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Teatro Ciak, Mariano Rigillo e “Dieci Piccoli Indiani”

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Galvanica Bruni

E non rimase nessuno”, il grande classico di Agatha Christie meglio noto come Dieci Piccoli Indiani, è in scena al Teatro Ciak (via Cassia, 692) fino a domenica 9 gennaio.

Presentato da Ubik Produzioni e Teatro Stabile del Giallo, diretto da Anna Masullo (leggi qui) e interpretato da Mariano Rigillo (di seguito la nostra intervista) insieme ad Anna Teresa Rossini e ai veterani della compagnia, lo spettacolo è un’avvincente escursione all’interno della mystery novel per eccellenza.

Questa pregevole e gustosissima rappresentazione ha il merito, anzitutto, di trasportare il pubblico per due ore in un altro tempo e in un altro spazio, lo spazio chiuso di un’isola e dell’unica villa che essa ospita. L’isola sembra un posto magico e incantevole, ma in realtà è una trappola mortale; la villa pare accogliente, ma si rivela ben presto come il luogo opprimente e definitivo del delitto e del castigo.

Lo spettacolo fila via, inesorabile e accattivante, lungo la strada tracciata dalla regina del giallo nel suo bestseller, si mantiene sempre nella carreggiata (mica agevole affrontarla!) delle tematiche che Agatha Christie ha voluto far risaltare in questa sua magnifica sinfonia con delitti.

Il senso di colpa, che non è mai possibile abbandonare, e la necessità della giustizia, che si spinge al limite e oltre i suoi confini, si delineano e prendono corpo sempre più chiaramente nel corso della rappresentazione, assumendo connotazioni differenti, ora morbose ora religiose, e tingendosi di suggestioni sovrannaturali.

Al di là delle presentazioni di rito e di una cortesia convenevole, oltre l’apparenza e le sovrastrutture, si vedono l’essere umano, le pulsioni che lo animano, le giustificazioni con le quali si auto-assolve e cerca di staccarsi dall’ombra lunga del passato. Peraltro, lo specchio davanti al quale queste dieci persone vengono messe dalla voce che li accusa, può essere deformato da una volontà di giustizia tutt’altro che cristallina, arbitrariamente sovrumana, insana e disturbata.

E, quando inizia la decrescita non propriamente felice dei personaggi, l’individuo diventa una bestia diffidente e aggressiva, animata dal solo istinto di sopravvivenza, pronta a puntare il dito sull’altro, che non riconosce più come un suo simile.

Tutto questo emerge e scorre fluido nella rappresentazione in scena al Ciak, diretta con la consueta sicurezza da Anna Masullo e interpretata da un Mariano Rigillo divertito e sornione e da Cicci Rossini, che regala al suo personaggio molteplici sfumature, alle quali non è estranea un’ironia di fondo.

E, insieme a loro, i veterani della compagnia dello Stabile del Giallo, tutti saldamente calati nei rispettivi ruoli e pronti a comporre – con tonalità e timbri diversi – il coro di voci di questo intramontabile inno internazionale del mystery.

“L’attore e il piacere della metamorfosi”: a colloquio con Mariano Rigillo

Nato a Napoli il 12 settembre 1939, artista assai versatile, dotato di un curriculum impressionante per quantità e qualità, Mariano Rigillo è uno dei più grandi attori italiani.

Capace, in teatro, di destreggiarsi tanto con i classici quanto con il repertorio moderno, amatissimo dai ragazzi della generazione di chi scrive per la sua interpretazione televisiva di Saturnino Farandola e le suggestioni deliziose dei suoi “viaggi straordinarissimi”, Rigillo è stato protagonista di molti spettacoli di prosa adattati per la tv e di sceneggiati che, negli anni sessanta e settanta, hanno tenuto milioni di italiani incollati al piccolo schermo. Ricordiamo, fra tutti, “Dov’è Anna?”, un giallo intricatissimo e di grande qualità, che consigliamo di recuperare su RaiPlay.

Al cinema Rigillo ha lavorato con Patroni Griffi e Bolognini, è stato diretto dai fratelli Taviani e Albertazzi (tanto per citarne alcuni), mettendo il suo “zampino” anche ne “Il Postino” e in tante altre produzioni ancora più recenti.

Sul finire di novembre, alla Sala Umberto, insieme a Cicci Rossini, sua compagna nella vita e sul palco, è stato l’eccellente protagonista dello spettacolo “Ezra in gabbia o il caso Ezra Pound”, restituendo con stupefacente nitidezza la personalità eccezionale del grande poeta americano.

Maestro, è alla sua prima prova con Agatha Christie…

Sì! Ma non è una novità, perché a me piace immaginare la professione dell’attore come una professione alla cui base c’è, innanzitutto, il piacere della metamorfosi. Quindi, mi fa molto piacere avere anche questa nuova esperienza.

Inoltre, inizia la mia collaborazione con il Ciak, un’occasione per conoscere e frequentare a Roma, come attore, un nuovo teatro, finora da me mai frequentato.

Grazie anche a Michele Montemagno, che dirige e gestisce questo teatro, ho l’opportunità e il piacere di lavorare con un nuovo gruppo di attori, tra i quali c’è anche mio figlio Ruben, una compagnia di primissimo ordine che ho già visto in altri spettacoli. È un’esperienza da cui mi aspetto certamente ottime impressioni.

