Home ATTUALITÀ “Vincenzì”, tanti alla camera ardente

“Vincenzì”, tanti alla camera ardente

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Via vai di persone nella sala della camera ardente, molti cuori biancocelesti, ma anche tifosi di altre squadre. Anche della Roma. Vincenzo D’Amico era un calciatore simbolo, per la Lazio, ma nel contempo un uomo trasversale.

Al contrario di altri simboli del sodalizio oggi gestito da Claudio Lotito – basti pensare a Giorgio Chinaglia e Paolo Di Canio, per citarne un paio – catturava emozioni anche dall’altra parte del Tevere.

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Schietto il presidente del Coni Giovanni Malagò, fra le altre cose conosciuto per la sua fede giallorossa: «Ho letto tante dichiarazioni dei tifosi e dei giocatori della Roma su Vincenzo D’Amico. Era benvoluto da tutti. Grazie a Michele Plastino abbiamo visto commentare il calcio in una trasmissione tv pioneristica dove Vincenzo è stato uno dei primi e lo facevamo in modo elegante e critico».

Per il sindaco di Roma Roberto Gualtieri «Vincenzo D’Amico è stata una figura straordinaria che ha fatto la storia del calcio e della città. E’ stato amatissimo da tutti i romani per la sua grandezza di calciatore ma anche per la sua umiltà. E’ stata una bandiera ed è uno dei grandi sportivi che è giusto che Roma ricordi. Stiamo già riflettendo sul come farlo».

Poi, il team manager storico della Lazio Maurizio Manzini, che lo ricorda come «un campione, una bandiera e un simbolo della lazialità. Ma si ricorda anche un uomo con i suoi pochi difetti e tanti pregi come la generosità. Oggi i ragazzi del 1974 staranno sicuramente facendo disperare Tommaso Maestrelli. Quando era in vita il Maestro si arrabbia ma in fondo gli voleva molto bene. La Lazio farà sicuramente qualcosa per questi giocatori».

Per domani, a ponte Milvio, è previsto pubblico in stile curva nord. Anzi, in stile Olimpico. Tanta gente, tanta commozione.

Leonardo Morelli

 

 

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