
Da venerdì 28 a domenica 30 ottobre, il Teatro Le Sedie (via Veientana Vetere, 51) ospiterà Signora Ava, uno spettacolo pluristilistico tratto dal romanzo che Francesco Jovine ambientò in Molise alla vigilia dell’Unità d’Italia e pubblicò nel 1942.
Realizzata anche con il contributo del XV Municipio, la rappresentazione, che andrà in scena nell’unico presidio culturale di Labaro, si focalizzerà su una storia d’amore impossibile.
Ne abbiamo parlato con Andrea Pergolari, direttore artistico de Le Sedie e regista dello spettacolo. Nell’intervista che segue, Pergolari, che ha curato anche l’adattamento del romanzo di Jovine, spiega le motivazioni di questa scelta, presenta il cast e fornisce ai lettori di VignaClaraBlog.it tre buone ragioni per andare a vedere Signora Ava il prossimo fine settimana.
Andrea, per chi ancora non lo conoscesse, vuoi presentarci il Teatro Le Sedie?
Il teatro inizia la sua attività nell’aprile del 2011 e nasce dalla volontà di alcune allieve dell’Accademia d’Arte Drammatica, diplomate in Pedagogia teatrale, di aprire uno spazio di narrazione.
Le cose si sono molto modificate nel tempo: è cambiata la direzione, lo stato sociale dell’organizzazione e dal 2018 anche la sede. Gli unici elementi di continuità sono la mia presenza e la volontà ferrea di lavorare sul territorio di Labaro.
Signora Ava, perché questa scelta?
È un mio vecchio progetto, covato da almeno vent’anni, che nasce addirittura ai tempi dell’università, quando Walter Pedullà, professore di Letteratura italiana contemporanea, mi fece scoprire il romanzo di Jovine, trasmettendomi immediatamente l’entusiasmo per un’opera che Goffredo Fofi definì il “Gattopardo dei poveri”, una definizione che la centra in pieno.
Signora Ava è il grande romanzo meridionalista sull’Unità d’Italia, sul Risorgimento, visto dal basso, dai poveri e dai cafoni e, ancora di più, dai margini della Storia e della Geografia. È il grande romanzo del Molise, la terra d’Italia che per secoli è rimasta fuori dal tempo e che, qui, improvvisamente, è travolta dalla Storia.
È un romanzo totale: storico, politico, sentimentale, ironico, comico, drammatico e filosofico. In un clima da cantata popolare, ricostruisce perfettamente l’ambiente e i personaggi dell’epoca. Le ragioni per le quali non ha avuto la risonanza che meritava vanno ricercate certamente nel fatto che Jovine è morto molto giovane, dopo aver scritto il romanzo, ed era fuori dal grande giro degli autori riconosciuti del secolo scorso.
Quali sono le tematiche del romanzo che intendi evidenziare nello spettacolo?
Considerata la sua natura di romanzo fiume, sarebbe stato impossibile metterlo in scena così com’è. Ne ho estratto, quindi, un filo, che è quello portante, che tesse tutta la trama del racconto: la storia d’amore tra Antonietta De Risio e Pietro Veleno, cioè tra la figlia della famiglia nobile del luogo e un cafone che fa il pastore, il contadino e la guardia delle loro terre.
Una storia d’amore tanto immediata e inconsapevole quanto impossibile, ovviamente per motivi di classe.
E quali temi sono tuttora attuali?
Questo è il punto cruciale: ho scelto Signora Ava per allontanarmi nettamente dalla realtà di oggi. Un taglio secco con l’aziendalizzazione della cultura e della società e, soprattutto, con le sue conseguenze più devastanti: l’esibizione amplificata di ogni nostra sensazione e la falsificazione sistematica delle idee, dei sentimenti e delle emozioni.
Oggi tutto è esibito, ingigantito, amplificato per essere venduto, non conta più sentire ma esibire il sentimento, manifestandolo sui social e certificando così la propria presenza nel mondo, per coprire il vuoto che abbiamo dentro e fuori di noi. L’ironia è stata sovvertita, di autoironia nemmeno a parlarne, ciò che stimola un pensiero non è più utile.
