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Ponte Milvio, “Chi ne ha sfigurato i platani secolari?”

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Da Paolo Salonia, portavoce del Comitato Abitare Ponte Milvio, riceviamo e pubblichiamo questa ‘lettera al direttore’.

“Tengo fermo nella tastiera e nella memoria del pc questa lettera ormai da una settimana, tutto proteso ad indirizzarla nel modo il più civico possibile. Ancora una volta parlo di Piazzale Ponte Milvio, ma anche di Viale di Tor di Quinto. Del loro degrado, del loro infame destino. In questa occasione l’accanimento “barbarico” ha riguardato il verde, gli alberi, i platani, quell’”ingombro” particolarmente odiato da qualche decennio in questa città, quale che sia la specie arborea.

Domenica scorsa, 24 aprile, dopo poco più di una decina di giorni di assenza, sono andato a Piazzale Ponte Milvio e a Viale di Tor di Quinto. Lì sono rimasto letteralmente sconvolto dinanzi allo spettacolo violento della “memoria cancellata”.

Mi riferisco evidentemente a come sono stati ridotti, grazie agli effetti di una potatura scriteriata e delinquenziale, i bellissimi platani che caratterizza(va)no la zona da molto più di un secolo.

Tutti i platani risultano selvaggiamente deprivati delle loro maestose chiome e ora sembra quasi che si vergognino così deformati e sfigurati nel loro classico aplomb, lasciati con quei ridicoli ciuffetti di foglie sulla sommità a 30 metri di altezza (quindi, scientificamente, senza possibilità di nutrirsi).

Lungo il monumentale fusto di ciascuno, poi, molti rami vigorosi, anche di diametro superiore ai 30 cm, risultano tagliati a notevole distanza dalla loro base, ora ridotti a sconfortanti braccia protese alle quali sono state vigliaccamente mozzate le mani (altra incosciente mutilazione).

Lo spettacolo è sconcertante e l’immagine “storica” del Piazzale, così come del Viale, risulta irrimediabilmente compromessa, violentemente alterata.

Mi domando per quale motivo i cittadini devono subire tali prepotenze, subendo passivamente la sistematica devastazione del loro ambiente di vita perpetuata dalla sciatteria, dall’irresponsabilità, dall’ignoranza, dal comportamento costantemente omissivo di chi amministra quando, viceversa, costui sarebbe delegato per decidere, scegliere, affidare, controllare?

Chi ha deciso, scelto, affidato, controllato quanto fatto sui platani?

Ma il problema non è soltanto dell’immagine di città, della continua deprivazione del bello al quale siamo sottoposti, più per imbecillità che per nefasta volontà (anche se l’ignoranza solitamente si accompagna…..). E già basterebbe!

Scrive, infatti, Francis Halle, uno dei più grandi botanici francesi (Ci vuole un albero per salvare la città, Adriano Salani Editore, Seggiano di Pioltello (MI), 2018), “…Gli alberi popolano le città…facendoci vivere meglio, perchè sono belli, il loro verde ci rilassa e sono una presenza familiare e rassicurante per la gente. Ma l’estetica e il benessere non sono i soli vantaggi degni di nota perchè la presenza degli alberi in città può esserci utile in molti altri campi...”: ombra, aumento umidità e relativa diminuzione della temperatura al suolo, ioni negativi dal potere positivo sul nostro umore, assorbimento dell’anidride carbonica e degli altri inquinanti, e ancora molto di più.

Ma, abbandonando la solita egoistica impostazione antropocentrica (il maledetto “cosa conviene a noi umani”), al contrario cambiando prospettiva e pensando finalmente agli alberi come “esseri viventi” (sempre Francis Halle ci informa che, al momento, ne conosciamo 70.000 specie, contro le 4.800 dei mammiferi e le  9.600 di uccelli), dovremmo ricordare che, a differenza nostra, la loro estinzione si compie in un anno ed è sempre reversibile, in un ciclo continuo di morte e rinascita, con le gemme che rifioriscono ad ogni primavera ed il genoma che si rinnova (quello umano, al contrario, è sottoposto ad un processo irreversibile di senescenza).

