Home AMBIENTE Allarme siccità nel Lazio, Zingaretti: “Proclamo stato di calamità”

Allarme siccità nel Lazio, Zingaretti: “Proclamo stato di calamità”

Galvanica Bruni

“Nelle prossime ore proclameremo lo stato di calamità naturale. L’emergenza climatica non è un problema del futuro, è un problema del presente. Vediamo quello che sta succedendo in tutta Italia, dobbiamo muoverci anche noi”. Lo ha annunciato il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti.

“Lo stato di calamità servirà ad adottare immediatamente le prime misure – ha spiegato il governatore -, a invitare i sindaci alle prime misure di contenimento perché ovviamente dobbiamo prepararci a una situazione che sarà molto criticae dovrà basarsi sul risparmio idrico in tutte le attività, a partire dai consumi familiari, e anche alla ricerca di forme di approvvigionamento e di presenza vicino alle amministrazioni comunali”.

“Lo stato di calamità naturale è il primo step – ha proseguito Zingaretti – e, monitorando la situazione con le Prefetture, Acea e gli altri attori interessati, vedremo quali altri step successivi serviranno. Per ora mi permetto di dire a tutti di fare a attenzione e di fare i conti con l’emergenza climatica che in questo significa risparmiare acqua”, ha concluso il presidente della Regione Lazio.

Nel frattempo, domani, martedì 21 giugno, si terrà un Osservatorio straordinario con Comune, Regione, Consorzio di bonifica e Autorità di bacino del Tevere per affrontare il tema. Lo conferma all’Ansa Erasmo D’Angelis, il segretario generale de l’Autorità di bacino del Tevere, che spiega cosa ha portato alla necessità di convocare la riunione.

“Anche il Tevere che scorre intorno ai 100 metri cubi al secondo ha un calo di portata abbastanza preoccupante che ovviamente deriva dal calo di portata dei suoi 42 affluenti. C’è una forte preoccupazione. Devo dire non tanto su Roma dove la riserva idropotabile è in montagna nel reatino, per cui stiamo abbastanza tranquilli per le prossime settimane, ma molte altre località, non servite da falde montane, sono ovviamente a rischio”.

Per D’Angelis quindi la Capitale potrebbe non arrivare “al razionamento”. “Abbiamo una soglia di attenzione ma siamo consapevoli che Roma ha un bacino eccezionale nel reatino e comunque ha ridotto le perdite. La grande sete nel territorio colpisce soprattutto l’agricoltura.

Il tema – ribadisce il segretario generale – è che il clima sta cambiando e dobbiamo cambiare anche noi. L’Italia ha un dato di perdite clamoroso con lo spreco delle condotte che arriva, a livello nazionale, al 43 %. Acea su Roma ha fatto un forte recupero dal 2017 con l’ultima siccità, dove la dispersione era al 43 e ora siamo al 28 percento”.

In ogni caso l’allarme crisi idrica a Roma torna dopo il 2017 e le Istituzioni dl territorio, come cinque anni fa, potrebbero andare verso decisioni più drastiche. Tra le altre misure, come anticipato da La Repubblica, c’è la possibilità di chiudere le fontane pubbliche, l’approvvigionamento di acqua potabile con autocisterne e il razionamento nelle ore notturne almeno nei quartieri nella fascia sud- est della Capitale dove le condutture sono più obsolete.

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2 COMMENTI

  1. Semplicemente RIDICOLO quello che succede in Italia e ovviamente nel Lazio! Si aspetta la catastrofe per poi dichiarare lo stato di emergenza…anziché adottare le misure suggerite dagli scienziati da decenni, ovvero la creazione di bacini di stoccaggio, si preferisce parlare di “step” e altre amenità! Ha ragione Sansonetti quando parla di “disastro Italia” provocato dalla politica!

  2. marco: in italia è tutta una disgrazia non esiste programmazione ,solo urgenze risolte con toppe varie.
    L’acqua il gas etc, vedi stazione vigna clara dopo trenta anni entra in funzione e ci si rende conto che non ha il parcheggio , i vari politi hanno avuto 30 anni per realizzarlo !!! . Fortuna che siamo in europa ,che ci costringe a fare e realizzare opere e leggi inderogabili.

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