Ecco, Signora Ava è esattamente il contrario, è fuori dal nostro tempo, non solo perché racconta fatti di due secoli fa, ma per come li racconta. La cifra di Jovine è l’ironia, lo straniamento, la sdrammatizzazione, il silenzio e il pudore di non nominare mai le cose per quello che sono, ma di raccontarle tramite allusioni, sotto-testi e slittamenti di senso.
Presentaci il cast…
Ho impiegato un anno per trovare i due protagonisti. Dovevano essere due ragazzi ventenni, ma anche due ventenni del XIX secolo. Cercavo una semplicità, una purezza, una leggerezza dei modi e nell’aspetto, una fisicità e un atteggiamento che non avessero nulla a che fare con le caratteristiche del nuovo millennio. Inoltre, dovevano possedere una meridionalità nella figura, nel comportamento, nei modi, essenziale per ricostruire personaggi e fatti.
Li ho trovati in Rosaria Cianciulli e Alfonso D’Iorio, campani di origine e di provenienza. Due giovani di grande valore e, fortunatamente, poca esperienza. Rosaria – che è la pronipote di Leonarda Cianciulli, la saponificatrice immortalata da Bolognini in Gran bollito – si è formata al cinema, ha avuto esperienze negli Stati Uniti, anche nel burlesque, ed è stata portata alle Sedie da Roberto Leoni.
Anche Alfonso D’Iorio, che è stato allievo della scuola di Rita Forzano, l’ho conosciuto tramite Leoni. Hanno entrambi quella semplicità, quell’entusiasmo necessari a questo spettacolo.
Accanto a loro ci sono Valentina Conti e Benedetta Seminara. Benedetta è un’allieva dei nostri laboratori teatrali, la prima che inseriamo in uno spettacolo professionistico. Ha una tale intelligenza e intuizione che comprende immediatamente tutte le sfumature di una scena, già alla prima lettura: è un’attrice già pronta, nata pronta.
Valentina non è solo una brava attrice, una che vive il teatro come passione e come ricerca continua, ma è soprattutto un’amica, una persona per cui ho il massimo dell’affetto e della stima e che, per l’occasione, si è divertita a lavorare come mimo.
Insieme a loro, fuori e dentro la scena, a suonare ed esibirsi dal vivo, c’è poi l’Ensemble Armonia Nascosta, composto da Birgit Cicha (voce), Alessandra Belfiore (seconda voce), Biagio Biondi (basso) e Secondo Flex (percussioni).
I musicisti sono diretti da Franco Di Luca, che è il Maestro del gruppo, pianista e compositore. Sono stati un vero e proprio regalo per lo spettacolo.
Tre motivi per vedere la rappresentazione?
La diversità nella messa in scena, l’umorismo e la musica.
La diversità. Lo spettacolo è una grande sfida perché non è uno spettacolo tradizionale di prosa: unisce la narrazione teatrale, che ne è l’ossatura principale, il teatro di figura e quello musicale. Gli attori non sono soltanto interpreti, ma entrano ed escono dai loro personaggi, li vivono e li guardano vivere, li raccontano e, talvolta, se li scambiano. Oltre a giocare con gli oggetti e i generi teatrali, dialogano con i musicisti in scena e alcuni si trasformano addirittura in burattini.
L’umorismo. Si racconta una storia drammatica e sentimentale, con punte tragiche, senza mai abbandonare il filo comico-umoristico, che diventa una chiave d’interpretazione della realtà.
La musica. Ogni singola parola dello spettacolo è di Jovine, tranne un’eccezione all’inizio, ma la musica è tutta di Franco Di Luca. Non tocca a me dire del suo valore, ma posso dire che ho avuto fretta di farla ascoltare agli attori che, dopo averla sentita, hanno ricevuto una tale emozione da entrare interamente nel lavoro che stavano facendo, con un’energia e una determinazione moltiplicate.
save the date
Signora Ava sarà in scena al Teatro Le Sedie venerdì 28 e sabato 29 ottobre con inizio alle ore 21, domenica 30 ottobre con inizio alle ore 18.
Ingresso 10€, tessera associativa 2€. Per informazioni e prenotazioni si può telefonare al numero 3201949821 e scrivere una mail a info@teatrolesedie.it.
Giovanni Berti
© RIPRODUZIONE VIETATA





