voluto e non se n’è fatto più niente. E poi c’erano i Meneschincheri, quelli del tennis.

E Magalli, Tonino, l’ha conosciuto Magalli?
Eh… Mamma mia… certo che mi ricordo di Giancarlo Magalli…Mi ricordo quando con una pistola finta ha messo in fuga due ladri che aveva sorpreso a rubare nel palazzo suo. Due ladri veri che stavano a rubà… Ma la verità è che la mia pompa di benzina era diventata un punto di riferimento in zona. Se succedeva qualcosa, la mattina dopo qualcuno veniva qui e me la raccontava. E poi tutti me venivano a chiede… ero io il giornale del quartiere. Allora.

Michele Chialvo

Com’era Vigna Clara negli anni ’60 e successivi?

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5 COMMENTI

  1. Salve, ho conosciuto Tonino tanti anni fa quando avevo 12 anni, io abitavo a Vigna Clara. A 14 anni mi feci il motorino e stava sempre nella sua officina per la manutenzione. L’amicizia poi è continuata negli anni fino a quando sono cresciuto e mi sono sposato cambiando zona. Ma ogni tanto passavo sempre da lui, mi fa piacere che stia bene.

  2. EEEE che ricordi per chi lavorava sulla piazza. Dalle 16.00 alle 21.00 in poi diventava un inferno, piazza bloccata e aria irrespirabile e per noi vigili urbani Tonino è stato sempre un punto di appoggio e amico vero .Ciao Tonino e grazie

  3. Bella testimonianza. Grazie a questo blog che riesce sempre a farmi tornare bambino in una vigna clara che non cè piu! Grazie!

  4. Che ricordi! Tonino , il mito della piazza ! Quante volte a fare benzina e a scherzare. Io abitavo con la mia famiglia a via Zandonai , dove lui riportava la macchina a signor Vianello. Bellissimi ricordi di quel periodo.
    Molto bello l’articolo mi ha fatto rivivere la mia adolescenza e non solo .
    Grazie .

  5. che belli ricordi ,anche io che lavoravo alla SIP anni 70 ero suo amico una volta mi invitò a pranzo dal fioraio davanti la pompa di benzina perché la moglie del fioraio aveva fatto le fettuccine al sugo di cinghiale, poi ricordo che ci lavorava anche il sardo (non ricordo il nome ) che vinse una scommessa perché si fece di corsa tutto il raccordo anulare

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