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Ponte Milvio, come la pandemia ha cambiato la piazza

piazzale di ponte milvio

Ponte Milvio, un quartiere che prima della pandemia viveva più la notte che il giorno. Nel giro di un anno si è trasformato per sopravvivere, adattandosi alle esigenze e alle possibilità della nuova realtà che tutti stiamo affrontando.

A causa dei distanziamenti, degli orari ridotti e delle dovute protezioni, bar e ristoranti, prima dell’ultimo ingresso in zona rossa, hanno ripreso a lavorare pur ospitando meno clienti. Qualcuno però non ha retto e ha chiuso le saracinesche, come il locale 100 Montaditos, mentre altri, purtroppo, temono di non riuscire a sopravvivere se domanda e offerta non tornano a essere quelle di prima.

È il caso (ma non il solo) dello storico Chioschetto di Ponte Milvio, da decenni punto di riferimento all’ombra della Torretta Valadier.

La proprietaria esprime così la sua preoccupazione: “Il nostro settore è sicuramente quello più svantaggiato, un posto come il Chioschetto ne risente in maniera particolare non potendo usufruire dell’asporto. Prima a lavorare eravamo in sei, adesso siamo in due, la situazione è davvero pesante. Nessuno sembra all’altezza di fronteggiare il problema, non siamo tutelati né supportati veramente a livello economico, ma le bollette alla fine del mese vanno comunque pagate.”.

Addio alla libreria Pallotta

La titolare del Chioschetto non è l’unica a mostrare una concreta preoccupazione. La pandemia infatti ha stroncato definitivamente la libreria del Bar Pallotta che, come ci spiega Daniele Testoni, proprietario con la sorella Valeria, già da tempo risentiva della crisi dell’editoria e, possiamo dire, della cultura in generale.

È lui a raccontarci in prima persona il cambiamento in atto della sua attività e della piazza in generale. “Ponte Milvio è divisa in terzi: un primo terzo è quello dei clienti storici che frequentano il quartiere la mattina, ovvero i residenti; un secondo terzo è costituito dalle persone che orbitano quotidianamente nella zona, soprattutto per motivi di lavoro; il terzo è rappresentato da coloro che vengono da “fuori”, principalmente la sera, che animano la movida. Adesso manca quest’ultimo terzo mentre, per fortuna, resta fedele lo zoccolo duro dei clienti, quelli che vivono qui, oltre quelli che vi gravitano ancora per lavoro.”.

Daniele Testoni puntualizza che la fortuna è quella di avere un locale di proprietà, perché coloro che devono sostenere i costi di un affitto si trovano ormai in seria difficoltà. Ad oggi, dopo un anno, ci sono giorni in cui si lavora di più e giorni in cui si lavora di meno: “Bisogna cercare di proporre novità ma queste funzionano quando ci sono persone nuove pronte ad accoglierle”, precisa.

È venuta meno la socialità

Anche l’Edicola Ponte Milvio, che affaccia sulla piazza, ci racconta come è cambiata la vita di Ponte Milvio. Ovviamente, l’attività dell’edicola non ha subito grossi cambiamenti non solo perché non ha subito forti restrizioni, ma anche perché è una realtà che, già da prima della pandemia, viveva grazie (e per) lo “zoccolo duro” del quartiere, ovvero i residenti, che non hanno ancora perso la piacevole abitudine di scendere in piazza la mattina a comprare il giornale.

“Purtroppo, è venuta meno la socialità. Prima la gente entrava in edicola, si fermava a fare due chiacchiere e le relazioni del quartiere venivano così alimentate. Ora le persone aspettano fuori, entrano uno per volta solo per comprare il giornale e vanno via, rispettando le regole, ma così sta venendo meno l’abitualità dei rapporti. Durante i periodi di chiusure, è triste vedere una realtà normalmente così vivace e popolata, vuota e deserta.”

Non tutti possono sopravvivere con l’asporto

Ma la preoccupazione non investe soltanto i ristoratori. Anzi, a pagare lo scotto più alto forse sono proprio i commercianti della zona che denunciano cali fino al 40% del fatturato del 2020, non potendo usufruire di misure alternative come invece previsto per bar e ristoranti che possono provare a tenersi in piedi con i servizi di asporto e di consegna a domicilio.

Dallo storico negozio di scarpe Ennio Shoes, “che dal 1959 veste i piedi delle famiglie romane”, puntualizzano come l’offerta commerciale della zona sia molto legata alla movida: se chiudono bar e ristoranti, o questi subiscono forti restrizioni, automaticamente meno persone avranno l’occasione di recarsi nel quartiere e, di conseguenza, sfruttare l’offerta commerciale che esso può offrire. Essendo negozi che da sempre si sono alimentati grazie alla vendita al dettaglio dei prodotti, difficilmente possono rimanere in piedi con le vendite online. Il target degli utenti a cui fornire la propria offerta è totalmente differente rispetto ai grandi colossi dell’e-commerce.

Il negozio di abbigliamento Niki Nika resiste ancora grazie alle fidate clienti di Roma Nord, ma ha chiuso il punto vendita situato nel centro di Roma, il luogo che più di ogni altro ha subito l’assenza dei turisti che, stiamone certi, torneranno presto a trovarci. Tutte le strade portano a Roma.

In totale controtendenza

Ma c’è chi non si è dato per vinto. È il caso di Andrea Costantino che, in piena pandemia, ha colto la sfida aprendo il nuovo locale Sushi & Tartare Superfood, coronando così il progetto covato per due anni: “A prescindere dal periodo storico sono felice per quello che ho fatto. Io, come tutti gli altri ristoratori della zona, abbiamo scoperto la via alternativa del delivery e ci stiamo impegnando a portarla avanti. Quando ami il tuo lavoro insisti, il resto vien da sé”.