Qual è il suo rapporto con la regina del giallo?

Un rapporto molto evanescente. Certo, ho letto i suoi romanzi e visto i film che ne sono stati ricavati, ma non sono un appassionato del giallo, anche se in gioventù, addirittura in adolescenza, lo sono stato, come, credo, molta parte di noi. Però, da quando faccio il teatro è stato un rapporto molto relativo.

Questa è un’occasione per iniziare ad approfondirla, perché recitare un suo classico certamente mi mette nella condizione e mi spinge a volerla conoscere più a fondo.

Ci vuole presentare il personaggio che interpreta in “E non rimase nessuno”?

I personaggi di un giallo si possono presentare in maniera molto relativa o, comunque, molto limitata perché bisogna dare corpo alla storia, che non si deve conoscere prima.

A ogni modo, il mio personaggio è quello di un giudice molto severo, molto coscienzioso e legato in maniera morbosa al suo lavoro.

Per questo devo mettere in atto alcuni espedienti di carattere anche tecnico che possono riguardare la sua realizzazione. È una carta che mi piace molto giocare anche e soprattutto per quello che ho detto prima riguardo al piacere della metamorfosi.

Cosa ci comunica questo testo?

Innanzitutto, una condotta morale della nostra vita molto rigorosa. Stare attenti a tanti errori che si possono fare, a volte, anche senza volerlo. Non è il caso dei personaggi di questo spettacolo: questa è una mia riflessione. Ci porta a guardarci allo specchio tutte le mattine e riflettere molto sui nostri comportamenti quotidiani.

Una domanda su Ezra Pound ce la consentirà…

Ho portato in scena Ezra Pound con grande caparbietà, piacere ed entusiasmo! Mi auguro di riuscire a portarlo ancora nelle stagioni a venire, perché a mio giudizio Pound è un grandissimo poeta, ai gradi più alti della letteratura. È un poeta che deve stare sullo scaffale accanto a Dante, Shakespeare, vicino ai grandi della letteratura e, in particolare, ai grandi della poesia. Tendo anche a immaginare che possa fare una tournèe, questo spettacolo su Pound, un poeta che dalla mia generazione è stato un pochino trascurato per vari motivi, anche di carattere ideologico.

Comunque, in questo caso, l’ideologia viene messa da parte, trattandosi di un letterato di grandissima levatura, amico dei più grandi del novecento: James Joyce, T.S. Eliot, Cocteau, Hemingway, Fitzgerald, per dire i primi che mi vengono in mente.

Tutti questi letterati di valore lo consideravano un vero maestro. Eliot lo chiamava addirittura “il mio fabbro” perché il suo grande poema, La Terra Desolata, fu riorganizzato e ripubblicato grazie proprio al lavoro di taglio e risistemazione fatto da Pound e assolutamente condiviso da Eliot.

Ritengo che Pound sia un poeta ancora poco conosciuto e il nostro spettacolo, scritto e diretto da Leonardo Petrillo, oltre che la sua poesia, sottolinea la sua vita, purtroppo non bellissima dai sessant’anni in poi, quando è stato catturato e imprigionato dagli americani, per essere trattato per tredici anni come un vero e proprio pazzo criminale.

Quando finalmente Eisenhower, nel 1958, l’ha rimesso in libertà, Pound è tornato in Italia ed è vissuto a Venezia, dove è morto nel 1972. Ha amato l’Italia e l’Europa, è un personaggio che vale la pena di approfondire per i tanti lati eccezionali e assolutamente originali del suo carattere.

Save the date

E non rimase nessuno” è in scena al Teatro Ciak (via Cassia, 692) fino a domenica 9 gennaio. Lo spettacolo inizia alle ore 21 nei giorni feriali, alle 17.30 in quelli festivi e alle 20 il 31 dicembre.

I biglietti possono essere acquistati online e al botteghino del teatro, aperto dal martedì al sabato (10-13 e 16-19) e la domenica (15-19). Per informazioni si può inviare una mail a info@teatrociakroma.it o telefonare al numero 0633249268.

Interpreti e personaggi

Mariano Rigillo (giudice Lawrence J. Wargrave), Anna Teresa Rossini (Emily Brent), Massimo Reale (Philip Lombard), Linda Manganelli (Vera Claytorne), Ruben Rigillo (dottor Edward G.Armstrong), Mario Scaletta (generale John MacKenzie), Francesco Maccarinelli (Anthony Marston), Enrico Ottaviano (Thomas Rogers), Giuditta Cambieri (Ethel Rogers), Fabrizio Bordignon (William Blore).

Regia: Anna Masullo; Traduzione: Edoardo Erba; scene: Fabiana di Marco; musiche: Alessandro Molinari; disegno luci: Marco Catalucci; costumi: Susanna Proietti; capo costruzioni: Diego Caccavallo; aiuto regia: Flavia Marziali; assistente ai costumi: Valentina Bazzucchi; direttore di produzione: Elisabetta Montemagno; ufficio stampa: Alessa Ecora; Foto di scena e locandina: Diego Buonanno.

Giovanni Berti

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