L’intervento eseguito sui platani di Ponte Milvio interrompe vigliaccamente il ciclo, esponendo la pianta ad attacchi di parassiti, di funghi, attivando carie, determinandone la possibile morte definitiva.

Ne vogliamo tenere conto, finalmente rispettando la vita di questi “esseri viventi” che non rappresentano l’”arredamento” del nostro ambiente, antropizzato o meno che sia, al pari di un lampione, di un’insegna pubblicitaria, di un cartello stradale?

Tale rispetto presuppone uno sforzo responsabile di conoscenza, studio, capacità.

Inoltre, specifica e particolare è la cura che deve essere riservata ai platani, nelle modalità di potatura (non scordiamo che la “potatura” viene eseguita per “comodità” dell’uomo, l’albero non ne ha bisogno, ne farebbe volentieri a meno), nel periodo in cui eseguirla e nelle tante altre precauzioni irrinunciabili a meno che non si decida stupidamente di fare morire la pianta.

Nessuna di tali attenzioni e precauzioni è stata rispettata, al contrario si è operato esattamente al contrario, sotto tutti gli aspetti.

Eppure, per chi lo avesse dimenticato, a Roma – dopo lotte lunghe ed estenuanti, nel maggio 2021 è stato finalmente adottato il Regolamento Capitolino del verde pubblico e privato e del paesaggio urbano di Roma Capitale, nel quale si tratta di pianificazione e progettazione degli interventi di tutela, di modalità e stagionalità di tali interventi, di potature (come e quando eseguirle in funzione della specie sulla quale si interviene), di caratteristiche di “monumentalità” degli alberi in base agli anni di vita e alle dimensioni (regole di maggior tutela).

Si tratta anche, e proprio nei primi articoli, di “responsabilità e competenze” e di “coinvolgimento del cittadino”. Responsabilità ben distribuite tra Campidoglio, Municipi, Polizia Locale. Coinvolgimento dei cittadini nelle specifiche declinazioni di “partecipazione” e “patti di collaborazione”.

A fronte della realtà “messa a terra” risulta fin troppo facile affermare che anche questo Regolamento evidentemente rappresenti l’ennesimo “libro dei sogni” messo lì per fare “contento e gabbato” il povero cittadino.

Infatti, nello specifico caso – purtroppo estendibile a tutta l’area metropolitana dove si presentano, continui ed omogenei, identici scenari di devastazione – risulta legittimo chiedersi chi ha programmato e progettato, quali i criteri di scelta della ditta alla quale affidare il compito, chi ha controllato esecuzione e risultati, quali i momenti di coinvolgimento della cittadinanza nella trasformazione così profonda della scena urbana.

Eppure la “catena del comando” è ben lunga e articolata, spalmandosi sul territorio con Direzioni e Uffici Centrali e periferici, Sezioni decentrate per Municipio, Assessorati Comunali e Municipali, Comandi distribuiti di Polizia Locale.

Tra cotante stanze dei bottoni, occupate da cotanti personaggi con feluche, medaglie e mostrine, chi si preoccupa realmente della gestione assumendosene le responsabilità fino in fondo?

Dovremmo tutti far sentire a quale livello è arrivata la nostra stanchezza nei confronti del diluvio di parole a la pàge con il quale i nostri Amministratori si riempiono la bocca in assenza di azioni consequenziali e coerenti. Ad esempio, l’Assessora Comunale (ma non è la sola, la compagnia essendo vasta) parla di “foreste urbane”, “resilienza”, “sostenibilità” e via cantando, puntualmente svuotandone il significato a fronte della reale mancanza di azioni virtuose sul terreno, sicuramente meno premianti sul versante del bottino elettorale.

