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L’Olimpico, Roma-Leicester e il dietro le quinte

Tifosi Roma
Lavanderia Oblò, tradizione e innovazione nel cuore di Roma Nord

Della semifinale vinta contro gli inglesi del Leicester ormai si sa tutto, la partita è stata vivisezionata in tutti i suoi aspetti, le statistiche ora inquadrano il numero dei passaggi, i chilometri percorsi dai contendenti, insomma, quel “di tutto e di più” che tanto piace al tifoso, specie quando la squadra del cuore vince.

Il dietro le quinte racconta invece di automobili parcheggiate lontano dallo stadio e di slalom a piedi nel traffico per raggiungere l’impianto sportivo, cui mancano (unico per le capitali europee) parcheggi adeguati alla bisogna, visto e considerato che quando si gioca a pallone Roma nord diventa terra di nessuno.

Il tutto, poi, per tacere dell’acredine verso i ministeriali che il tifoso si ritrova addosso nel passar davanti alla Farnesina, dove il parcheggio è vuoto ma non si può posteggiare, roba dell’altro mondo al solo pensiero che quell’area, financo “prestata” ai tifosi a pagamento, risolverebbe parte dei problemi legati al “e mò ‘ndo la metto la macchina?”.

Regna il caos, pre e post gara. Basta ripassare un’ora e mezza dopo che la disfida è terminata, quando il caos delle macchine ormai è scemato: fra bottiglie di birra accantonate qua e la e mondezza varia, viene spontanea la domanda: “Ma questa è davvero la caput mundi?”.

Post partita serale

Il duplice problema caos-parcheggi è irrisolto da anni. E da anni restano senza risposte domande legate a come viene gestita “l’emergenza-partita” nella capitale. Ma questo è un discorso che aprirebbe un oceano di invettive contro chi, pur avendo gli strumenti, osserva e non interviene.

In compenso il colore non manca, fuori e dentro lo stadio, ma quando ci si allontana dall’Olimpico, una volta terminata la gara, l’occhio cade sempre sui balconi dei palazzi di zona e viene da pensare a quelle famiglie che, complice la partita di pallone, sono costrette ad asserragliarsi dentro le mura domestiche, con l’augurio almeno di trovare un posto auto, che per chi risiede in zona sarebbe il minimo auspicabile.

Il problema è che una volta dentro lo stadio, il tifoso dimentica mentre si perde fra lo sventolio delle bandiere e i cori cantati tutti insieme, il “profumo” di chi a poca distanza sta fumando una canna e quelli che col telefonino scattano foto a ripetizione per poi postarle sui social e dire “io c’ero”.

Della partita con il Leicester resta impresso comunque, oltre al gol dei giallorossi, il momento in cui tutti applaudono Claudio Ranieri, testaccino che ha allenato entrambe le squadre e che ha conquistato una storica Premier league proprio con la squadra inglese in campo.

Lacrime conclusive di commozione per il successo, abbracci e speranze di accaparrarsi il biglietto della finale, che a Tirana potranno esserci non più di seimila tifosi romanisti, vista e annotata la grandezza (ma sarebbe il caso di scrivere piccolezza) dello stadio e le normative Uefa per la finale.

Così i tifosi, ma solo quelli abbonati all’As Roma, vengono invitati a partecipare a una sorta di lotteria, si dovranno iscrivere e incroceranno le dita con la speranza di essere poi estratte.

Così si resta in attesa di un segnale divino, dopo aver vissuto un’attesa in Rete lunga ed estenuante, che al paragone le file del pendolare medio sul raccordo anulare restano una quisquiglia, alla Totò.

Leonardo Morelli

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