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Una Hydrogen Valley a Roma Nord

Enea Casaccia

Roma Nord sempre più green. È in arrivo la prima Hydrogen Valley d’Italia nel territorio del XV Municipio. Il Centro Ricerche ENEA realizzerà un impianto hi-tech per la produzione di idrogeno nella sede Casaccia di via Anguillarese, a Osteria Nuova.

ENEA, ossia l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, ha reso noto attraverso un comunicato di avere in programma la messa in opera del primo incubatore tecnologico per lo sviluppo della filiera dell’idrogeno in Italia.

La prima Hydrogen Valley italiana avrà sede come detto, all’interno del Centro Ricerche Enea Casaccia, al civico 301 di via Anguillarese, in un’area ampia più di 100 ettari, che vede impegnati oltre mille ricercatori e dove si trovano infrastrutture e laboratori di ricerca, oltre che una rete autonoma del gas e dell’energia elettrica.

L’idea è nata grazie alla collaborazione con università, istituti di ricerca, associazioni e imprese legate dal comune obiettivo di supportare la transizione energetica e la de-carbonizzazione; oltre che da un investimento del valore 14 milioni di euro da parte della Mission Innovation, il programma internazionale che coinvolge 24 nazioni e la Commissione europea nello sviluppo di energia pulita.

La struttura della Hydrogen Valley

L’Hydrogen Valley sarà composta da una serie di infrastrutture hi-tech che costituiranno l’intera filiera produttiva dell’idrogeno: dalla ricerca alla produzione, dall’accumulo alla distribuzione, fino al suo impiego come materia prima per la realizzazione di combustibili puliti e come vettore energetico.

“Si tratta di una piattaforma polifunzionale, inclusiva, in cui ci occuperemo di idrogeno a 360 gradi, per accelerare ricerca e innovazione e mettere a disposizione dell’industria infrastrutture hi-tech per arrivare a colmare il gap fra scala di laboratorio e industriale”, ha dichiarato Giorgio Graditi, direttore del Dipartimento tecnologie energetiche e fonti rinnovabili di ENEA.

La missione è diminuire la quantità di emissione di CO2 attraverso il maggior impiego del green hydrogen, per noi idrogeno verde, sostenibile al 100% e ricavabile da varie fonti di energia rinnovabile, come i pannelli fotovoltaici o le pale eoliche. Secondo le informazioni diffuse da ENEA, stanno mettendo a punto soluzioni che ne prevedono la produzione biomasse residuali, ossia i rifiuti; abbracciando a pieno il principio dell’economia circolare.

L’energia elettrica sarà, quindi, ricavata attraverso l’utilizzo dell’idrogeno puro e in miscela con gas naturale. Inoltre, all’interno della Valley, verrà impiantata una stazione di rifornimento per veicoli a idrogeno usati dal Centro, come i mezzi per il trasporto delle merci, gli autobus e le automobili, con l’intenzione di mostrare l’importante apporto che questo combustibile può fornire alla de-carbonizzazione nell’ambito della mobilità.

L’idrogeno per il Green Deal

L’idrogeno è il primo elemento presente nella tavola periodica di Mendeleev, contrassegnato con la lettera H, ma mai come in questo ultimo periodo ha suscitato tanto interesse nel settore energetico.

“La crescente attenzione verso l’idrogeno è dovuta ad alcune sue caratteristiche: si tratta di un gas leggero e ad alto contenuto di energia per unità di massa che può essere prodotto su scala industriale ed è più facile da immagazzinare a lungo termine rispetto all’elettricità”, ha chiarito Giulia Monteleone, responsabile del Laboratorio ENEA di Accumulo di energia, batterie e tecnologie per la produzione e l’uso dell’idrogeno. Per poi aggiungere: “Può essere utilizzato per produrre energia ‘pulita’: la sua combustione, infatti, non è associata alla produzione di anidride carbonica e può essere condotta per via elettrochimica in celle a combustibile, con efficienze complessive superiori alla combustione termica e senza l’emissione di ossidi di azoto”.

L’idrogeno potrebbe diventare l’elemento cardine nel raggiungimento Green Deal, ha annunciato la Commissione europea a luglio 2020 diffondendo la sua Hydrogen Strategy, che vede l’Europa diventare il primo continente a impatto zero sul clima nel 2050. Per raggiungere tale obiettivo è stata istituita la European Clean Hydrogen Alliance, costituita da istituzioni pubbliche, aziende e rappresentanti della società civile; tra esse vi è anche ENEA, nelle figure del direttore Giorgio Graditi, come high level representative, e del ricercatore Stephen McPhail, come sherpa.

Giulia Vincenzi

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1 commento

  1. Questa è un’ottima notizia !
    A mio avviso ( non sono cmq uno scienziato ) sembra l’unica fonte rinnovabile che non crei problemi.
    Fotovoltaico devasta l’ambiente a livello di spazio e “visivo” ( a meno di “obbligare” l’installazione degli stessi pannelli sul “tetto” di tutti gli edifici e capannoni ) , i componenti sono poco riciclabili.
    L’eolico è anch’esso devastante per l’ambiente ( tra l’altro con “stragi” di volatili ) , brutto a vedersi ed inoltre le componenti non sono riciclabili ; già negli Stati Uniti ci sono i primi “cimiteri” di pale eoliche , lunghe quanto un campo da calcio , pare che la fibra di vetro con le quali sono costruite non possa essere riutilizzata.
    L’elettrico tanto sbandierato per il quale – detto sottovoce – , nelle batterie il componente più importante è il cobalto , che – vedi te – risiede per 60% nella Repubblica “democratica” del Congo ( seguono molto ma molto distaccate Russia , Australia&C ) e -vedi te – , nell’assordante disinteresse dell’occidente , è stato colonizzato – vedi un po’ te – dalla Cina.
    Diciamo che per le auto ma più banalmente per le batterie degli smartphone ( Apple ed esempio ha interrotto da qualche anno l’approvvigionamento dal Congo per disattese condizioni umanitarie ) o tutto ciò che necessita di una batteria ( svitatore , trapano portatile , eccetera ) , la Cina insomma , su questo ci tiene per le palle.
    Dimenticavo , anche per i monopattini elettrici.

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