Home ATTUALITÀ DelCapo, «la mia voce per una generazione risentita e angosciata»

    DelCapo, «la mia voce per una generazione risentita e angosciata»

    Del Capo
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    Introverso, riflessivo e sensibile, DelCapo, al secolo Tommaso Lusini, è un giovane cantautore, nato e cresciuto a Roma nord, che intende mettere la propria voce al servizio dei suoi coetanei.

    Per lui, che compirà 25 anni il prossimo 19 gennaio, ma che ritiene l’età soltanto un numero o un dettaglio irrilevante, la musica è uno sfogo e una necessità, uno strumento per esorcizzare i momenti difficili, un luogo dello spirito in cui le anime spezzate possono incontrarsi e sentirsi meno sole.

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    DelCapo ha respirato musica fin dall’infanzia. Suo papà è, infatti, Mauro Lusini, compositore e cantante di lunga e onorata carriera, co-autore di C’era un ragazzo (che come me amava i Beatles e i Rolling Stones) e di AAA Cercasi (per Carmen Consoli), che vanta, fra le altre cose, una lunga e fruttuosa collaborazione con Nada.

    Sua mamma era Simonetta Zauli, apprezzatissima conduttrice radiofonica, con una breve ma pregevole parentesi in televisione.

    DelCapo ha già pubblicato due EP, 20Miglia e Paradiso Artificiale, quattro singoli – l’ultimo si intitola Lacrime d’argento – e Solo con me, una bella cover tratta dal repertorio dei Tokyo Hotel.

    Tommaso, come nasce il tuo nome d’arte?

    DelCapo proviene da un periodo molto buio e fragile della mia vita in cui mi rifugiavo nell’alcol tutte le sere. Un giorno, un mio amico, vedendo le bottiglie sparse in camera mia, mi ha chiamato come il famoso amaro. È nato così, un nome semplice ma personalmente profondo.

    E la tua passione per la musica?

    Provengo da una famiglia di artisti, in casa si respirava musica 24 ore su 24! Ricordo che ero piccolo quando ho iniziato a manifestare la passione per la chitarra e la voglia di fare questa professione.

    Per testare le mie capacità, mio padre mi ha chiuso in studio e mi ha detto di imparare l’assolo di Hotel California, uno dei suoi brani preferiti degli Eagles. Dopo un paio d’ore lo sapevo fare alla perfezione. Quel giorno sono diventato un musicista.

    Qual è l’esigenza che ti spinge a scrivere canzoni?

    Sono sempre stato un ragazzo introverso, “diverso” e incompreso: fare musica è il mio modo di comunicare, di tirare fuori tutto. Penso che la musica debba essere il riflesso più cristallino della tua anima.

    Faccio parte di quella cerchia di artisti che usano la musica come mezzo di sfogo o per trasmettere un messaggio. So cosa significa soffrire e so come si sentono le persone depresse. Voglio essere la voce di questa generazione risentita e angosciata, la mia musica deve riuscire a toccare le emozioni più profonde dell’ascoltatore.

    Per me ricevere i messaggi di questi ragazzi, che scrivono che la mia musica li ha aiutati a sentirsi meno soli nei momenti difficili, è motivo di orgoglio e di felicità. È come se ci stessimo dando una mano a vicenda per uscirne fuori. Ed è proprio questo che mi piacerebbe creare, una collettività di persone che, nel loro dolore e nella loro diversità, si sostengono l’una con l’altra.

    Qual è il filo conduttore che accomuna le tue canzoni?

    Sicuramente la tematica del dolore psicologico, una tipologia di sofferenza che ci impedisce di vivere come vorremmo, che sovrasta la nostra capacità di pensare, sentire e persino amare. Citando una parte del testo di Lacrime d’argento, è come se ti trovassi bloccato con «i piedi nel cemento»: provi in tutti i modi a liberarti ma non ci riesci. L’unica cosa che puoi fare è rimanere fermo, in silenzio, a osservare la vita che ti scorre davanti e ti assicuro che è una sensazione che ti devasta l’anima.

    Chi sono i tuoi compagni di viaggio nella musica?

    Intanto, devo citare Piero Crimi, in arte Tyden, uno dei chitarristi più forti che abbia mai conosciuto. L’estate scorsa sono stato in studio da lui per due mesi, a Mazara del Vallo.

    È stato un periodo super intenso, sia a livello fisico che mentale: abbiamo lavorato giorno e notte, senza sosta. È così che sono nate Lacrime d’argento e una serie di canzoni che usciranno nei prossimi mesi.

    Poi, c’è Giovanni Barresi, il batterista. Non ha partecipato a questi ultimi progetti, ma ha curato tutti i mix/master dei brani che hanno preceduto Lacrime d’argento.

    Quale musica ascolti?

    Ho sempre amato la musica a 360 gradi. Amo la classica per le sue sezioni orchestrali, il punk per la sua estetica anarchica, il rap per la “semplicità” del linguaggio e il metalcore per il suo forte impatto liberatorio. Nelle mie canzoni potrai sentire tutte queste influenze.

    Le mie band di riferimento sono i Linkin Park e i Bring Me the Horizon, due gruppi che hanno sicuramente rivoluzionato il panorama musicale e che, attraverso i loro testi, hanno aiutato milioni di persone, me compreso, a stare meglio.

    Progetti futuri?

    Io e Piero stiamo portando a termine gli ultimi progetti in modo tale da occupare i mesi primaverili ed estivi. La costanza in questo lavoro è fondamentale, soprattutto agli inizi!

    Per quanto riguarda i live abbiamo già ricevuto delle proposte per esibirci a Milano, ma preferiamo far uscire prima gli altri singoli in modo tale da garantire uno spettacolo unico e completo.

    Vuoi aggiungere qualcos’altro?

    Un saluto a tutti, mi raccomando siate sempre voi stessi, lasciate perdere i giudizi degli altri, credete nei vostri sogni e non mollate mai!

    Giovanni Berti

    Per seguire DelCapo:
    https://youtube.com/@DelCapo
    https://www.instagram.com/delcapomusic/
    https://open.spotify.com/artist/4zzKTiRX6jxpItedTFCliy

     

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