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Municipio XV, è vecchio ma ancora non andrà in pensione

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Vecchio, troppo vecchio l’attuale stemma del XV. Risale addirittura al 1996 quando c’erano le circoscrizioni. Troppo vecchio, poco utilizzabile, non soddisfa i più recenti canoni di design e di applicazione per strumenti e canali web. La Giunta aveva dunque deciso di mandarlo in pensione e sostituirlo con una new entry.

Gli amministratori del XV, con la delibera n.9 di Consiglio, avevano quindi dato seguito alla decisione di procedere al restyling dello stemma attraverso un concorso pubblico di idee, con il riconoscimento di un corrispettivo (3mila euro) a favore del vincitore. Il 18 ottobre del 2022 usciva così il bando di gara con scadenza 18 novembre.

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Giunti a fine anno ci saremmo aspettati che Babbo Natale depositasse sotto il camino di via Flaminia il nuovo stemma. E invece no, né lui né la Befana si sono degnati. Per il semplice motivo che il bando è stato annullato.

Motivo? “Per mero errore materiale sono stati indicati all’interno del bando dei requisiti non confacenti, non congruenti e contraddittori rispetto alle esigenze sottese alla procedura de qua; inoltre il bando ha previsto la selezione di una sola proposta di stemma fra quelli presentati dai partecipanti […] mentre al fine di tutelare al meglio l’interesse pubblico […] sarebbe più opportuno che un prossimo eventuale nuovo avviso, allargasse la scelta a più alternative.”
È quanto si legge nella Determinazione Dirigenziale a firma del direttore del municipio con la quale si è provveduto all’annullamento d’ufficio del bando “in via di autotutela“.

Ora non resta che attendere il nuovo bando per dare l’opportunità a tutti gli esperti nel settore del design e della grafica pubblicitaria, compresi quelli che avevano già partecipato, di sottoporre il frutto della loro creatività all’approvazione degli organi deliberanti, cioè il Consiglio del Municipio previo accordo della Giunta capitolina.

Una lunga storia

E’ una lunga storia quella del nuovo stemma (e nuovo nome), una storia che prende le mosse dall’approvazione del nuovo Statuto di Roma Capitale (marzo 2013) in base al quale i 15 Municipi romani avrebbero dovuto darsi un nome da aggiungere al numero individuando anche uno nuovo stemma.

Lo chiede l’articolo 26 al comma 3: “Ciascun Municipio assume una denominazione caratteristica del proprio territorio, che si aggiunge a quella di “Roma” e al corrispondente numero. La denominazione e lo stemma del Municipio, previa intesa con la Giunta Capitolina, sono deliberati dal Consiglio del Municipio a maggioranza dei due terzi dei componenti.”

In un successivo documento, votato dal Consiglio capitolino sempre a marzo 2013, era inoltre previsto che il nome dovesse essere deciso nei trenta giorni successivi all’insediamento del Consiglio di ogni municipio e qualora ciò non fosse accaduto il battesimo sarebbe stato a cura del Campidoglio.

Ma, a nostra memoria, da allora è accaduto poco o nulla di tutto ciò: solo un paio di municipi hanno dato seguito alla disposizione, tutti gli altri hanno glissato e nessuno è stato ribattezzato d’ufficio dal Campidoglio.

Passano sette anni. Arriviamo così alla seconda metà del 2020 quando a rinfrescare la memoria ai Municipi ci pensa il direttore dell’Ufficio capitolino al Decentramento. Inviata a metà agosto, la sua lettera dal tono perentorio dava come scadenza il 30 settembre, poi prorogata al 20 ottobre dello stesso anno, il 2020.

Cosa chiedeva? Di avere da ogni municipio il nuovo nome e logo, oppure la conferma del precedente. Insomma, fate come vi pare, pare abbia scritto: o vi date una nuova identità, o confermate quella precedente, basta che lo deliberiate entro il giorno X.

Successo qualcosa? Nel XV no. Bisogna quindi arrivare al marzo del 2022 perché Giunta e Consiglio decidano di mandare in pensione il vecchio stemma (con al suo interno lo scudo del Comune di Roma, Ponte Milvio col cristogramma, l’Apollo di Veio e lo Stadio dei Marmi) e lanciare un concorso di idee per adottarne uno nuovo. I tempi della burocrazia sono quelli che sono e il bando esce a ottobre. Il resto è storia recente.

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