Ora, temo, il danno è compiuto e non sono solamente io a dirlo. Non mi permetto, infatti, di attribuirmi competenze che non sono propriamente specifiche del mio back-ground professionale. Sono architetto e, prima di esprimermi, ho voluto consultare esperti del settore, agronomi di comprovata esperienza e ben noti nella città di Roma. La risposta è stata: “…purtroppo le potature che stanno facendo sono prive di alcuna logica e totalmente contro il Regolamento…”.

Quanto tempo sarà necessario a riparare i danni? Quanto a restituire forma e dignità ai platani secolari di Ponte Milvio, sempre nella speranza che l’incolta operazione non sia foriera di attacchi parassitari, fungini, di carie, fino alla morte dell’albero?

Nel frattempo, sarebbe necessario che venisse messa in atto un’azione finalizzata all’individuazione delle responsabilità (persone fisiche) con la immediata relativa rimozione dei responsabili dagli incarichi che inopportunamente e immeritatamente occupano. Prima che compiano altre nefandezze.

O tutto deve finire come sempre, nell’oblio generale in attesa della prossima puntata che immancabilmente arriverà?

Proprio in virtù di quel Regolamento fino ad oggi platealmente disatteso, la dichiarata “compartecipazione dei cittadini” dovrebbe essere agita con atti concreti di “inversione di tendenza” provvedendo alla immediata rimozione dei responsabili individuati (e facilmente individuabili) dai loro compiti istituzionali.

Altrimenti la Città Metropolitana non è altro che il solito devastante, squallido piccolo teatrino di marionette. Occasione per richiamare e gestire flussi di danaro, ma senza conseguire alcun miglioramento nella qualità di vita dei cittadini.

Facciamo parte di una Comunità Internazionale ed europea, siamo all’interno di processi orientati su obiettivi definiti in documenti internazionali, l’Agenda 2030 dell’ONU e la New Metropolitan Agenda delle Nazioni Unite solo per ricordarne due fondamentali. Abbiamo accolto nel nostro ordinamento la Convenzione di Faro che riconosce il ruolo primario delle comunità locali all’interno dei processi di sviluppo delle nostre città e dei nostri territori.

Non perdiamo questa consapevolezza e agiamo coerentemente affinché vengano realmente agiti e concretizzati questi principi”.

Paolo Salonia
Portavoce del Comitato Abitare Ponte Milvio

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4 COMMENTI

  1. parlate anche dei mozzoni dei pini ammazzati lasciati li per anni senza riguardo e dei lecci appena piantati a corso francia cassia nuova via pareto che sono secchi e già morti. altrimenti non li rimetteranno piu

  2. A parte la lungaggine della lettera che non aiuta la lettura, sottolineo il fatto che i platani sono piante che vanno mantenute e potate poiché si deperiscono facilmente e se fusti o rami soccombono a parassiti e intemperie possono causare danni notevoli a persone o cose. I ciuffi di cui parla l’autore si nutrono normalmente altrimenti non sarebbero nati, come è noto la parte viva del legno non è in profondità ma prossima alla corteccia. Un paio di anni e gli alberi torneranno rigogliosi a far ombra a noi cittadini. Detto questo è vero che in molti casi sono state fatte potature inopportune, come nei Lungotevere dove i platani sono stati pesantemente sbilanciati con potature soli lato strada e lasciando le chiome lati Tevere piangenti. Altro problema è la cocciniglia tartaruga dei pini marittimi della Capitale, abbatterli e smaltirli costa molto di più del trattamento a iniezione. Ben vengano i comitati di cittadini ma si devono anche conoscere i motivi degli interventi , non si può proteggere tutto ma si deve anche prevenire. Le potature servono a rinforzare le essenze arboree.

