Home AMBIENTE L’intelligenza del suolo, il problema più urgente sotto le nostre scarpe

L’intelligenza del suolo, il problema più urgente sotto le nostre scarpe

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“Politici e urbanisti ignorano queste caratteristiche. Ne ignorano perfino l’esistenza e non saprebbero che farsene. D’altronde a loro mai è stato spiegato quanto sono importanti”

Stefano Liberti nella prefazione a “L’intelligenza del suolo” di Paolo Pilieri (Ed. Altraeconomia, 144 pag., 15 Euro) scrive: “Questo libro è un compendio che dovrebbe essere adottato nelle scuole di ogni ordine e grado”. Nella realtà questo compendio dovrebbe essere adottato anche da politici e costruttori e forse anche dagli appartenenti al movimento “Ultima generazione”: giusto per limitare i danni.

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“L’intelligenza del suolo” è uno straordinario documento dedicato a quel sottile rivestimento, che come una pelle, ricopre la terra. Composto  da innumerevoli sostanze e minerali è un elemento fondamentale alla sopravvivenza del pianeta. Si tratta di uno strato che non raggiunge i 200 cm di spessore al cui interno  avvengono processi importantissimi quali la decomposizione delle materie organiche (deiezioni comprese), la raccolta dell’acqua necessaria alla sopravvivenza delle piante, l’assorbimento dell’anidride carbonica; nel suolo inoltre alla materia organica morta viene restituita la vita dal momento che alimenta altri organismi viventi. Un miracolo!

Per rendersi conto dell’importanza del suolo basta leggere cosa scrive Pilieri a pag. 63: “Si stima che un ettaro di suolo in buono stato sia in grado di contenere 3,75 milioni di litri, pari ad una pioggia di 400 mm solo considerando il contributo reso dalla sua porosità e dai primi 100 cm di spessore”. In quello che è stato l’alluvione più grave registrato in Italia, sull’Emilia Romagna sono caduti in 36 ore 200 mm di pioggia: la metà di quei 400 che il suolo è in grado di assorbire.

D’altra parte si sa che la regione “più virtuosa d’Italia” è anche quella che ha consumato, cementificandolo e impermeabilizzandolo, più suolo.

In questi ultimi tempi è in corso un vivacissimo dibattito tra ambientalisti e i cosiddetti “negazionisti” che in realtà non negano affatto i cambiamenti climatici (“ci sono sempre stati…”); a guidare questa sparuta pattuglia è il Prof. Franco Prodi, fisico delle nubi, il quale obietta che non ci sono sufficienti dati per attribuire l’aumento delle temperature ai gas serra di origine antropica introdotti dall’uomo nell’atmosfera.

Secondo questi scienziati l’aumento delle temperature dipende dall’attività solare e da altri fattori tra cui lo sconsiderato uso del suolo; anche Tozzi, il “geologo con la piccozza” ritiene che il consumo di suolo sia il fenomeno più grave.

Una conferma indiretta ci arriva proprio dal libro di Pilieri che mette in guardia sui gravissimi danni causati dall’uso improprio del suolo derivato peraltro da una totale ignoranza su quelli che sono i processi vitali che avvengono in quei pochi centimetri di sabbia, argilla e limo.

Una mancata conoscenza che investe  i tecnici e gli esperti a partire dagli urbanisti che  fin  dal boom economico non sono stati in grado di capire che il suolo è uno stato vivo da rispettare generando cosi  una “cultura” radicata nel cemento.

In “L’intelligenza del suolo” sono contenuti centinaia di dati che Pilieri,  Professore ordinario di pianificazione e progettazione urbanistica al Politecnico di Milano, ha raccolto pazientemente e scrupolosamente; dati che se da una parte mostrano la straordinaria importanza ai fini della sopravvivenza del pianeta, del suolo, dall’altra evidenziano come l’interesse economico abbia portato ad uno sconsiderato ed eccessivo consumo.

Ad allarmarci basterebbe il  dato che  dice che sulle spalle di  ogni abitante del “bel paese” pesano 360 mq di terreno urbanizzato (con un aumento annuo di 1 m): una quantità stratosferica che dovrebbe farci rizzare i capelli sulla testa. Cementificazione significa non solo la morte definitiva del suolo ma anche modifiche delle temperature e del clima, impermeabilizzazione con conseguente mancato rifornimento delle falde acquifere e rischio alluvioni, fragilità del territorio con smottamenti e frane, compromissione dei suoli coltivabili, distruzione degli habitat, rischio idrogeologico, perdita delle pratiche agro-forestali…

Nel mentre che siamo invischiati in lunghe, estenuanti e probabilmente inutili discussioni su quello che avviene sulle nostre teste, dimentichiamo che il problema vero e più urgente ce lo abbiamo sotto la suola delle scarpe.

In apertura al capitolo “Il consumo del suolo” Pilieri riporta una frase del 1967  di Antonio Cederna “archeologo che è stato tra i massimi difensori del suolo e del paesaggio”:
“Gli stranieri hanno osservato che gli italiani non hanno il senso tragico che dovrebbero provare per la distruzione di uno dei più  bei paesi del mondo. Ora dobbiamo scegliere: o vogliamo continuare a considerare il suolo nazionale come una terra di conquista da parte di forze che nulla hanno a che fare con l’interesse generale, o ci decidiamo ad adottare tutti gli strumenti che la cultura e la scienza ci mettono a disposizione per un ordinato assetto del territorio”.

Una frase veritiera e profetica che a distanza di 56 anni non sembra ancora aver smosso le coscienze di chi amministra questo paese: il bilancio catastrofico dell’alluvione in Emilia Romagna? 15 morti, 15mila sfollati, 290 frane, 100mila ettari di terreno ancora allagato, 9 miliardi di euro i danni stimati.

Francesco Gargaglia

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1 commento

  1. Purtroppo quello che avete scritto è vero. Ma a parte la gravissima questione ecologica da risolvere assolutamente, quello che non sopporto è che dobbiamo accettare le ramanzine dagli stranieri che non vedono l’Italia altro che come un paravento per nascondere quello che anche loro fanno . E noi accettiamo passivamente questo ruolo di colpevoli senza fiatare, anzi condividendolo alla Fantozzi :”come è buono lei…”
    Speriamo che presto cambi questa tendenza. Basta essere sempre i più brutti, i più ignoranti , i mafiosi, i più furbetti , i meno sensibili, i meno rispettosi delle regole, ecc… Noi siamo quelli che abbiamo portato la civiltà in Europa e proposto al mondo le più grandi opere d’arte, non dimentichiamocelo.

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