Home ATTUALITÀ E lo chiamavano un gioco…

E lo chiamavano un gioco…

stadio olimpico
immagine di repertorio
ArsBiomedica

Lo chiamano calcio, ma non è più tale. E’ un guazzabuglio di cattiverie, un maledetto incrocio di violenza senza eguali. E le partite di pallone diventano in un amen guerriglia urbana fra lacrimogeni e scazzottate, coltellate e botte da orbi.

E non c’è distinzione di sorta fra un Paese e l’altro, qua non è solo una questione fra italiani e olandesi per la sfida di Europa league fra la Roma e il Feyenoord.

Continua a leggere sotto l‘annuncio

Qua l’inciviltà è regnata sovrana anche prima del quarto di finale di Champions league fra il Napoli e il Milan, coi tifosi partenopei piazzati davanti l’albergo dei rossoneri a far cagnara, fino alle tre del mattino, per impedire ai calciatori della squadra ospite di dormire. Roba da terzo mondo, altro che football del futuro.

Qua ci sono rogne del passato, vendette trasversali, “barcacce” distrutte e vetrine spaccate. E chi, ultrà o cos’altro non è dato sapere, crea danni, si sente eroe garibaldino.

Per la gara di ritorno della seconda competizione europea per club era stato interdetto il viaggio del popolo giallorosso a Rotterdam ed è stato proibito il viaggio nella capitale di chi proviene dai Paesi Bassi. Ma gli escamotage si trovano sempre, e nella città eterna i romani si sono trovati a che fare con gli hooligans olandesi.

Raddoppiate, anzi triplicate le forze dell’ordine, ma è tutto un palliativo, chi vuole “ferire” la città sa sbucare pure dai tombini. Per fare capolino ovviamente a piazza di Spagna, alle pendici di Trinità dei Monti. E se Pietro e Gian LorenzoBernini avessero immaginato che la loro opera sarebbe diventata mèta di devastazione, forse avrebbero fatto un altro mestiere.

Saccheggiare Roma pare esser diventato uno sport olimpico, con buona pace di chi si è preparato a dovere in vista di appuntamenti futuri della capitale e di una commissione in giro, a perlustrare Roma.

Massimiliano Morelli

© RIPRODUZIONE RISERVATA

1 commento

  1. Vero anzi verissimo
    Motivo per il quale ho smesso di andare allo stadio da tempo
    Non è più divertente , spensierato e goliardico
    Ma violento , volgare e pericoloso
    Non accade ovviamente solo in occasione delle partite “internazionali” , anzi

    Credo faccia il paio con quello che accade anche fuori , se vero che lo stadio alla fine rispecchia la società
    Solo che non siamo noi quella società , non mi ci ritrovo come non ci si ritrova la stragrande maggioranza delle persone
    Un po’ come rinunciare ad andare in zone come Campo de’ Fiori o Ponte Milvio o Trastevere o eccetera
    Non è che troppa gente , è troppo un inquietante caos , troppa gente che schiamazza impunemente , troppo “sniffo” e fumo a cielo aperto , come aperto è l’orinatoio pubblico dovuto a centinaia di lattine sparse nelle strade , attento al portafoglio ed attento a chi incontri
    Non è rilassante , non sono proprio un agnellino ma se debbo “rischiare” lo decido io e lo faccio per cause che reputo “degne” , non per quattro cretini da stadio o fatti e rifatti ubriachi nelle strade.
    L’impunità è una brutta bestia quando prende il sopravvento

LASCIA UN COMMENTO

inserisci il tuo commento
inserisci il tuo nome