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Roma nord, il refugium peccatorum dello sport

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Osservo le istantanee del post concertone del primo maggio e provo a ragionare su cosa potrebbe accadere – meglio, cosa accadrà – da qui a fine mese, con le ultime partite di serie A che s’intersecano con gli Internazionali di tennis appena cominciati e con l’idea di posizionare – chissà dove – megaschermi per assistere alla finale di Conference league qualora la Roma avesse la meglio, giovedì sera, sul Leicester.

Ma ancor più del caos di bottigliette di plastica, fogli di giornale e salviettine usa e getta utilizzate forse per una nuova pavimentazione di piazza San Giovanni in Laterano, cerco di capire.

Qui c’è una zona nord della capitale che si paralizza quando si gioca una partita di pallone, fra parcheggi inesistenti e strade costruite per le bighe dell’antica Roma, roba che verrebbe da dar ragione a Carlo Verdone che, proponendosi sindaco in una sua commedia, dichiarò che il Tevere non serviva e che si poteva asfaltare, “una lunga lingua d’asfalto a tre corsie, come a Los Angeles”. Almeno, fosse stato eletto, Armando Feroci avrebbe risolto il problema traffico…

Qui si è ipotizzato un nuovo stadio a Tor di Valle, ma sono oltre dieci anni che se ne parla, chiacchiere in libertà e nulla più. Qui si lavora per la pista ciclabile, ma i ciclisti stessi la detestano, visto e considerato che quel che è stato realizzato fino a oggi ricorda più tracciati da “Giochi senza frontiere” che sentieri adatti per le due ruote.

Anzi, si fantastica il fatto che alla prossima manifestazione ciclistica in stile vintage (biciclette anni cinquanta e ciclisti vestiti come Coppi e Bartali; se ne organizzano tante in Italia, nda) ci si possa organizzare per correre a Roma, che fra buche, sterpaglie, animali in libertà e chiodi gettati ad arte per far passare ai ciclisti la voglia di pedalare non c’è bisogno di disegnare un percorso ad hoc. C’è già.

Qui si continua a puntare su Roma nord per offrire alla città del papa una zona sportiva, da realizzare fra il Flaminio e il Foro Italico. Per tacer del fatto che qui, a Roma nord, c’è uno stadio in abbandono (il Flaminio, appunto) e un PalaTiziano dimenticato da chi doveva farsene carico.

Qui, fra un pare, un forse e un si dice, mentre vengono lasciate al caso le ipotesi di un nuovo stadio, si vorrebbe confermare il “vecchio che avanza”, mantenendo Olimpico e Flaminio in piedi, con l’idea di affidarli – sempre fra un pare, un forse e un si dice – uno alla Lazio, l’altro alla Roma.

stadio-olimpico-stadio-flaminioPerché la politica nostrana, una certa politica nostrana, è convinta che si possa emulare Londra, città che vanta sei stadi per il calcio e uno solo ed esclusivamente per il rugby (Twickenham, ndr), per tacere del fatto che Wimbledon diventa l’ottava meraviglia di una città che ha pensato bene – e in tempi non sospetti – di spostare il tennis in una zona periferica, così anche da non intasare la capitale.

Qui abbiamo gente che dal pulpito aggredisce i politici della “perfida Albione” (basti pensare a quel che si dice della capigliatura del primo ministro Boris Johnson, del quale interessa più la “zazzera” del modo di fare politica) e poi si perde in cavilli burocratici e beghe di sistema per decidere dove costruire, nel caso, un nuovo stadio.

Qui, nell’incapacità di fare, si paventa l’idea di “offrire” in gestione i due stadi all’As Roma e alla Ss Lazio. Qui si fantastica lo spostamento dell’atletica leggera in altro loco, forse dimenticando che c’è già uno stadio per l’atletica, il “Paolo Rosi”, in perenne stato di degrado, nonostante le promesse e gli interventi-spot, utili come acchiappavoti.

Qui si brancola nel buio, e neanche c’è più Abebe Bikila, che vinse la maratona dei Giochi del 1960, disputata in notturna. Lui, al buio, non ebbe problemi a muoversi nei meandri di una città che, sessantadue anni fa, era splendida e splendente, gestita da una politica diversa. E quella differenza fra classi politiche ogni giorno ci porta a commentare, in maniera sarcastica, che “si stava meglio quando si stava peggio”.

Massimiliano Morelli

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1 commento

  1. Bellissimo articolo di Massimiliano Morelli che, accennando alla Roma sportiva di 62 anni fa, quella delle Olimpiadi. L’articolo ha suscitato in me il ricordo della cerimonia conclusiva dello storico evento, quando allo stadio Olimpico, illuminato da un tramonto rosso, in incredibile, emozionato silenzio ,squillarono le trombe dei “fedeli di Vitorchiano”. Allora Roma raggiunse la massima espressione della sua millenaria attitudine ad accogliere eventi sportivi, nonchè di capacità organizzative persino superiori al tempo in cui “anche Mussolini faceva cose buone ” e sia pure in presenza di nuovi vincoli dettati giustamente dal nuovo regime democratico. Perchè ora tanto degrado? Colpa della classe politica o anche dei romani che ora non avrebbero il coraggio di dire con orgoglio “cives romani sumus”.

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