Home CRONACA Cesano, morta al nono mese di gravidanza. Il marito chiede giustizia

Cesano, morta al nono mese di gravidanza. Il marito chiede giustizia

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Giustizia per Susanna e Luigi” è l’appello della famiglia della giovane donna e del bimbo che portava in grembo, morti a ottobre 2020 in seguito a un malore. La Procura vuole archiviare il caso, ma ci sono ancora diversi aspetti su cui far luce.

Il 7 aprile 2022, dalle 10 alle 13, davanti alla Regione Lazio (piazza Oderico da Pordenone) si svolgerà una manifestazione pacifica organizzata dal marito della donna, Vincenzo Cataldi, e dal padre, Francesco Ortenzi. “Per opporci alla richiesta di archiviazione da parte della Procura. La ricerca della verità deve andare avanti! #giustiziapersusannaeluigi”, questo è il grido lanciato sui social.

Susanna Ortenzi aveva solo 36 anni, era al nono mese di gravidanza e gestiva una trattoria-pizzeria insieme al marito a Cesano. Lei e il suo bambino, Luigi, sono deceduti il 6 ottobre del 2020 in seguito a una grave complicazione.

Dall’autopsia è emerso che la giovane donna è morta a causa di un aneurisma cerebrale, mentre il bimbo è deceduto per ipossia uterina, ossia è rimasto troppo tempo senza ossigeno. L’audit clinico, avviato dalla Direzione Salute della Regione Lazio per verificare le procedure operative assistenziali e di soccorso, ha rilevato che non ci sono state criticità. Pertanto, la magistratura ha stabilito che non ci sono responsabilità da imputare agli operatori del 118 o all’ospedale e ha disposto l’archiviazione del caso.

Diverse sono invece le criticità constate dalla famiglia di Susanna durante la corsa in ambulanza e il primo intervento in ospedale. Per questo, a distanza di più di un anno, il marito e il padre chiedono che vengano fatte ulteriori indagini sull’accaduto: “La Procura chiede l’archiviazione, noi chiediamo giustizia e chiarezza!”, spiegano nel loro appello e invito a partecipare al sit-in.

La vicenda

La mattina del 6 ottobre, Susanna accusa un forte malore che si manifesta con dolore cervicale, vomito e vertigini. Viene chiamata subito l’ambulanza, che arriva in dieci minuti e si dirige verso l’ospedale San Pietro, dove si trova l’equipe di medici che sta seguendo la gravidanza di Susanna.

Durante il tragitto, però, Susanna perde coscienza improvvisamente e va in arresto cardio-respiratorio, così gli operatori decidono di dirigersi al più vicino Sant’Andrea. Nonostante le manovre di rianimazione in ambulanza, la donna arriva in ospedale in arresto cardiaco e viene tentato il cesareo d’urgenza. “Nonostante la tempestività del soccorso e i vari tentativi di rianimazione non è stato possibile salvarli”, riporta la nota della Direzione Salute.

Le complicazioni

Chiediamo che venga fatta luce anche sui soccorsi e sull’intervento dell’ospedale di arrivo, che non era attrezzato per la situazione di Susanna dato che il Sant’Andrea non ha il reparto maternità e la terapia intensiva neonatale”, spiega il marito di Susanna a Fanpage.it.

Vincenzo, racconta anche che una volta arrivati all’ospedale si sono persi minuti cruciali: “perché gli operatori hanno indossato le tute anti-Covid dato che mia moglie aveva 37.6 di temperatura, ma era così solo perché stava in gravidanza, non aveva il Covid. Poi c’è voluto molto tempo per portarla giù, perché essendo obesa non riuscivano da soli. Pensavo che avessero chiamato aiuto quando erano scesi per vestirsi, ma non lo avevano fatto”. Inoltre, sempre secondo la famiglia, i medici avrebbero dovuto prevedere da subito un parto cesareo, proprio perché la donna era in sovrappeso e affetta da diabete gestazionale.

Per questa serie di motivi il marito e il padre invitano a partecipare al sit-in organizzato per bloccare l’archiviazione del caso e chiedere un supplemento d’indagine.

Giulia Vincenzi

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1 commento

  1. Sig.ra Vincenzi buongiorno.
    Sono Francesco Ortenzi, il papà della donna deceduta e il nonno del povero Luigi.
    Intanto desidero ringraziarla per l’articolo, ogni voce è utile per la nostra causa.
    Volevo soltanto precisare che la perdita di tempo da parte dei soccorritori è avvenuta a casa, durante il primo soccorso, non all’ospedale.
    I soccorritori erano soltanto in due, autista e infermiere.
    Durante la vestizione, che porta via minuti preziosi, non è stato chiamato un medico (lo stato di mia figlia era palesemente grave) né un soccorso braccia, visto che mia figlia era particolarmente pesante e in due (diventati poi tre grazie all’aiuto del marito Vincenzo) è stato impiegato diverso tempo prima di riuscire a trasferirla in ambulanza.
    Racconteremo la storia su Lazio TV (canale 12 del digitale terrestre) mercoledì 30 marzo alle 21:20 nel programma “Vizi Capitale”.
    Grazie ancora per aver dato voce a questa triste storia.

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