  3. @ Duccio Pedercini
    La ringrazio del commento.
    Mi scuso per la “lungaggine della lettera”, ma in verità già le cose che lei ha scritto dimostrano che sarebbe stato necessario aggiungere altre precisazioni. Ma probabilmente sono io a non essere stato sufficientemente comprensibile.
    Per chiarire alcuni argomenti, anche a beneficio degli altri lettori di VCB, non spendo parole mie, ma preferisco utilizzare i testi ufficiali.
    Inizio proprio dal tema “potature” che lei afferma “servono a rinforzare le essenze arboree”. Tra le leggende metropolitane, questa forse una delle più errate.
    Riporto, per stralci, l’art. 33 del citato Regolamento Capitolino del verde pubblico e privato e del paesaggio urbano di Roma Capitale:
    “…
    Articolo 33. Potature
    1. Gli alberi collocati in contesti naturali, parchi o giardini, avendo a disposizione lo spazio che ne garantisce lo sviluppo naturale, non necessitano, di norma, di potatura.
    2. Gli alberi inseriti in ambiente urbano vanno, invece, potati al fine di ottenere lo sviluppo e la crescita migliore in rapporto ai vincoli dati dalle costruzioni e infrastrutture circostanti.
    3. Nelle aree urbane la potatura ha i seguenti obiettivi: rimuovere le porzioni di chioma che rappresentano un ostacolo per la circolazione stradale, ciclabile e pedonale, che siano eccessivamente ravvicinate a edifici ed infrastrutture o che interferiscano con gli impianti elettrici e semaforici già esistenti e con la segnaletica stradale; ……
    4. Le potature devono essere eseguite a regola d’arte, ……. nel periodo di stasi vegetativa ….. e nel rispetto della nidificazione dell’avifauna, escludendo di norma il periodo che va da aprile a luglio, …… Nei mesi di marzo e agosto, … la potatura non può essere effettuata su alberi in cui siano presenti nidi di uccelli ……..
    5. Per la potatura occorre tener presente i seguenti aspetti (Allegato 9):
    a) la riduzione della superficie fogliare si traduce in una minore disponibilità di nutrienti per le radici e le altre parti dell’albero;
    b) la potatura deve essere limitata alla sola rimozione delle porzioni di chioma prive di attività vegetativa o di quelle lesionate o alterate da attacchi parassitari e da danni meccanici o meteorici, che possono pregiudicare la salute della pianta e/o la sua stabilità ovvero a quelle strettamente necessarie, escludendo interventi che alterino in maniera sostanziale la struttura della pianta, ne compromettano la crescita e ne pregiudichino la sopravvivenza. La pratica della capitozzatura è vietata;
    ………..”
    In sostanza, è possibile ritrovare quella che con enfasi forse eccessiva ho definito “…la solita egoistica impostazione antropocentrica (il maledetto “cosa conviene a noi umani”)…(non scordiamo che la “potatura” viene eseguita per “comodità” dell’uomo, l’albero non ne ha bisogno, ne farebbe volentieri a meno)….”, ma ritroviamo anche la raccomandazione affinche venga garantita”… la cura che deve essere riservata …… nelle modalità di potatura ……, nel periodo in cui eseguirla….”.
    Ed è possibile trovare anche conferma di quanto scritto a proposito del nutrimento delle piante (lettera a) comma 5).
    Specificatamente per le “capitozzature” a proposito dei platani, tra altri diversi articoli presenti sull’argomento in internet, si può leggere: “…Oltre a costituire veicolo per infezioni fungine, l’asportazione di parte di grandi branche, finché la pianta è vigorosa, provoca la schiusura di numerose gemme dormienti nella zona prossima al taglio. I rami che si originano da queste entrano in concorrenza tra loro e si sviluppano senza un saldo ancoraggio….”.(https://www.verdeepaesaggio.it/news/potare-gli-alberi-come/).
    Mi permetta una piccola correzione: i pini di Roma non sono “pini marittimi” ma cosiddetti “pini domestici” (pinus pinea).
    Infine, è forse utile precisare che solitamente i Comitati cittadini (la regola è stella polare anche per il Comitato Abitare Ponte Milvio) intervengono con cognizione di causa, proprio al fine di garantire efficacia e credibilità alla loro azione irrinunciabile.
    Grazie.
    Paolo Salonia
    Portavoce del Comitato Abitare Ponte Milvio

  4. Bravo la persona cerca solo una visibilita’ a prescindere visto che Le ha dato ragione… si documenti prima di fare “figure” barbine.

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