Home ATTUALITÀ “Mediterraneo Ostinato”, magnifico album di Stefano Saletti & Banda Ikona

“Mediterraneo Ostinato”, magnifico album di Stefano Saletti & Banda Ikona

Saletti-e-Banda-Ikona foto di Roberto Moretti
foro di Roberto Morettii

Sono certo che si tratta di una grande lacuna nella mia personalità, ma non riesco a pensare in termini di confini. Per me quelle linee immaginarie non sono più reali degli elfi e dei folletti. Non posso credere che indichino veramente l’inizio o la fine di qualche cosa di importante per un essere umano. Le virtù e i vizi, il piacere e il dolore attraversano le frontiere a loro piacimento”.

Le parole dello scrittore Kurt Vonnegut, incluse nel suo capolavoro del 1961, “Madre Notte”, ci sembrano adatte per introdurre uno degli album più belli e intensi usciti negli ultimi anni. Si tratta di “Mediterraneo Ostinato”, pubblicato lo scorso 20 marzo da Stefano Saletti & Banda Ikona per l’etichetta Finisterre.

Il disco è dedicato al Mediterraneo, il crocevia fluido di molteplici destini, il denominatore comune di esistenze diverse eppure collegate fra loro, il luogo della speranza, del combattimento e della disperazione.

Il mezzo attraverso il quale si giunge in città mai visitate prima, ma che mantengono le tracce dei nostri passi e restituiscono le risonanze delle nostre voci, e allo stesso tempo il fine e la destinazione, perché l’essenza del viaggio non è (sol)tanto la meta perseguita ma il viaggio medesimo.

La lingua dei porti del mare nostrum

L’album è cantato quasi interamente in sabir, l’antica lingua franca del Mediterraneo, e include “incursioni” nell’italiano, nell’arabo e nell’armeno. Attraverso il recupero e il salvataggio dall’oblio di questo punto di unione fra tutti i porti e i popoli del Mare Nostrum, Stefano Saletti – insieme alla Banda Ikona e agli altri artisti coinvolti nel progetto – ci regala un disco molto colto, ricchissimo e di rara bellezza.

Una volta che si cancellano quelle linee immaginarie e ci si ritrova in mare aperto, avendo in mente un porto – Itaca, Genova o Algeri – o stringendo fra le dita solo un sogno evanescente, ci si rende conto che c’è un’anima che unisce tutte le anime e che costituisce la natura intima di tutte le persone che si affacciano sul Mediterraneo.

La vicenda umana è segnata da partenze e approdi, incontri e scambi, affrancata grazie al respiro maestoso del mare, condizionata dalla furia respingente del Maestrale, costellata di lacrime salmastre, puntellata da parole e preghiere affidate alle onde o da speranze confidate alla Luna; tutte testimonianze di una lotta, di un carattere tenace e di un afflato di libertà che muovono ogni essere umano, che non ha un posto fisso nel mondo e il cui destino è spesso quello di muoversi “in direzione ostinata e contraria”.

Nel crocevia fluido del Mediterraneo

Così, i riferimenti contenuti in questo disco sono molti più di quelli che riusciamo a immaginare e la rivelazione che essi appartengano ad un’unica matrice ci travolge, ci inebria, ci sconcerta.

Nel crocevia fluido del Mediterraneo, nelle sue immense coordinate di spazio e di tempo, si incontrano Alda Merini e il poeta curdo Abdulla Goran, coabitano Pasolini, Kavafis e Rainer Maria Rilke, si confrontano Cecco Angiolieri e Italo Calvino.

Le loro parole, le loro idee e la loro visione sono gli spunti, i porti utilizzati da Saletti per salpare – e noi insieme a lui – nel suo magnifico viaggio nel Mare Nostrum.

Lungo la rotta, grazie alla Banda Ikona, incontriamo melodie della tradizione sefardita (“Star la louna”) o curda (“Boulegar”), ascoltiamo gli strumenti della musica popolare armena come il duduk (“Nare Nare”) e quelli della cultura mediterranea (come l’oud, il bouzouki e il saz), ci lasciamo avvolgere e guidare da ritmi ipnotici, sonorità struggenti e musiche incalzanti, percepiamo la mescolanza di profumi e atmosfere e avvertiamo il dramma alternarsi alla speranza; annusiamo il sapore della lotta, che si prepara, che continua o che ha il suo epilogo senza appello, come nella splendida “Il sono del Mistral”, la canzone dedicata a Hevrin Khalaf, la coraggiosa donna curda simbolo delle battaglie per l’emancipazione femminile, uccisa barbaramente in Siria nel novembre del 2019.

Ecco che la cultura – faccenda dannatamente popolare e trasversale – diventa ricchezza. Ricchezza di suoni, di voci, di suggestioni. Ecco che la tradizione – recuperata, arricchita, mescolata – produce un suono nuovo e antico al contempo, grazie alle composizioni originali firmate da Saletti (parole e musica su quasi tutti i brani) che il cantautore ha saputo legare a mille ispirazioni.

Un viaggio fuori e dentro noi stessi

Attraverso le undici tracce di “Mediteranneo Ostinato” – partendo da “Anima de moundo”, passando attraverso “Canterrante” e le dichiarazioni assertive incluse nella title-track, e arrivando fino a “Cantar”- viaggiamo fuori e dentro noi stessi, vediamo il nostro orizzonte che si allarga e respiriamo di un respiro comune, fino a quando noialtri viaggiatori approdiamo a quello che Italo Calvino definiva come il passato che non sapevamo di avere, che – grazie al sabir, la lingua del nostro mare- ritroviamo nei vicoli e nelle strade di tutte le città che si affacciano sul Mediterraneo.

Eppuro quelli co una lingua sola / se fesceno capì dda chi l’intese, / che nun ze ne spregò mmezza parola”, scriveva Giuseppe Gioachino Belli nel suo sonetto “Er Viaggio de l’Apostoli”. Ecco.

“Mediterraneo Ostinato” è stato presentato in diretta su RaiRadio3 con un concerto che Stefano Saletti e la Banda Ikona hanno tenuto lo scorso 28 marzo nella Cappella Paolina del Palazzo del Quirinale (si può ascoltare qui). Le tracce dell’album possono essere ascoltate sul canale youtube dedicato cliccando qui.

Giovanni Berti

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