Per fortuna, non è il solo ad aver avuto il coraggio di aprire una nuova attività in piena pandemia. I fratelli Gondi hanno chiuso il vecchio locale, stile fornaio d’un tempo, per aprirne un altro a 20 metri di distanza dove, oltre ai famosissimi panini, offrire anche bevande e aperitivi.

Uno dei fratelli ci racconta il grande passo: “E’ un’idea che abbiamo maturato nel tempo. Siamo contentissimi anche se il periodo è quello che è. Qualcuno potrebbe pensare che sia stata una mossa azzardata, ma non è così. Ci sono voluti una sana incoscienza, grande entusiasmo, tanta voglia di fare e passione per il proprio lavoro. Siamo felici di aver riunito la famiglia in un progetto comune, con tanta fiducia per il futuro”.

Non resta che far loro i nostri auguri.

Caterina Somma

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7 COMMENTI

  1. Ma cosi l’intera zona è decisamente più vivibile. Prima si era raggiunto un punto di non ritorno con un’intera aerea asservita alla follia notturna della movida, senza il rispetto di alcuna regola.
    in realtà anche in tempi “normali” sarebbe opportuno mantenere alcune delle attenzioni del periodo quali distanza di un metro tra i tavoli e chiusure entro la mezzanotte.
    Credo che quando tra qualche mese si riaprirà con una certa libertà fioccheranno esposti e denunce a gogo, perché i residenti non saranno più disposti a subire la follia notturna dell’ante chiusura

  2. Prima o poi (vaccini permettendo) tornerà tutto come prima se non peggio. Servono strisce blu a pagamento per non residenti (magari aprendo un parcheggio a Via Flaminia nell’area recentemente sgomberata dalle baracche) e chiusura dei locali dopo la mezzanotte. Purtroppo, visti i precedenti, dubito che Comune e Municipio faranno mai qualcosa per limitare la movida.

  3. Un plauso a chi ha saputo – e potuto – reinventarsi in questo periodo così difficile per l’orientamento alla socialità che si era sviluppato forse in modo eccessivo negli ultimi anni, trasformando alcune località e quartieri romani ( Ponte Milvio ad esempio, Pigneto. Capo dei Fiori e Trastevere ) in templi della movida spesso sfrenata, a discapito del decoro e della stessa vivibilità quotidiana di una Roma che non è solo mangificio e divertimentificio .
    Mi auguro che il ritorno alla normalità induca senz’altro alla ripresa economica ma con un maggiore rispetto per i diritti delle persone e dei luoghi .

  4. Potremmo poi cementare tutti gli ingressi dei locali , inserire chiodi sui sedili delle sedie , esigere pedaggio di transito per e da ponte milvio , incrementare il numero dei parcheggiatori abusivi romeni ed albanesi per snellire la sosta , imporre apertura alle 18,00 e chiusura alle 22,30 , nonché incentivare il commercio e l’uso di sostanze stupefacenti assumendo alla bisogna dei nuovi spacciatori.
    Tutto questo detraendo il costo dai cospicui “ristori o sostegni” ( che dir si voglia ) che sono stati generosamente elargiti a queste strutture che hanno fatto del corrente periodo un floridissimo bilancio.
    Ci spelliamo le mani per la ir de copas attraverso la rambla , strabuzziamo per le notti di Parigi o Praga o Amsterdam poi sotto casa nostra no
    E tutto questo dopo 365gg ( perlomeno al momento poi si vedrà ) che definire di me.d.a è riduttivo

    Basterebbe far rispettare le regole.
    No doppie triplefile in parcheggio ma contestualmente aprirne di nuovi eliminando magari la piaga degli abusivi
    No tavolini selvaggi con controlli mirati ma non vessatori
    No spaccio libero , aumento di forze dell’ordine anche in borghese per prevenire e reprimere ( in questo caso assolutamente vessatorio vs i protagonisti di questo affare )
    Magari qualche controllino in più in quei locali “più chiacchierati” dove la polvere bianca non è proprio talco e non serve a smacchiare il pantalone.
    No al libero comportamento , anche se hai 16anni ma molesti e schiamazzi , getti o lasci lattine e/o bottiglie in terra devi essere fermato , portato al commissariato e riportato a casa dai genitori , sei sei maggiorenne torni da solo ma la mattina dopo. Una notte educativa.

    Non è che puoi chiudere le banche per eliminare le rapine.
    Mi viene da pensare che ci sia una tacita connivenza tra “io non controllo molto” e “io limito attività”
    Sarebbe assai brutto

  5. I locali aprono dove non sono sotto l’occhio della polizia municipale. In via Prati della Farnesina, dove tutto è possibile.

  6. @Aragorn,
    leggiamo l’articolo e poi leggiamo il suo commento. L’articolo parla di come un posto unico nel suo genere come l’area di Ponte Milvo risponde ai mutamenti e all’emergenza sanitaria, iniziative dei vari imprenditori già pensate per il dopo emergenza sanitaria, spirito costruttivo che rende la piazza ancora una piacevole meta, mentre, dal suo commento, vengono riproposti tutti gli aspetti che questo incredibile apprezzamento causa ai residenti ed alla popolazione.
    Come avrà potuto notare anche dopo tutta la videosorveglianza installata, sempre che funzioni, non è cambiato niente, perché piace così, informale, vacanziero e spensierato.
    Per quanto ci riguarda la solita ottima pizza, i soliti ottimi gelati, ogni tanto qualcosa di internazionale anche se Lei Aragorn ha ragione da vendere.

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