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Cesare Marrucci nuovo Director of Rugby dell’URC di via Flaminia

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Da luglio 2021, a soli 36 anni, Cesare Marrucci è diventato nuovo Director of Rugby dell’Unione Rugby Capitolina (URC), il Club di via Flaminia nato nel 1996 grazie ad alcuni soci animati dal desiderio di costruire un luogo dove poter accompagnare i giovani, insieme al rugby, nel proprio percorso di crescita, individuale e professionale. E da questa idea inizia il percorso del nuovo Director.

“Sono un prodotto del Club, essendo nato e cresciuto in Capitolina. Sono qui dal primo giorno che vi ho messo piede, ho iniziato come atleta, poi come allenatore e infine come consigliere”, spiega Marrucci che, dopo molti anni in FIR (Federazione Italiana Rugby) in qualità di Responsabile Tecnico del Centro di Formazione Permanente di Roma dove si è occupato della selezione dei migliori profili rugbistici del Centro/Sud d’Italia, ora torna all’URC con un ruolo dirigenziale che gli permetterà di dare ancora tanto al Club.

Cesare ha iniziato da bambino, su consiglio di un amico che già praticava questo sport: “Ero timido ma buttato sul campo di rugby tutto è cambiato, ho trovato la mia dimensione umana e, con il tempo, il mio spazio all’interno del Club. Credo realmente nella filosofia di questo sport, quindi sono felice di lavorare in questo mondo e trasmetterne i valori”.

La funzione socio-educativa del rugby

Grazie al suo lavoro in FIR, Marrucci ha girato molto l’Italia e questo gli ha permesso di conoscere bene le realtà di rugby del nostro territorio. “Da visionario, credo nell’aspetto educativo e sociale dello sport, in particolare del rugby”, prosegue Cesare, sottolineando l’importanza dello sport come strumento utile per formare i giovani: “Credo sia fondamentale spostare l’attenzione sulla finalità educativa del rugby, e non sull’aspetto del risultato inteso come la vittoria in partita. Questo è il cambio di mentalità a cui vorrei arrivare”.

Il rugbista non manca di notare come la nostra sia una società con una cultura sportiva calciofila, dove tutto è legato ed estremizzato alla vittoria o alla sconfitta. Per questo motivo tiene a ricordare ai giovani di non concentrarsi esclusivamente sul risultato. “Questo è il cambio di mentalità che vorrei dare, ma non è facile perché vincere piace a tutti. Dobbiamo allenare alla cultura dello sport, che passa sia attraverso il vincere che il perdere, come nella vita.”.

Il rugby, infatti, più che uno sport è una filosofia di vita, dove chi lo pratica è disposto a mettere a rischio la propria incolumità fisica per aiutare un compagno, ed arrivare insieme alla meta, grazie al gioco di squadra. La cosa più bella di questo sport? “Tutto quello che si crea intorno a una partita.  Lo si vede al Sei Nazioni, dove l’evento non è solo la partita ma tutto quello che si muove intorno, lo stare insieme, il bere una birra e il conoscere una cultura differente, è la forza del nostro sport”, spiega Marrucci.

Pronti alla ripartenza

L’ultimo anno e mezzo è stato caratterizzato da lunghi momenti di stop per il rugby che, per definizione, è uno sport da contatto, ma questa circostanza non ha fatto perdere d’animo i dirigenti e i tecnici dell’URC i quali, invece, hanno colto l’occasione per inventare nuovi modi di fare sport.

Marrucci racconta che, durante l’anno, sono stati privilegiati gli allenamenti individuali o in piccoli gruppi con il giusto distanziamento e gli allenatori del Club hanno intrattenuto i ragazzi sul campo con diverse esercitazioni, non sempre legate al rugby, per non far perdere loro la voglia di fare sport. E la conferma che il lavoro svolto è stato apprezzato arriva proprio dall’aumento del numero di iscritti al Club.

“Un ragazzo che inizia ad approcciarsi al rugby da molto giovane rischia di perdere interesse con il tempo, quindi bisogna offrire una pratica sportiva differenziata, per permettere a chi inizia di capire in cosa specializzarsi, se nel rugby o in un altro sport, anche all’interno della Capitolina. A settembre, inizieremo dalla categoria Under 5 per far avvicinare i più piccoli allo sport e al rugby, coinvolgendo i genitori affinché comprendano l’importanza della differenziazione sportiva e della finalità educativa dello rugby”, conclude Marrucci, con la speranza e l’entusiasmo di rientrare alla normalità di questo sport il più presto possibile.

Caterina Somma

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