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Artisti al lavoro a Castelnuovo di Porto

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Venerdì 15 e sabato 16 ottobre, dalle ore 16 alle 20, le sale e la corte del Palazzo Ducale di Castelnuovo di Porto ospiteranno “The Artists at work”, un’estesa kermesse dedicata interamente allo spettacolo dal vivo e ai suoi lavoratori.

Cinque esposizioni, quarantatré performance di danza, musica e teatro, tre installazioni e incontri, confronti e ritrovamenti: è questo, in estrema sintesi, il corposo programma della manifestazione a ingresso gratuito che si terrà nella location assai suggestiva situata sulla Flaminia, a soli venti minuti da Roma Nord.

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Rocca Colonna – come viene comunemente chiamato l’insediamento militare fortificato poi trasformato in palazzo rinascimentale – occupa il punto più alto del borgo antico di Castelnuovo e, in ogni suo spazio, fungerà da “palcoscenico di pietra” per gli oltre trenta artisti – attori, cantanti, danzatori, musicisti, pittori, fotografi, videomaker e lightdesigner – che lo animeranno con le loro performance e il risultato della propria professione.

Lo spettacolo e le attività culturali fanno parte della qualità della vita, del benessere e dell’attrattiva del territorio, consolidano e producono cittadinanza” – dicono Aurelio Gatti e Luca Piomponi, gli ideatori del progetto.

A colloquio con Aurelio Gatti

Nato ad Acireale (Catania) 62 anni fa, Aurelio Gatti è il direttore di MDA Produzioni Danza e il direttore artistico dei “Teatri di Pietra”, la rete nazionale che da oltre vent’anni si propone la finalità di valorizzare i siti archeologici e monumentali attraverso lo spettacolo dal vivo. Personalità eclettica e vulcanica, il maestro Gatti è anche responsabile di “Contemporaneo Sensibile”, organizzazione per i nuovi linguaggi della scena, e docente in sviluppo dell’economia della conoscenza presso i “Laboratori dal Basso”.

Maestro, come nasce il progetto? In una notte di fine agosto, al termine della stagione estiva, in un autogrill! Durante una sosta, di ritorno dalla tournée in Sicilia, per caso o per fortuna, si sono incontrati i cast di “Daphne”, “Orestea” e “Dante / Enea”. Una cosa tira l’altra e, tra chiacchiere e scambi di informazioni, si è deciso di fare qualcosa insieme!

A settembre si sono riuniti i pezzi del mosaico e sono iniziate le prove con un’unica parola d’ordine: fare uno spettacolo che fosse anche una festa, un riconoscimento del lavoro fatto e delle persone che ci avevano creduto prima, durante e dopo, un manifesto di ripartenza e, soprattutto, di superamento della stagnazione che la pandemia aveva ingigantito, ma che si trascinava da prima.

Quali sono gli errori del passato da non ripetere per reinventare e promuovere lo sviluppo dello spettacolo e la diffusione della cultura? Una politica culturale inattuale e impropria ha voluto mettere mano all’intero settore dello spettacolo dal vivo, senza riuscirci e suscitando la moltiplicazione di artificiosi apparati, che hanno a che fare più con l’amministrazione che non con la sostanza del teatro e del suo lavoro.

Una riorganizzazione che ha alimentato divisioni, distanze, settorialità, e amplificato il divario generazionale, geografico e culturale.

Un’azione che si è paludata dietro la parola qualità per giustificare una macelleria culturale e sociale che, poi, la pandemia ha mostrato in tutta la sua evidenza.

Quindi, è necessaria una ripartenza, ma a patto che essa sia accompagnata da una visione di rinnovamento, di apertura e di superamento dei provvedimenti modaioli e temporanei. La pandemia ha solo mostrato ciò che già c’era: il mondo dello spettacolo e della cultura è assai più vasto dell’esigua schiera che si presenta agli applausi.

In questo panorama è necessario lavorare partendo dall’idea di teatro, considerato come artigianato di pregio e non come un’impresa irrisolta e sempre a rischio di tracollo.

In che modo il teatro può essere uno strumento di rigenerazione per una collettività? La questione è molto complessa. Lo spettacolo, in qualsiasi forma, è il momento collettivo in assoluto e prevede due comunità: quella che lo fa e quella che vi assiste. La condizione è che entrambi si ascoltino.

Il teatro è un tempo altro in cui la cronaca può diventare storia, le vicende umane si traducono in relazioni e passioni, gli interrogativi lasciano spazio alle singole risposte; esso è, dunque, il luogo dell’ascolto e della riflessione, che sono ingredienti necessari alla costruzione, al nutrimento e alla rigenerazione delle comunità.

La comunità, per troppo tempo ridotta a consumatore e utente, è stata la protagonista silenziosa durante la pandemia: ripartire da essa è naturale e dovuto. Si deve lavorare a una pluralità di offerte formative, performative e di spettacolo volte a rinsaldare quei legami e quelle relazioni interne ed esterne alla comunità.

In conclusione, tre motivi per venire a Castelnuovo il 15 e il 16 ottobre? Il borgo storico è integro e bellissimo, si trova ad appena venti minuti da Roma e questa è un’occasione speciale in cui artisti e lavoratori, spogliandosi di ogni autoreferenzialità, offriranno uno spettacolo unico.

Save the date

 The Artists at work si svolgerà venerdì 15 e sabato 16 ottobre, dalle ore 16 alle ore 20, al Palazzo Ducale di Castelnuovo di Porto, piazza Vittorio Veneto, 10.

La prenotazione non è obbligatoria, ma è molto consigliata, considerato che il castello può ospitare al massimo cento persone a performance.

L’ingresso è gratuito, è regolato dalla normativa sanitaria ed è necessario il greenpass. Per informazioni e prenotazioni si può inviare una mail a info@danzamda.it o un messaggio whatsapp al numero 3519072781. Per il programma completo si può cliccare qui.

Giovanni Berti

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